Conferenza di vigilia per la Juve, che domani affronterà lo Sporting Lisbona nella quarta giornata di Champions League alla ricerca del primo successo europeo della stagione. A presentare la sfida in sala stampa Luciano Spalletti e il portiere Michele Di Gregorio. Un lungo botta e risposta coi giornalisti che ha dato tanti spunti, ma ha regalato anche qualche sorriso. Soprattutto c'è stato un momento di confusione che ha generato ilarità durante la conferenza bianconera.
Juve, siparietto Spalletti-Di Gregorio
In sala stampa arriva una domanda sulla sfida di domani, e parte il siparietto tra Spalletti e Di Gregorio. Il quesito è: c'è un modo per preparare queste partite non avendo ancora la Juventus vinto neanche una gara in Champions? Ci sarà un po' d'ansia? Il tecnico dice: "Tocca a te. L'ha detto lui: prima Di Gregorio e poi il mister". Il portiere risponde: "Non l'ho sentito... Ma no, a me era solo un saluto, la domanda è per te mister". Il tecnico insiste che a rispondere sia il portiere, e a quel punto Di Gregorio divertito al giornalista: "Mi ripeti la domanda che mi sono perso un attimo?", ridendo. Ripetuta la domanda, il portiere risponde: "Penso che al di fuori dei risultati precedenti le partite qui vanno vinte. Ansia non è una parola che userei per preparare una partita, anzi ci deve essere maggior volontà per arrivare alla prima vittoria in Champions".
La risposta del tecnico
La parola torna a Spalletti: "Intanto è una fortuna giocare la Champions, è la suite del calcio, la lounge del calcio: se il calcio fosse un Grand Hotel, la Champions sarebbe la sua suite. Per giocare questa competizione dobbiamo avere un'idea propria di essere squadra, di cosa vuol dire essere squadra, proteggendo quest'idea con personalità. Si passa da lì: bisogna avere il coraggio di scegliere ciò che vogliamo fare. Di solito si hanno 3 possibilità quando ci si trova davanti ad una cosa: scelta corretta, scelta sbagliata e l'incertezza di che cosa voglio fare. Quella peggiore è l'incertezza, peggio di fare la scelta sbagliata. Non è alibi giocare ogni 3 giorni, la dobbiamo far finita -parlo per i miei calciatori-. Il calcio è questo, si gioca ogni 3 giorni. Non c'è scappatoia, dobbiamo essere curiosi di ciò che troviamo. Sapremo dove portare il discorso se faremo determinate cose".
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