"Juve, nessuna paura. Ma perché dovevo lasciare?"
Lei ha una scuola calcio, segue i giocatori sin da piccolissimi. Ma perché non produciamo più talenti? «Per tanti motivi. Intanto perché i club non hanno coraggio, non danno mai spazio agli italiani. Ci sono una marea di stranieri, anche di basso livello. Ma perché? Ricordo la Primavera del Lecce che ha vinto lo scudetto nel 2023, infarcita di stranieri».
I genitori sono un tappo alla crescita dei ragazzi? «Da una parte sì: tanti pensano di avere Maradona in casa. Questo è un problema per gli istruttori e per gli allenatori. Ma la situazione è molto più complessa: le strutture sono poche e non all’altezza. Tante società sono costrette a dividere i campi in 4 per far allenare tutti. Non ci sono strutture. Per fortuna il Comune di Udine, che ringrazio, ci ha messo nelle condizioni di avere spazi idonei: è una rarità in Italia. Capisco le famiglie: vogliono il meglio per i loro figli e sugli impianti siamo indietro a livello nazionale».
La Nazionale torna a Udine. La andrà a vedere? «Non lo so ancora, il 13 è il mio compleanno e non so quando festeggerò con la mia famiglia. La Figc mi ha invitato: se riesco vado volentieri, la Nazionale ha sempre qualcosa di speciale».
Giusto scendere in campo contro Israele? «Sì, giusto. La politica deve restare fuori dallo sport. Poi, non cambia la sostanza del pensiero di tutti: la guerra in atto ci fa male. Le immagini che vediamo tutti i giorni sono una ferita aperta».
Torniamo alla Juve. Lei è stato vicino due volte al grande salto dall’Udinese. Ha mai avuto paura di non saper gestire le pressioni di una grande squadra? «No, uno nella vita deve avere paura solo quando un medico ti diagnostica una malattia. Il calcio è troppo bello per avere paura. Semplicemente a Udine sono sempre stato bene: ho vissuto i 12 anni di carriera più belli della mia vita, perché dovevo lasciare?».
