Openda e David a secco, Spalletti li rilancia così: l'unico merito finora è stato...Vlahovic

Sono arrivati alla Juve per accompagnare Dusan alla porta, ma i rispettivi impatti hanno prodotto il risultato opposto: come vuole rivitalizzarli il nuovo allenatore

TORINO - A Torino, c’è chi si è fatto strada nel pantano dell’insoddisfazione, con pazienza, lavorando giorno dopo giorno senza curarsi di chi - comprensibilmente spazientito - non gli dava più una lira; e chi, invece, continua a brancolare nel buio più totale. Da una parte Dusan Vlahovic, il reietto bianconero eletto nuovamente a re, dopo i fischi della gara inaugurale dello Stadium con la Next Gen; dall’altra Openda e David, gli ultimi arrivati, scivolati ormai in una zona grigia, a cavallo tra l’attesa e la paura. Un paradosso mica da ridere… Sì, perché i tifosi juventini vedevano in loro la soluzione a ogni male. Due volti nuovi, arrivati alla Juventus per panchinare definitivamente a suon di gol il serbo, destinato - almeno fino a qualche settimana fa - a dire addio a fine stagione. Macché: se Dusan è riuscito a riprendersi prepotentemente la maglia da titolare, al netto di un futuro dai mille punti interrogativi, è proprio in virtù della sterilità di chi avrebbe dovuto rubargli il posto.

Juve, che flop Openda e David!

Inconcludenti, appannati, incerti: David e Openda hanno passato gli ultimi tre mesi a correre senza mai trovare un perché. Come se il campo parlasse una lingua che non comprendono più. I numeri, in questo senso, sono impietosi: un anno fa tra campionato e Champions League insieme avevano messo a referto già 16 gol e 12 assist. Oggi, dopo tre mesi di Juve, possono contare su una sola marcatura, quella di David nella gara di esordio con il Parma. Poi il nulla. L’unico contributo significativo - se vogliamo - risiede nell’aver riavvicinato Dusan e i vertici societari, che iniziano a chiedersi se non sia il caso di risedersi a un tavolo per parlare di rinnovo. Una missione quasi impossibile, se consideriamo le pieghe estive del rapporto tra Vlahovic e la Juventus, che ha sperato fino all’ultimo giorno di mercato di liberarsene per fare spazio a Kolo Muani. Le ragioni sono diverse, e non coincidono - almeno non del tutto - con i rispettivi tassi tecnici.

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Juve, perché gli attaccanti segnano poco

Se la Juventus fin qui ha segnato a fatica è soprattutto in virtù dell’identità di gioco fragile, singhiozzante e prevedibile che ha accompagnato i bianconeri in questi primi mesi stagionali. Con Tudor alla guida, la squadra non sembrava in grado di trovare soluzioni offensive che prescindessero dalla classe di Yildiz. Gli attaccanti, pur sbattendosi spalle alla porta, ricevevano pochissimi palloni, scomparendo via via dai radar nel corso della partita. Un altro elemento va ricercato poi nelle rotazioni: il tecnico croato ha ridisegnato più volte l’assetto offensivo, promuovendone e bocciandone gli interpreti di settimana in settimana senza una logica ben precisa. Il peggiore degli scenari possibili per un attaccante che per incidere ha bisogno di respirare una parvenza di continuità - come del resto ha fatto intendere lo stesso Vlahovic nel post gara di Juve-Sporting - specie se arrivi da un altro paese e devi adattarti ai ritmi e all’intensità della Serie A. Questi aspetti, comunque, non scagionano gli impatti di Openda e David. Il primo, oltre ad essere indietro a livello di condizione fisica, fin qui ha dimostrato di dover lavorare tantissimo sul piano tattico; le incertezze del canadese, invece, sembrano più che altro psicologiche. L’ex Lilla - tutto sommato - si muove bene in campo, facendosi trovare spesso al posto giusto nel momento giusto. Gli manca però la giusta dose di risolutezza nella conclusione in porta, nell’ultimo passaggio... Quella freddezza con cui si è guadagnato il soprannome di “Iceman”. Spalletti li vuole ritrovare, uno attraverso il gioco, l’altro attraverso la testa. Li considera parte del futuro, non un peso del presente. E la Juventus è con lui: nessuna cessione a gennaio, solo la volontà di rimetterli in moto. Perché per Openda e David, a Torino, tutto deve ancora davvero cominciare.

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TORINO - A Torino, c’è chi si è fatto strada nel pantano dell’insoddisfazione, con pazienza, lavorando giorno dopo giorno senza curarsi di chi - comprensibilmente spazientito - non gli dava più una lira; e chi, invece, continua a brancolare nel buio più totale. Da una parte Dusan Vlahovic, il reietto bianconero eletto nuovamente a re, dopo i fischi della gara inaugurale dello Stadium con la Next Gen; dall’altra Openda e David, gli ultimi arrivati, scivolati ormai in una zona grigia, a cavallo tra l’attesa e la paura. Un paradosso mica da ridere… Sì, perché i tifosi juventini vedevano in loro la soluzione a ogni male. Due volti nuovi, arrivati alla Juventus per panchinare definitivamente a suon di gol il serbo, destinato - almeno fino a qualche settimana fa - a dire addio a fine stagione. Macché: se Dusan è riuscito a riprendersi prepotentemente la maglia da titolare, al netto di un futuro dai mille punti interrogativi, è proprio in virtù della sterilità di chi avrebbe dovuto rubargli il posto.

Juve, che flop Openda e David!

Inconcludenti, appannati, incerti: David e Openda hanno passato gli ultimi tre mesi a correre senza mai trovare un perché. Come se il campo parlasse una lingua che non comprendono più. I numeri, in questo senso, sono impietosi: un anno fa tra campionato e Champions League insieme avevano messo a referto già 16 gol e 12 assist. Oggi, dopo tre mesi di Juve, possono contare su una sola marcatura, quella di David nella gara di esordio con il Parma. Poi il nulla. L’unico contributo significativo - se vogliamo - risiede nell’aver riavvicinato Dusan e i vertici societari, che iniziano a chiedersi se non sia il caso di risedersi a un tavolo per parlare di rinnovo. Una missione quasi impossibile, se consideriamo le pieghe estive del rapporto tra Vlahovic e la Juventus, che ha sperato fino all’ultimo giorno di mercato di liberarsene per fare spazio a Kolo Muani. Le ragioni sono diverse, e non coincidono - almeno non del tutto - con i rispettivi tassi tecnici.

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Juve, perché gli attaccanti segnano poco