Pagina 3 | Spalletti sicuro, sarà Juve a quattro: cosa cambia, il ruolo di Koop e la chiave Openda

Non si poteva intervenire fino a questo momento. Sicuramente non nella prima settimana di gestione: proprio non serviva aggiungere confusione all’intero gruppo, in una fase in cui prima di tutto bisognava agire sui massimi sistemi. Dettare una linea, dare un orizzonte a tutti e far capire la filosofia di gioco erano i primi passi che Luciano Spalletti doveva necessariamente compiere prima della sosta per le nazionali. C’è una frase, infatti, che alla Continassa riecheggia sin dalla vigilia della sfida contro la Cremonese: «La palla dobbiamo averla noi». Un vero e proprio mantra, una considerazione ripetuta allo sfinimento. Una strategia che il tecnico ha anche utilizzato per rinvigorire l’autostima dei singoli: le qualità le abbiamo, per cui il gioco dobbiamo comandarlo noi. I primi assaggi della nuova era si sono visti solo in parte contro Cremonese, Sporting e Toro. Tre partite in cui la Juve ha creato tanto. Raccogliendo complessivamente poco, in termini di punti.

Spalletti riordina le idee

Ma adesso Spalletti doveva ricercare la prestazione prima di ogni cosa, anche con modulo e uomini da definire. Prima le idee, poi il dettaglio. La sosta, però, servirà per pianificare una rivoluzione tattica. Anche perché per il passato tudoriano non c’è davvero più spazio. E allo stesso tempo non è detto che le novità spallettiane (su tutte Koopmeiners da braccetto) abbiano futuro. Il modulo più gradito è sempre il 4-3-3. Una coperta di Linus, ma non solo. Lucio è ferocemente convinto che questa rosa abbia le potenzialità per giocare con questo assetto. Può diventare un 4-2-3-1 in base all’utilizzo di giocatori come Conceiçao e Zhegrova, sì, ma comunque è la linea a quattro la pietra miliare dalla quale ripartire.

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Spalletti e la Juve con la difesa a quattro

Dunque, in attesa dei recuperi di Bremer e Cabal (il brasiliano sarà un intoccabile, il colombiano un’ottima alternativa), Spalletti riordina le idee partendo dagli uomini che ha. Kalulu a destra, Gatti (Rugani è la sua prima alternativa) e Kelly al centro (recupero certo già per Firenze) e Cambiaso a sinistra. C’è poco spazio per inventare, del resto. Anche perché il reparto non naviga nell’abbondanza, al netto dell’utilizzo di Koopmeiners, che però col rientro di Kelly (ha il piede per impostare) potrebbe avanzare il proprio raggio d’azione di qualche metro. 

Spalletti, a cui manca sempre un play puro (leggasi mercato, la società è avvisata), immagina la transizione fino a gennaio con tre centrocampisti come Koopmeiners, Locatelli e Thuram, con McKennie validissimo jolly subito dietro. La sostanza c’è, gli uomini che servono per sopravvivere e non perdere terreno fino al prossimo mercato non mancano. In conferenza stampa, però, Spalletti ha anche aperto le porte al 3-4-1-2: «Si può giocare anche due punte certo, è una prova che si può fare. Openda è una prima/seconda punta che ci può giocare. Cercheremo di analizzare le due soluzioni in maniera corretta».

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Vlahovic e David, solo uno. Openda determinante

Con la prospettiva della conferma della linea a tre, le novità sostanziali riguarderebbero l’attacco: Yildiz agirebbe dietro due punte che verosimilmente sarebbero Vlahovic e Openda. Su David, infatti, non è sfuggita una considerazione dell’allenatore al fischio finale del derby: «Dentro l’area di rigore David è molto bravo, poi Vlahovic aveva un problemino alla schiena. Cominciava, però, a essere stremato. La sua è una presenza fisica che poteva dare fastidio, ma David è un calciatore da quei minuti lì, quando li abbiamo chiusi dentro l’area e non siamo stati bravi a trovare lo spunto».

Cosa può nascondersi dietro a questo pensiero? L’idea che Vlahovic e David non possano convivere insieme in campo, almeno non dall’inizio. Uno parte, l’altro assalta. In coppia, però, potrebbero pestarsi i piedi. Ed ecco che l’utilizzo di Openda diventa determinante nei pensieri di Spalletti, a patto che non sia il giocatore visto fino a questo momento. La Juve vuole metterlo nelle condizioni di esprimersi al meglio, ma anche il belga ha il dovere di reagire. Di scrollarsi di dosso la pressione dei primi due mesi in salita. A Torino il tempo è poco per tutti. Nel cambio di allenatore Openda ha trovato pane per i suoi denti: il mister lo stima ed è convinto di poter tirare fuori il meglio da lui. A Lipsia e non solo ha saputo fare gol a grappoli. Ed è un mestiere che non si può dimenticare in pochi mesi: non segna dall’11 aprile, ma il tempo per fare inversione a u non gli manca.

 

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Vlahovic e David, solo uno. Openda determinante

Con la prospettiva della conferma della linea a tre, le novità sostanziali riguarderebbero l’attacco: Yildiz agirebbe dietro due punte che verosimilmente sarebbero Vlahovic e Openda. Su David, infatti, non è sfuggita una considerazione dell’allenatore al fischio finale del derby: «Dentro l’area di rigore David è molto bravo, poi Vlahovic aveva un problemino alla schiena. Cominciava, però, a essere stremato. La sua è una presenza fisica che poteva dare fastidio, ma David è un calciatore da quei minuti lì, quando li abbiamo chiusi dentro l’area e non siamo stati bravi a trovare lo spunto».

Cosa può nascondersi dietro a questo pensiero? L’idea che Vlahovic e David non possano convivere insieme in campo, almeno non dall’inizio. Uno parte, l’altro assalta. In coppia, però, potrebbero pestarsi i piedi. Ed ecco che l’utilizzo di Openda diventa determinante nei pensieri di Spalletti, a patto che non sia il giocatore visto fino a questo momento. La Juve vuole metterlo nelle condizioni di esprimersi al meglio, ma anche il belga ha il dovere di reagire. Di scrollarsi di dosso la pressione dei primi due mesi in salita. A Torino il tempo è poco per tutti. Nel cambio di allenatore Openda ha trovato pane per i suoi denti: il mister lo stima ed è convinto di poter tirare fuori il meglio da lui. A Lipsia e non solo ha saputo fare gol a grappoli. Ed è un mestiere che non si può dimenticare in pochi mesi: non segna dall’11 aprile, ma il tempo per fare inversione a u non gli manca.

 

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