Le tre parole più importanti di Spalletti, focus attacco Juve, le possibili variazioni. Su Yildiz...

L'analisi del tecnico dopo il pareggio nel derby contro il Toro: "Non abbiamo avuto la fantasia e la tecnica, qualcuno ha sentito la fatica. Ma resto fiducioso"

TORINO - Si chiude tutto in tre parole. Quelle più importanti. «Non siamo contenti», dice Spalletti. E lo dice guardando il vuoto, per la prima volta senza incrociare lo sguardo di nessun altro. Sente il peso della non vittoria, di dover rimettere a posto lì dove pensava di averlo fatto. E invece c'è confusione, ancora tanta, sempre troppa. «Cos'è mancato? Quella qualità e quella fantasia che ci vogliono in queste partite - spiega al termine di Juve-Toro -. Si va a giocare nell’angusto, ci vuole una giocata logica, quella precisione maniacale nel farla passare tra due avversari. Ci vuole anche più fortuna, per il momento non si è avuta». Dopo Rui Silva, sulla strada della sua Juve ha trovato un grande Paleari. E la stanchezza, ovviamente, si è fatta fattore facilmente pronosticabile: «Si deve migliorare perché ne abbiamo la possibilità ma sono contento di quello che ho visto, queste partite le mettiamo nel banco delle conoscenze». Banco in cui però Spalletti sa di avere qualche carta in più. E che non tutte le squadre, a Torino o altrove, saranno così chiuse, così organizzate, così bunkerate da non concedere altro se non giropalla.

"Bene David e Zhegrova"

Pertanto, fiducia: «Quando vanno là così non puoi giocare verticale, il corpo ce l’hanno là… Nella prima conferenza si è detto che il pubblico deve sentire la palla che scivola veloce sull’erba: siamo stati un po’ lenti, permettendo alla squadra avversaria di riorganizzarsi. Abbiamo giocato due giorni fa, qualcuno la fatica l’ha sentita». Comunque, ha visto «entrare bene David e Zhegrova». Aveva scelto Rugani - out all'intervallo per un mal di stomaco - «e Gatti ha avuto atteggiamento positivo». Quindi è «abbastanza contento e sempre fiducioso». Deve conservarlo, questo stato emotivo. Soprattutto nel rimuginare della sosta, quando avrà tempo ma non avrà i giocatori a disposizione. Che fatica. E che peccato. «Ci arrivo con la conferma di quello che pensavo di questa squadra - racconta però Lucio -: si sono provate delle cose, qualcuno siamo andati a toccarlo con mano e apprendere altre conoscenza. Si ha possibilità di cambiare modulo, per cui mi dispiace andare a casa e non aver portato tre punti ma sono cose che quando succedono non è che tu sia poi distrutto. Ai calciatori non si può appuntare qualcosa, bisogna essere più qualitativi, non solo nella giocata di Yildiz ma anche nei passaggi semplici. Il Torino ha cavalli da corsa: prendere tre ripartenze come abbiamo preso vuol dire fare bene».

Su Yildiz

Il focus si sposterà presto e necessariamente sull'attacco, per cui adesso Spalletti potrebbe pensare a qualche variazione. Che possa diventare a due con Yildiz dietro i centravanti? «Sì può giocare anche così. Openda è una prima e seconda punta. Cercheremo di analizzarle in maniera corretta, e poi sono prove. Vlahovic l’ho tirato fuori perché è stato bravissimo a recuperare e ha rischiato di non giocare per il problema avuto». La chiosa è su Yildiz: sarà pure faticato, ma «lo faccio rigiocare e lo tengo lì. Gli dico ‘Stai tranquillo che l’allenatore ti vede bene’». Se lo coccola. E deve farlo, in attesa di tempi migliori.

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