Vlahovic rifugio, l'assist è di Spalletti ma il gol deve farlo la Juve: i conti sono presto fatti

Chiellini si mostra possibilista sul futuro dell'attaccante bianconero e il tempo è alleato di Dusan: i retroscena e i rischi sui negoziati dopo mesi di gelo

Luciano Spalletti la palla in profondità l’ha messa. Un assist al bacio, una vera e propria caramella da scartare. Proprio con la stessa qualità e naturalezza dei registi che ha allenato in carriera: da Pizarro a Brozovic, passando per Paredes e Lobotka. Ha visto un corridoio aperto, un varco da sfruttare e col pretesto dell’armonia di gruppo da ritrovare ha saputo meglio di chiunque rimettere i rapporti in carreggiata. Sì, ora Dusan Vlahovic e la Juve devono solo fare gol. Non proprio un dettaglio in questo momento dalle parti della Continassa, ma finora era sempre mancato il play. Il collante che agevolasse un dialogo interrotto, congelato da tempo e fino a data da destinarsi. L’attualità, rispetto alle turbolenze estive, racconta questo: Vlahovic e la Juve hanno la reciproca volontà di parlarsi, di chiarirsi, di provare a capire se ci siano ancora le possibilità di cucire. Di indirizzare il domani in una maniera diversa. I meriti per questa svolta sono da ricercare da entrambe le parti. Partendo, ovviamente, da Dusan, oggi investito della carica di salvatore della patria del reparto offensivo.

Flop Openda e David

Non è un mistero che Damien Comolli si aspettasse molto di più da Jonathan David. E pure da Lois Openda, che ha la sola attenuante di essere arrivato al J Medical a poche ore dalla chiusura del mercato. Il loro contributo alla causa finora è stato miserrimo. Così, prima Tudor e adesso Spalletti, si sono dovuti rifugiare in Vlahovic. Più forte, più sereno, più centrato. Chi l’ha visto nelle ultime settimane, anche in allenamento, ha constatato la fame del serbo. La stessa che gli ha permesso di uscire con gli applausi dal Bernabeu, per esempio: sì, il gol sbagliato davanti a Courtois pesa, ma la prestazione è di quelle da ricordare. Come contro Udinese, Cremonese e Sporting. Dusan è rinato nell’atteggiamento e nel coinvolgimento e la Juve sicuramente apprezza lo spirito: poteva tirare i remi in barca, ragionando in maniera conservativa in vista della prossima finestra di mercato e concentrando le energie sui Mondiali, invece sta lavorando a testa bassa per aiutare la squadra. A costo pure di essere meno lucido sotto porta: è proprio l’attitudine che fa innamorare gli allenatori.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

Le parole di Spalletti e Vlahovic

Le parole di Spalletti pre-Sporting hanno una funzione terapeutica nei rapporti col club: «Ho parlato con Dusan, sarebbe felicissimo di restare qua. Non si fa impensierire dal fatto di essere in scadenza, vuole giocare a calcio e a Cremona ha dato una risposta splendida». Un passaggio filtrante. E Vlahovic, spalle alla porta e anche al muro, dovrà in qualche modo reagire. Dopo lo Sporting le considerazioni in tv sono state molto più soft, anche per permettergli di giocare la sua partita al tavolo di Comolli: «Futuro? Si, ne abbiamo parlato con Spalletti. Ma il mio unico pensiero adesso è la partita col Toro, che sarà difficile». Appunto, con Spalletti, il poliziotto buono della vicenda. Anche Chiellini, sul futuro bianconero di Vlahovic, ha preso posizione: «Da nessuna delle due parti c’è una porta chiusa, vedremo se ci sarà modo di trovare un accordo». Pensieri della società, che pubblicamente non può far altro che dimostrare una sintonia con Vlahovic, di gran lunga il più in palla in questo periodo. La verità, però, è che le due parti non parlano ancora la stessa lingua: la Juve non intende dare futuro all’attuale contratto di Dusan, pesantissimo per le casse (più di 22 milioni all’anno) e ingombrante pure in relazione ai gol fatti, che sono ancora troppo pochi (6 in 14 presenze).

Vlahovic, a decidere è la Juve

Vlahovic, a 25 anni, vuole continuare ad attuare la stessa strategia: a Torino sta benissimo, ma con questo rendimento le pretendenti avanzeranno. Così intende mantenere questo vantaggio sulla Juve in sede di trattativa. Per il serbo il quadro è chiaro: rimanere è una possibilità aperta, ma non con un ridimensionamento economico. Con un piccolo sacrificio sì, con un maxi taglio all’ingaggio no. Più continuerà a giocare così, più avrà forza nei negoziati. Più la Juve rimanda il tavolo, più i rischi di perderlo a zero aumenteranno a dismisura. Spalletti indossa la maglia del club, in questa partita, perché sa quanto questo Vlahovic faccia comodo in casa e non da avversario. Ma non potrà fare tutto Luciano: l’assist è stato suo, il gol devono farlo loro.

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Luciano Spalletti la palla in profondità l’ha messa. Un assist al bacio, una vera e propria caramella da scartare. Proprio con la stessa qualità e naturalezza dei registi che ha allenato in carriera: da Pizarro a Brozovic, passando per Paredes e Lobotka. Ha visto un corridoio aperto, un varco da sfruttare e col pretesto dell’armonia di gruppo da ritrovare ha saputo meglio di chiunque rimettere i rapporti in carreggiata. Sì, ora Dusan Vlahovic e la Juve devono solo fare gol. Non proprio un dettaglio in questo momento dalle parti della Continassa, ma finora era sempre mancato il play. Il collante che agevolasse un dialogo interrotto, congelato da tempo e fino a data da destinarsi. L’attualità, rispetto alle turbolenze estive, racconta questo: Vlahovic e la Juve hanno la reciproca volontà di parlarsi, di chiarirsi, di provare a capire se ci siano ancora le possibilità di cucire. Di indirizzare il domani in una maniera diversa. I meriti per questa svolta sono da ricercare da entrambe le parti. Partendo, ovviamente, da Dusan, oggi investito della carica di salvatore della patria del reparto offensivo.

Flop Openda e David

Non è un mistero che Damien Comolli si aspettasse molto di più da Jonathan David. E pure da Lois Openda, che ha la sola attenuante di essere arrivato al J Medical a poche ore dalla chiusura del mercato. Il loro contributo alla causa finora è stato miserrimo. Così, prima Tudor e adesso Spalletti, si sono dovuti rifugiare in Vlahovic. Più forte, più sereno, più centrato. Chi l’ha visto nelle ultime settimane, anche in allenamento, ha constatato la fame del serbo. La stessa che gli ha permesso di uscire con gli applausi dal Bernabeu, per esempio: sì, il gol sbagliato davanti a Courtois pesa, ma la prestazione è di quelle da ricordare. Come contro Udinese, Cremonese e Sporting. Dusan è rinato nell’atteggiamento e nel coinvolgimento e la Juve sicuramente apprezza lo spirito: poteva tirare i remi in barca, ragionando in maniera conservativa in vista della prossima finestra di mercato e concentrando le energie sui Mondiali, invece sta lavorando a testa bassa per aiutare la squadra. A costo pure di essere meno lucido sotto porta: è proprio l’attitudine che fa innamorare gli allenatori.

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Vlahovic rifugio, l'assist è di Spalletti ma il gol deve farlo la Juve: i conti sono presto fatti
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