TORINO - La Juve non cade, ma neppure vola. È ancora lì, sospesa, come un’onda che non trova la riva. Il pareggio con il Milan racconta di una squadra che continua a vivere di slanci e frenate, di intuizioni e paure, di progressi visibili e fragilità che si ripresentano puntuali, specie in fase difensiva (al netto della rete inviolata, ascrivibile più alla fortuna che a chissà quale accorgimento tattico dopo le tante reti prese nelle ultime uscite). Il pari, contro un Milan brillante e in piena salute, non è da buttare via. Per carità. Ma nemmeno da celebrare. Perché la Juve, oggi, sembra prigioniera del proprio potenziale. Ha qualità, ma mancano le idee, specie dalla trequarti in su. I bianconeri, infatti, hanno il difetto di essere troppo dipendenti dagli acuti di Kenan Yildiz.
Juve, di chi è la colpa
La colpa va ripartita, ma ricade, inevitabilmente, su tutti i centravanti della Juve che, in questo momento, non riescono a ingranare. Stavolta è toccato di nuovo a David farsi carico del peso di un attacco alla disperata ricerca di un faro offensivo. Una ricerca che passa dalle continue rotazioni che Tudor ha messo in atto nelle ultime settimane, senza che nessuno di loro ripagasse la fiducia data con prestazioni all’altezza dei propri nomi. Ecco, il canadese, come nella gara con il Villarreal, si è rivelato il lontano parente di quel centravanti spietato ed energico messosi in luce con la maglia del Lilla. Non a caso, da quelle parti lo chiamavano “Iceman”… Macché: continua ad esserci qualcosa di malinconico, quasi struggente, nel modo in cui vaga per il campo. Non corre, non attacca lo spazio. Non si rende mai utile con una sponda, o prendendo un fallo che possa far rifiatare la squadra. È come se ogni suo movimento fosse il riflesso sbiadito di un’idea che non riesce più a diventare gesto.
David, la frustrazione
E così, anche contro il Milan, la Juventus si è ritrovata con il fantasma del suo centravanti. E non uno qualsiasi, ma quello a cui in estate erano state consegnate le chiavi dell’attacco… Solo passi, tanti, in cerca di un ritmo che non arriva mai. Lo si guarda e si ha l’impressione che giochi contro il tempo, contro se stesso, contro il peso di una maglia che pretende fame e fuoco. L’occasione sprecata a tu per tu con Maignan racconta tutta la sua frustrazione. Se poi la si analizza specie dopo il clamoroso gol mangiato davanti alla porta del Villarreal risulta davvero difficile essere clementi... Tudor lo difende, lo aspetta, come si fa con chi sai che può ancora svegliarsi da un incubo. Ma intanto la Juve ha bisogno di certezze, non di promesse. E il talento canadese, che doveva essere il punto fermo del nuovo corso, resta un punto interrogativo che si trascina dietro ogni azione.
