Conceicao esclusivo: "Con Spalletti per vincere derby e Scudetto. Cristiano Ronaldo mi dice che alla Juve..."

L'intervista al talento bianconero: "La sfida al Torino vale più di tre punti come quella tra la squadra del mio cuore, il Porto, contro il Benfica. Non mi avete ancora visto al top"

Ha finito allenamento da poco. Ma non basta il campo, ad un giocatore che ambisce al top. Anche il recupero è importante: massaggi e crioterapia, poi il pranzo e alla fine Francisco Conceiçao trova un momento per una bella chiacchierata. È un ragazzo semplicissimo: un bel sorriso stampato sul volto, un po’ di sana timidezza, ma anche tanta voglia di aprire il cuore tra passato, presente e futuro. Indossa una tuta che potrebbe contenere pure un altro Conceiçao, magari uno dei suoi tre fratelli. Prima di prendere la parola, si scusa: «Non parlo ancora bene l’italiano». In meno di un anno e mezzo alla Juve, invece, si esprime quasi da madrelingua. Perché in Italia, no, non si sente di passaggio. Vuole mettere radici, dopo che la società ha scelto di puntare su di lui in estate. Chico sperava in questa svolta, ha aspettato la Juve, si è augurato di tornare alla Continassa. Si sente al parco giochi, ma ha lo sguardo di chi avverte il dovere di dimostrare ancora tanto.


Chico Conceiçao, domani c’è il derby contro il Toro. 
«Stiamo provando ad assimilare le nuove idee di Spalletti. Penso che stiamo facendo un buon lavoro, abbiamo iniziato bene. Ora dobbiamo vincere le partite». 
 
Cosa significa il derby per lei? 
«Sarà importante, dobbiamo vincere, vale più di 3 punti. C’è una storia dietro questa partita. Il mio derby della vita è Porto-Benfica, io poi sono cresciuto calcisticamente nello Sporting perché quando mio padre aveva smesso di giocare siamo andati a vivere a Lisbona. Martedì mi fischiavano perché ho giocato nel Porto, che è sempre stata la squadra del mio cuore».

Qualche tifoso del Toro la sta sfottendo un po’ in vista del derby? 
«Capisco la rivalità dei tifosi, ma non ho avuto alcun rapporto coi tifosi del Toro. Speriamo di vincere, magari con un mio gol». 
 
Avete cambiato allenatore da qualche giorno. Cosa state facendo di diverso da prima? 
«Il mister sta cercando di creare un legame stretto con noi, abbiamo analizzato con lui quello che non stavamo facendo bene. Ora vogliamo avere la palla, abbiamo tanta qualità, a volte non l’abbiamo espressa. Stiamo provando a giocare».

 

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

Il passaggio Tudor-Spalletti

Cosa potevate fare meglio con Tudor? 
«Potevamo fare di più nella striscia di partite che non abbiamo vinto. La colpa non era solo dell’allenatore, noi avevamo tante responsabilità. Quando non vinci e sei un giocatore della Juve l’ambiente diventa pesante, ma se siamo qui dobbiamo essere pronti». 
 
Tudor è il secondo allenatore a pagare per tutti nel giro di pochi mesi, dopo Thiago Motta. 
«Abbiamo sbagliato più cose, è una somma di tanti aspetti. Ci siamo guardati allo specchio, nello spogliatoio abbiamo parlato tanto. Noi andiamo in campo, ora dobbiamo lavorare con Spalletti». 
 
Il primo ad aver sdoganato la parola scudetto. Ma voi ne avevate mai parlato? 
«Sì, certo, quando sei alla Juve devi lottare per tutto. Qui devi lottare per i titoli». 
 
Ha già parlato singolarmente con Spalletti? 
«Sì, abbiamo parlato di come mi sento e come mi trovo. Sappiamo che è un allenatore che ha vinto, ha già dimostrato di essere bravo. Speriamo ci possa davvero aiutare». 
 
Qual è il suo ruolo? 
«Mi sento meglio da esterno alto a destra. Con Tudor ho giocato più centrale: all’inizio non mi sentivo così a mio agio, poi mi sono trovato meglio. Un po’ il mister mi ha cambiato in positivo: sono molto competitivo, se vuoi crescere devi adattarti anche in altre posizioni». 
 
Cosa sta riuscendo a trasmettervi Spalletti? 
«Alla Juve si lotta per vincere, sì, ma dobbiamo anche giocare bene. A me piace questo: dobbiamo avere la palla, lui ha fatto rendere di più tanti giocatori. Spero possa migliorare anche me». 
 
Suo padre Sergio le ha parlato del nuovo allenatore? 
«Era contento che fosse arrivato qui: mi ha detto che è un grande».

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I consigli di Cristiano Ronaldo

Che lavoro fate nei settori giovanili in Portogallo? Perché riuscite a creare tanti giocatori tecnici? Abbiamo visto la qualità dello Sporting. 
«Perché in Portogallo, ad un certo punto, tra il fisico e la tecnica scelgono la tecnica. In Italia si fa il contrario. Ti dà dei vantaggi subito, ma in futuro ti toglie tanto. Qui avrei fatto fatica ad emergere, sarebbe stato più complicato diventare un giocatore della Juve». 
 
Cosa manca per vedere il miglior Conceiçao? 
«Posso dare molto di più, ho tanto da dimostrare. Non ho fatto male, ma non ho ancora fatto ciò di cui sono capace. Gol e assist creano l’esatta differenza tra un buon giocatore e uno di livello top: questa è la strada che voglio seguire, puoi essere tra i migliori solo se quei numeri crescono». 
 
Recentemente ha parlato di Juve con Cristiano Ronaldo? 
«Sì, mi piace parlare con lui. Imparo molto, Cristiano qui è stato benissimo. Mi dice sempre: “Sei in un grandissimo club, ma quando non vinci le pressioni aumentano”». 
 
Quest’anno i suoi nuovi compagni stanno facendo fatica ad emergere. Perché? 
«Hanno qualità che hanno già fatto vedere in altri campionati. Dobbiamo solo aspettarli, qui in Italia è più difficile per un attaccante. E anche per giocatori che sappiano dribblare. A me piace saltare l’uomo, ma solo con l’obiettivo di pungere gli avversari. Qui ti raddoppiano sempre, è molto complicato. Ma chi dribbla sa distinguersi».
 
A chi si è ispirato in questo particolare? 
«Cristiano Ronaldo, Messi e Neymar, ma di giocatori così ce ne sono sempre meno».

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Papà Sergio e il momento di Vlahovic

Facciamo un salto che ci proietti fino al termine della stagione. Lei sarebbe contento se...? 
«A livello di squadra se vincessimo lo scudetto. Allora saremmo soddisfatti, sì. Personalmente devo migliorare gol e assist: è quello che mi può portare al top». 
 
Spesso quando cade o viene fermato da un avversario le sue facce sono molto sofferenti. Per quale motivo? 
«Semplicemente perché vivo il calcio intensamente come faceva mio padre. Le emozioni sono tutte dentro la partita, in campo mi trasformo, fuori sono più tranquillo». 
 
A proposito di suo padre, adesso quando affronta il Milan vive una voglia di riscatto per lui, per com’è finita in rossonero? 
«Io tifo sempre per mio padre, ma quel che è successo è successo. Si guarda avanti. Contro di lui non ho ancora mai giocato, nemmeno l’anno scorso che ero infortunato al flessore». 
 
Cosa si prova ad essere un suo giocatore? 
«All’inizio era molto difficile, ma in Portogallo non parlavano mai del nostro rapporto perché in campo facevo bene». 
 
Se un giorno Sergio dovesse diventare l’allenatore della Juve, lei cosa penserebbe? 
«Perfetto (ride, ndr). È un grande allenatore, so quanto vale: sono arrivato in Nazionale grazie a lui. Se sono qui lo devo al percorso con lui. Era molto duro con me, soprattutto fuori dal campo: sa quanto sia importante la vita fuori. Mi aiutava a curare alimentazione e recupero, è stato un grande esempio».

Questo è il momento di Vlahovic. Come lo vede? È cambiato rispetto all’estate? 
«Ha una grande voglia di far bene, mi piace tanto. Ha tutto per aiutarci coi gol, da parte mia voglio aiutarlo con gli assist. Lo vedo come al solito, si è sempre allenato molto bene». 
 
Come si trova a Torino? 
«Qui sento sempre il dovere di meritare la Juve. Sto lavorando per arrivare a vivere momenti migliori».

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Ha finito allenamento da poco. Ma non basta il campo, ad un giocatore che ambisce al top. Anche il recupero è importante: massaggi e crioterapia, poi il pranzo e alla fine Francisco Conceiçao trova un momento per una bella chiacchierata. È un ragazzo semplicissimo: un bel sorriso stampato sul volto, un po’ di sana timidezza, ma anche tanta voglia di aprire il cuore tra passato, presente e futuro. Indossa una tuta che potrebbe contenere pure un altro Conceiçao, magari uno dei suoi tre fratelli. Prima di prendere la parola, si scusa: «Non parlo ancora bene l’italiano». In meno di un anno e mezzo alla Juve, invece, si esprime quasi da madrelingua. Perché in Italia, no, non si sente di passaggio. Vuole mettere radici, dopo che la società ha scelto di puntare su di lui in estate. Chico sperava in questa svolta, ha aspettato la Juve, si è augurato di tornare alla Continassa. Si sente al parco giochi, ma ha lo sguardo di chi avverte il dovere di dimostrare ancora tanto.


Chico Conceiçao, domani c’è il derby contro il Toro. 
«Stiamo provando ad assimilare le nuove idee di Spalletti. Penso che stiamo facendo un buon lavoro, abbiamo iniziato bene. Ora dobbiamo vincere le partite». 
 
Cosa significa il derby per lei? 
«Sarà importante, dobbiamo vincere, vale più di 3 punti. C’è una storia dietro questa partita. Il mio derby della vita è Porto-Benfica, io poi sono cresciuto calcisticamente nello Sporting perché quando mio padre aveva smesso di giocare siamo andati a vivere a Lisbona. Martedì mi fischiavano perché ho giocato nel Porto, che è sempre stata la squadra del mio cuore».

Qualche tifoso del Toro la sta sfottendo un po’ in vista del derby? 
«Capisco la rivalità dei tifosi, ma non ho avuto alcun rapporto coi tifosi del Toro. Speriamo di vincere, magari con un mio gol». 
 
Avete cambiato allenatore da qualche giorno. Cosa state facendo di diverso da prima? 
«Il mister sta cercando di creare un legame stretto con noi, abbiamo analizzato con lui quello che non stavamo facendo bene. Ora vogliamo avere la palla, abbiamo tanta qualità, a volte non l’abbiamo espressa. Stiamo provando a giocare».

 

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Conceicao esclusivo: "Con Spalletti per vincere derby e Scudetto. Cristiano Ronaldo mi dice che alla Juve..."
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