Ha finito allenamento da poco. Ma non basta il campo, ad un giocatore che ambisce al top. Anche il recupero è importante: massaggi e crioterapia, poi il pranzo e alla fine Francisco Conceiçao trova un momento per una bella chiacchierata. È un ragazzo semplicissimo: un bel sorriso stampato sul volto, un po’ di sana timidezza, ma anche tanta voglia di aprire il cuore tra passato, presente e futuro. Indossa una tuta che potrebbe contenere pure un altro Conceiçao, magari uno dei suoi tre fratelli. Prima di prendere la parola, si scusa: «Non parlo ancora bene l’italiano». In meno di un anno e mezzo alla Juve, invece, si esprime quasi da madrelingua. Perché in Italia, no, non si sente di passaggio. Vuole mettere radici, dopo che la società ha scelto di puntare su di lui in estate. Chico sperava in questa svolta, ha aspettato la Juve, si è augurato di tornare alla Continassa. Si sente al parco giochi, ma ha lo sguardo di chi avverte il dovere di dimostrare ancora tanto.

Chico Conceiçao, domani c’è il derby contro il Toro.
«Stiamo provando ad assimilare le nuove idee di Spalletti. Penso che stiamo facendo un buon lavoro, abbiamo iniziato bene. Ora dobbiamo vincere le partite».
Cosa significa il derby per lei?
«Sarà importante, dobbiamo vincere, vale più di 3 punti. C’è una storia dietro questa partita. Il mio derby della vita è Porto-Benfica, io poi sono cresciuto calcisticamente nello Sporting perché quando mio padre aveva smesso di giocare siamo andati a vivere a Lisbona. Martedì mi fischiavano perché ho giocato nel Porto, che è sempre stata la squadra del mio cuore».
Qualche tifoso del Toro la sta sfottendo un po’ in vista del derby?
«Capisco la rivalità dei tifosi, ma non ho avuto alcun rapporto coi tifosi del Toro. Speriamo di vincere, magari con un mio gol».
Avete cambiato allenatore da qualche giorno. Cosa state facendo di diverso da prima?
«Il mister sta cercando di creare un legame stretto con noi, abbiamo analizzato con lui quello che non stavamo facendo bene. Ora vogliamo avere la palla, abbiamo tanta qualità, a volte non l’abbiamo espressa. Stiamo provando a giocare».
