Serata di scintille all’Allianz Stadium per la “BordoCam” di Dazn, l’inquadratura che racconta la partita dalle panchine. Un Juve-Milan acceso, vissuto centimetro per centimetro sul prato e raccontato attraverso gli sguardi, le parole e i gesti dei due protagonisti delle panchine: Igor Tudor, alla guida della Juventus, e Massimiliano Allegri, tornato a Torino per la prima volta da avversario dopo l’addio turbolento di due stagioni fa. Un duello di nervi, urla e strategie, che mostra come la vera partita — spesso — si giochi più vicino alle linee laterali che al pallone. Prima del fischio d’inizio, un gesto che vale più di mille parole: il primo abbraccio di Allegri è per Kenan Yildiz, il gioiellino che aveva fatto debuttare proprio lui. Subito dopo arriva anche Rabiot, altro ex bianconero oggi al Milan, a salutare affettuosamente il giovane turco. È il lato umano di una sfida che non si riduce al tatticismo.
Allegri, il ritorno da ex tra sorrisi, urla e nostalgia
Allegri si presenta a Torino con il consueto carico di gesti, ironia e tensione. Nel primo tempo ridisegna il Milan a suo modo, passando al 4-3-3 in fase di possesso e chiedendo a Pulisic e Saelemaekers di allargarsi. Vive ogni azione come fosse un esame di ritorno, indicando, sbraitando, scherzando. Dopo l’azione di Gimenez, lo si vede rivolgersi a Leao in panchina: “Se la tiene rasoterra fa gol!”, ripetuto tre volte, con il portoghese che sorride e annuisce. Poi, quando Pulisic sbaglia il rigore, il copione è quello di sempre: Allegri non guarda, scuote la testa e mormora “Lo sapevo, lo sapevo…”. Poco dopo, però, scuote il suo giocatore con un “Dai oh Chris, succede”, segno che il tecnico livornese, nel suo caos apparente, resta maestro di psicologia.