Pagina 2 | Yildiz come Kvaratskhelia, ma non solo. Il piano di Spalletti è chiaro: cosa si aspetta dal 10

TORINO - "Se Dante avesse potuto mettermi in uno dei suoi gironi, sarei finito tra gli orgogliosi". Così Spalletti - che da buon certaldese qual è, non perde occasione per rifarsi all’immaginario del più grande poeta toscano di tutti i tempi - a margine di una delle tante conferenze stampa a cui ha preso parte nel corso della sua carriera. Una frase delle sue, pronunciata ridendo, come si fa quando si confessa un vizio che in fondo si è imparato ad accettare. Eppure, nelle sue prime mattinate bianconere, l’orgoglio ha scelto di lasciarlo fuori dal cancello della Continassa. L’ex ct azzurro è entrato nel mondo Juventus in punta di piedi, con quella curiosità ruvida e antica di chi vuole capire prima di comandare. Emblematica, in questo senso, la clip di Cremona che ha visto il tecnico confrontarsi con Mattia Perin durante la gara con la squadra di Nicola, per capire chi mandare in campo nel finale.

E così, invece di imporre erga omnes i suoi principi calcistici, ha scelto un gesto semplice ed efficace: sedersi davanti a Kenan Yildiz per chiedergli dov’è che si senta più a suo agio in campo. Come del resto aveva già confessato prima dell’ultima sfida di Champions: "Un buon punto di partenza per qualsiasi persona è domandare all’altro dove si trova bene e cosa vorrebbe sentirsi dire e cosa gli piacerebbe io facessi per lui. Quando glielo si domanda, lui dice che gli piace interpretarla un po’ quella posizione di centro-sinistra o spigolo sulla fascia: vanno bene entrambe, perché lui è bravo da seconda punta, ma anche da esterno".

Le varianti tattiche

Nessun capriccio tattico , s’intenda - il turco è rimasto piacevolmente sorpreso dall’apertura al dialogo di Luciano - ma il primo passo per farsi instradare verso l’exploit definitivo, dopo le ultime gare tra luci e ombre. La sua centralità nel progetto bianconero è fuori dubbio. Ed è per questo che Spalletti vuole rendere Yildiz il più versatile possibile, sia che si giochi con il 3-5-1-1 o con il suo assetto preferito, il 4-3-3. Nel primo caso, il tecnico lo vede benissimo nel ruolo di seconda punta, alle spalle di uno tra Vlahovic e David. In quella posizione - anarchica il giusto - Yildiz avrebbe la possibilità di venire incontro per legare il gioco e di svariare - contemporaneamente - su tutto il fronte offensivo. Una variante più cauta - se vogliamo - da proporre contro le formazioni più temibili. Quelle che producono di più a livello offensivo.

Nel 4-3-3, invece, Kenan si troverebbe a galleggiare sulla corsia di sinistra, con compiti simili a quelli che Kvicha Kvaratskhelia ricopriva al Napoli sotto la sua gestione. In quel caso, però, nessun trattamento di favore: il turco, esattamente come il resto dei compagni, sarebbe chiamato ad aiutare la squadra in fase di non possesso, abbassandosi a ridosso dell’area di rigore bianconera, per poi ripartire in campo aperto con uscite rapide e codificate. Ed è qui che poggia uno dei principi della sua gestione: riuscire a conferire al gruppo squadra bianconero un’identità di gioco chiara ed efficace, che possa prescindere dagli interpreti in campo. Yildiz compreso.

 

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Yildiz, cosa cambia da Tudor a Spalletti

Se la Juventus è incappata anche quest’anno nella solita penuria realizzativa, è specialmente in virtù di un roster di soluzioni offensive limitato e prevedibile. Con Tudor - a cui va dato comunque atto di aver aiutato il turco a sgrezzarsi, specialmente nel corso del Mondiale per Club - non c’era potenziale azione da gol che prescindesse dalle intuizioni di Yildiz. Quando i bianconeri recuperavano palla, avevano il compito di innescare nel minor tempo possibile il turco. Il risultato? Le difese avversarie si sono attrezzate di conseguenza, raddoppiando (e in alcuni casi triplicando) la marcatura su Yildiz, pur di sopprimerne l’estro. E lui, poco a poco - complice un ginocchio che continua a dargli noia - ha finito per spegnersi.

Yildiz più leggero a livello mentale

Per Spalletti, la chiave di volta sta tutta dunque in un minor coinvolgimento tattico. Sia chiaro, non vuole deresponsabilizzarlo, ma alleggerirlo, soprattutto a livello mentale. Solo così potrà continuare a crescere con continuità. Spalletti non gli chiede di essere il salvatore della patria, ma una freccia in più in un arco già ben assortito. Un interprete libero dentro un sistema riconoscibile, dove talento e collettivo possano convivere senza escludersi.

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Vlahovic recupera, Conceiçao sfida McKennie: le ultime in vista di Juve-Torino

Continuità. Nell’approccio come nell’assetto in campo. Spalletti non sembra ancora intenzionato a mettere mano al solito 3-4-2-1. Le risposte dei bianconeri contro Cremonese e Sporting sono state incoraggianti. Dunque, almeno per il momento, si andrà avanti sulla stessa linea, anche perché il valore simbolico della gara con il Torino non concede il lusso della sperimentazione. Niente difesa a 4, dunque, con Koopmeiners che dovrebbe essere riconfermato nella linea a 3 al fianco di Gatti e Kalulu. A centrocampo Locatelli e Thuram - dopo i crampi del finale di gara di Champions - hanno recuperato al meglio e si candidano per una maglia da titolare. Sulle corsie spazio a Cambiaso - pronto a essere dirottato nuovamente a destra - e Kostic, che ha disputato giusto una ventina di minuti in Champions.

Sulla trequarti riecco Yildiz, al fianco di uno tra Conceiçao e McKennie con quest’ultimo leggermente favorito. Per l’americano sarebbe la quinta gara di fila da titolare, a riprova di quanto Spalletti lo ritenga essenziale. Il suo coinvolgimento, infatti, permette alla Juve di cambiare assetto di gioco in corsa, dal momento che può agire in tutte le zone del campo dalla mediana in su. Davanti David insidia Vlahovic, che ha chiesto il cambio nel finale di Champions per un dolore al flessore. Nulla di grave. Il serbo ieri mattina ha preso parte alla seduta di allenamento insieme al resto del gruppo squadra, ad eccezione dei lungodegenti, tra cui Bremer, Milik, Cabal e Kelly che hanno lavorato a parte. Il centrale inglese è ancora alle prese con l’affaticamento muscolare alla coscia che l’ha tenuto lontano dal campo negli ultimi due incontri tra Serie A e Champions. Malgrado l’ottimismo iniziale, la Juventus ha scelto la via della prudenza, per permettere a Kelly di recuperare con calma nel corso della sosta per le nazionali, a margine della quale dovrebbe tornare a disposizione anche Juan Cabal. 

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