TORINO - Adriano Bonaiuti, in un’intervista al nostro giornale, ha spiegato un dettaglio sui tempi dell’Udinese. Un aneddoto che riassume la cura minuziosa di Luciano Spalletti per ogni aspetto inerente al campo: "Le strutture d’allenamento dell’Udinese non avevano i riflettori. Li fece installare lui, avanzò questa richiesta alla società e venne accontentato: non voleva stare a guardare l’orologio per restare sul campo. A volte ci stavamo ad oltranza: questo è Spalletti". Già. In generale, però, lo racconta l’intera carriera: Udinese, Roma, Zenit, di nuovo Roma, Inter, Napoli, Nazionale e ora la Juventus. Una scalata non comune, per uno che da giocatore non è riuscito a lasciare il segno in egual misura rispetto alla carriera folgorante da allenatore.

Le richieste alla Continassa
Anche alla Continassa si è già distinto, proprio nei dettagli più piccoli. Ad esempio: i tre terreni di gioco del centro sportivo. Si è informato direttamente coi giardinieri su come venisse gestito il taglio dell’erba. Ha chiesto, in questo senso, uniformità: voleva una linea omogenea su tutti e tre i campi. Meno centimetri di altezza dei fili per riuscire a far correre meglio il pallone, da sempre un chiodo fisso di Spalletti. La palla deve viaggiare veloce in allenamento: così tutti sono allenati al controllo, così tutti si adeguano ad una soglia d’attenzione più alta. Le partite, del resto, sono il riflesso del lavoro settimanale ed è lì che Luciano vuole incidere. Sui comportamenti del gruppo ha già avuto voce in capitolo: niente telefono durante i pasti. Un modo per fluidificare le relazioni tra i giocatori e cementare l’intesa dell’intero gruppo. L’unione nella quotidianità si riverbera in campo, per cui l’unico comandamento finora impartito da Spalletti è stato accolto col sorriso dalla squadra. La voglia di stare insieme c’è, a maggior ragione adesso che la Juve sta lentamente rivedendo la luce dopo un periodo di buio pesto.
