La Juventus ha evidenziato molti difetti, alcune carenze strutturali della rosa e una generale mancanza di equilibrio. Nonostante ciò, resta a tre punti dalla testa della classifica, in linea con la qualificazione Champions e non ha ancora perso. Non è, quindi, un progetto da buttare, anche se certamente da correggere. C’è tempo e margine per migliorare la Juventus in quella che era e rimane una stagione di transizione. Da salvare, per esempio, c’è l’atteggiamento più maturo della squadra rispetto all’anno scorso. Fattore forse poco percettibile, ma che incide sui risultati: la Juventus rimane sempre in partita, anche quando la mancanza di equilibrio la manda in difficoltà (vedi partite contro Inter e Borussia), c’è la capacità di reagire, di combattere fino all’ultimo minuto. È un elemento da coltivare perché quella maturità di cui sopra aiuti la squadra non solo nei momenti di difficoltà, ma per tutti i novanta minuti e in tutte le situazioni. La Juventus, per esempio, inizia le partite sempre in modo molto aggressivo (forse quella di domenica contro il Milan è l’unica eccezione), con un’attitudine offensiva dalla quale esce una voglia di vincere molto determinata. Quel tipo di spirito che era andato scemando fino quasi a scomparire. Anche in questo caso il lavoro non è finito: l’arrembaggio porta la Juve a perdere l’equilibrio con una fase difensiva assai rivedibile.
Juve, la strada è quella giusta!
Ma la strada è quella giusta: la Juve, soprattutto, a livello europeo deve giocare per vincere e quel tipo di aggressività tattica va solo riequilibrata con un maggiore lavoro sul posizionamento e sui compiti dei singoli, così come sulle marcature preventive. Sulla rosa si è detto già tutto e più volte, ma vale la pena completare l’elenco di ciò che va e ciò che non va sottolineando ancora la mancanza di un centrocampista di qualità e costruzione e della carenza di uomini sulle fasce laterali. Intervenire sul mercato di gennaio sarebbe auspicabile (soprattutto a centrocampo), così come riflettere su un cambio di sistema. Il 3-4-2-1 è affascinante, ma praticarlo senza esterni all’altezza è come fare la carbonara senza le uova. Un 4-3-2-1, forse, sfrutterebbe meglio il materiale umano a disposizione e maschererebbe un poco certi difetti.
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