Yildiz, la Juve ingolfata non aiuta: i confronti e la chiave di Spalletti

Il turco in Serie A non trova l’assist o il gol su azione da 7 partite. La situazione della squadra non aiuta ma Luciano sa come riaccenderlo definitivamente

Per settimane è sembrato muoversi in un’altra dimensione: leggero, imprevedibile, ispirato e sfrontato. Una stella agli albori di una stagione cruciale, quella della consacrazione tra i profili più talentuosi d’Europa. Almeno, questi erano - e rimangono tuttora - i presupposti su Kenan Yildiz, dopo un Mondiale per Club giocato alla grandissima, e un inizio stagionale da trascinatore in campionato come in Champions. Poi la Juventus si è ingolfata, il gioco si è fatto pesante, e i vari interpreti sono scivolati in quel vortice di inconcludenza che ha caratterizzato l’esistenza bianconera degli ultimi due mesi. Il turco ha provato in tutti i modi ad invertire il trend, investendosi - spesso - una mole eccessiva di responsabilità. Come se si fosse rassegnato all’idea che la Juventus non possa prescindere dai suoi acuti, dai suoi gol, o da quelle giocate estrose con cui è solito spedire i compagni davanti alla porta.

Situazione instabile

Pur di cambiare le cose, ha scelto di non ascoltare il suo corpo. Di stringere i denti, non curandosi di quel dolore - ormai ricorrente - al ginocchio sinistro. L’entusiasmo ha fatto il resto: il desiderio di essere decisivo in ogni minuto lo ha portato a forzare giocate, a cercare sempre la luce anche quando la squadra intorno si muoveva nel buio. Ma il risultato prodotto è stato esattamente l’opposto. Yildiz si è inceppato, e con lui il resto degli attaccanti bianconeri. Basti pensare che in campionato il turco non trova il gol o l’assist su azione da sette partite, e cioè dalla partita contro l’Inter de 13 settembre. Un’assenza che racconta più il contesto che il giocatore. Perché negli ultimi trenta giorni è successo davvero di tutto. Rotazioni continue in attacco, infortuni, cambi improvvisi di modulo, fino ad arrivare all’esonero - ormai inevitabile - di Igor Tudor. Insomma, intorno a Kenan tutto si è fatto instabile. E chi gioca d’istinto, ritmo e sensazioni, è lecito che ci si possa un po’ perdere in questa instabilità.

La chiave: alleggerirlo a livello mentale e tattico

Nessun processo, dunque, anche perché sarebbe ingeneroso nei confronti di un ragazzo che - tra le altre cose - si distingue ogni giorno per via della sua encomiabile attitudine al lavoro. Mai una parola fuori posto. In allenamento è tra i primi ad arrivare e tra gli ultimi ad andarsene. Ma, allo stesso tempo, è lecito che da un talento simile ci si debba aspettare qualcosa di più rispetto a quanto visto nelle ultime uscite. Spalletti - che si è confrontato più volte con lui per capire in che zona del campo potesse sentirsi più a suo agio - ha un piano per sgrezzarlo definitivamente. Per far sì che questa sia davvero la stagione della consacrazione definitiva.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

Yildiz, la chiave di Spalletti

La chiave? Alleggerirlo a livello mentale e, soprattutto, a livello tattico, conferendo alla squadra un’identità offensiva chiara, definita, che coinvolga tutto il parco attaccanti. Tudor lo aveva reso il punto fisso di un sistema in movimento continuo, spremendolo anche quando il ginocchio chiedeva tregua. Spalletti, invece, ha scelto di abbassare il volume: meno coinvolgimento nel gioco - o meglio, se la Juve attacca non deve passare a tutti i costi dalle sue parti - e più anarchia dalla trequarti in su. E allora Luciano lo aspetta, senza fretta, convinto che basti un dettaglio per riaccenderlo. Per reinstradarlo sulle orme del suo idolo di sempre, Alex Del Piero, omaggiato ieri da Kenan - in occasione del suo 51° compleanno - su Instagram: «Buon compleanno leggenda». 

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Per settimane è sembrato muoversi in un’altra dimensione: leggero, imprevedibile, ispirato e sfrontato. Una stella agli albori di una stagione cruciale, quella della consacrazione tra i profili più talentuosi d’Europa. Almeno, questi erano - e rimangono tuttora - i presupposti su Kenan Yildiz, dopo un Mondiale per Club giocato alla grandissima, e un inizio stagionale da trascinatore in campionato come in Champions. Poi la Juventus si è ingolfata, il gioco si è fatto pesante, e i vari interpreti sono scivolati in quel vortice di inconcludenza che ha caratterizzato l’esistenza bianconera degli ultimi due mesi. Il turco ha provato in tutti i modi ad invertire il trend, investendosi - spesso - una mole eccessiva di responsabilità. Come se si fosse rassegnato all’idea che la Juventus non possa prescindere dai suoi acuti, dai suoi gol, o da quelle giocate estrose con cui è solito spedire i compagni davanti alla porta.

Situazione instabile

Pur di cambiare le cose, ha scelto di non ascoltare il suo corpo. Di stringere i denti, non curandosi di quel dolore - ormai ricorrente - al ginocchio sinistro. L’entusiasmo ha fatto il resto: il desiderio di essere decisivo in ogni minuto lo ha portato a forzare giocate, a cercare sempre la luce anche quando la squadra intorno si muoveva nel buio. Ma il risultato prodotto è stato esattamente l’opposto. Yildiz si è inceppato, e con lui il resto degli attaccanti bianconeri. Basti pensare che in campionato il turco non trova il gol o l’assist su azione da sette partite, e cioè dalla partita contro l’Inter de 13 settembre. Un’assenza che racconta più il contesto che il giocatore. Perché negli ultimi trenta giorni è successo davvero di tutto. Rotazioni continue in attacco, infortuni, cambi improvvisi di modulo, fino ad arrivare all’esonero - ormai inevitabile - di Igor Tudor. Insomma, intorno a Kenan tutto si è fatto instabile. E chi gioca d’istinto, ritmo e sensazioni, è lecito che ci si possa un po’ perdere in questa instabilità.

La chiave: alleggerirlo a livello mentale e tattico

Nessun processo, dunque, anche perché sarebbe ingeneroso nei confronti di un ragazzo che - tra le altre cose - si distingue ogni giorno per via della sua encomiabile attitudine al lavoro. Mai una parola fuori posto. In allenamento è tra i primi ad arrivare e tra gli ultimi ad andarsene. Ma, allo stesso tempo, è lecito che da un talento simile ci si debba aspettare qualcosa di più rispetto a quanto visto nelle ultime uscite. Spalletti - che si è confrontato più volte con lui per capire in che zona del campo potesse sentirsi più a suo agio - ha un piano per sgrezzarlo definitivamente. Per far sì che questa sia davvero la stagione della consacrazione definitiva.

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