Galante, Spalletti e l'Empoli
In quell’Empoli c’era Montella, Melis, Birindelli, Ficini. Eppure Luciano si legò particolarmente a lei. Nella sua biografia racconta che la ospitò in casa sua per tenerla lontano da insidie e tentazioni… "Un mix di fattori: molti ragazzi venivano da Napoli o dalla Sardegna quindi stavano nei loro convitti. Io invece ero di quelle parti, e allora un paio di giorni a settimana mi fermavo da lui. Poi penso sia stata una semplice questione di feeling. Stavamo bene insieme. Specie davanti alle lasagne di Ilva. Erano straordinarie".
Un rito scaramantico, come ha raccontato in passato. "È nato tutto un sabato prima di una gara in casa: eravamo in ritiro a pranzo con il resto della squadra e Luciano mi chiese di mangiare poco perché sua mamma - come al solito - aveva preparato le lasagne e ci avrebbe 'cazziati' se le avessimo avanzate. Il giorno dopo abbiamo vinto la partita giocando alla grande entrambi. E allora da lì, quando possibile, cercavamo di ripetere di sabato in sabato questo rito".
C’è stato un momento in cui ha capito che Spalletti sarebbe diventato un tecnico? "L’ho capito subito. Bastava vedere come si rapportava con alcuni di noi durante la settimana. Mi diceva ogni giorno come dovevo mettere il corpo in marcatura, cosa dovevo mangiare, come mi dovevo allenare… Quando sono andato al Genoa lui scelse di ritirarsi, e allora mi chiedeva di scrivergli al dettaglio gli esercizi che facevamo con Scoglio… Aveva appena incominciato in panchina: voleva imparare e io, nel mio piccolo, gli davo una mano".
