TORINO - "Se Dante avesse potuto mettermi in uno dei suoi gironi, sarei finito tra gli orgogliosi". Così Spalletti - che da buon certaldese qual è, non perde occasione per rifarsi all’immaginario del più grande poeta toscano di tutti i tempi - a margine di una delle tante conferenze stampa a cui ha preso parte nel corso della sua carriera. Una frase delle sue, pronunciata ridendo, come si fa quando si confessa un vizio che in fondo si è imparato ad accettare. Eppure, nelle sue prime mattinate bianconere, l’orgoglio ha scelto di lasciarlo fuori dal cancello della Continassa. L’ex ct azzurro è entrato nel mondo Juventus in punta di piedi, con quella curiosità ruvida e antica di chi vuole capire prima di comandare. Emblematica, in questo senso, la clip di Cremona che ha visto il tecnico confrontarsi con Mattia Perin durante la gara con la squadra di Nicola, per capire chi mandare in campo nel finale.
E così, invece di imporre erga omnes i suoi principi calcistici, ha scelto un gesto semplice ed efficace: sedersi davanti a Kenan Yildiz per chiedergli dov’è che si senta più a suo agio in campo. Come del resto aveva già confessato prima dell’ultima sfida di Champions: "Un buon punto di partenza per qualsiasi persona è domandare all’altro dove si trova bene e cosa vorrebbe sentirsi dire e cosa gli piacerebbe io facessi per lui. Quando glielo si domanda, lui dice che gli piace interpretarla un po’ quella posizione di centro-sinistra o spigolo sulla fascia: vanno bene entrambe, perché lui è bravo da seconda punta, ma anche da esterno".
Le varianti tattiche
Nessun capriccio tattico , s’intenda - il turco è rimasto piacevolmente sorpreso dall’apertura al dialogo di Luciano - ma il primo passo per farsi instradare verso l’exploit definitivo, dopo le ultime gare tra luci e ombre. La sua centralità nel progetto bianconero è fuori dubbio. Ed è per questo che Spalletti vuole rendere Yildiz il più versatile possibile, sia che si giochi con il 3-5-1-1 o con il suo assetto preferito, il 4-3-3. Nel primo caso, il tecnico lo vede benissimo nel ruolo di seconda punta, alle spalle di uno tra Vlahovic e David. In quella posizione - anarchica il giusto - Yildiz avrebbe la possibilità di venire incontro per legare il gioco e di svariare - contemporaneamente - su tutto il fronte offensivo. Una variante più cauta - se vogliamo - da proporre contro le formazioni più temibili. Quelle che producono di più a livello offensivo.
Nel 4-3-3, invece, Kenan si troverebbe a galleggiare sulla corsia di sinistra, con compiti simili a quelli che Kvicha Kvaratskhelia ricopriva al Napoli sotto la sua gestione. In quel caso, però, nessun trattamento di favore: il turco, esattamente come il resto dei compagni, sarebbe chiamato ad aiutare la squadra in fase di non possesso, abbassandosi a ridosso dell’area di rigore bianconera, per poi ripartire in campo aperto con uscite rapide e codificate. Ed è qui che poggia uno dei principi della sua gestione: riuscire a conferire al gruppo squadra bianconero un’identità di gioco chiara ed efficace, che possa prescindere dagli interpreti in campo. Yildiz compreso.