Pagina 2 | “La Juve? Spalletti non doveva pensarci due volte, può fare un altro capolavoro”

Dal 2018 fa parte dei borghi più belli d'Italia. Un vanto, per il sindaco Paolo Pomponi. Montaione è diventato il centro di gravità permanente della famiglia Spalletti. La dimora dove rifugiarsi per respirare un po' d'aria buona a debita distanza dal pallone. La vita di Montaione è lenta, il borgo è affollato di persone che girano per strada senza macchina. Qualche metro sopra il paese, la collina domina. Qui c'è la Rimessa, il luogo bucolico per eccellenza di Luciano. Comprò il terreno nel 2009 e pezzo dopo pezzo l'ha reso un gioiellino: ci sono lepri, alpaca, mucche, asini, galline e cerbiatti. In ogni centimetro di terra c'è la mano di Spalletti, che tra bricolage e arte contadina mette la sua manodopera dappertutto. Il primo cittadino Pomponi racconta il più illustre abitante della sua Montaione: «Sono juventino da sempre. E infatti sono già passato da Torino per il derby: che bello vederlo su quella panchina, per me innamorato di Platini. Sono sicuro che abbia preso il treno giusto». A Montaione ci sono alcuni luoghi che Spalletti ama frequentare: per la colazione la tappa d'obbligo è alla pasticceria Filli. In negozio è di casa.

I rituali, i ristoranti e i punti di riferimento

«Il suo è un rituale semplice: caffè e brioche, quando passa di qui», svelano. Tra i ristoranti più frequentati spiccano "Casa Masi" in primis, ma anche "Il caminetto": la cucina tipica toscana fa gola al mister. Pomponi prosegue nella narrazione di Luciano: «Gli abbiamo sempre voluto bene, è talmente di casa che è persino difficile che in paese gli chiedano foto o autografi. Non fa nulla per nascondersi, vive la comunità in maniera normalissima: gli piace, per esempio, offrire la colazione agli anziani della casa di riposo. Ha sempre un abbraccio per tutti». Poco dopo la sconfitta della Juve di Tudor contro la Lazio, qualcuno aveva già iniziato a stuzzicarlo sulla possibilità di un passaggio a Torino. «Non era assolutamente convinto che l'avrebbero chiamato, ma ci ha sperato. Alla Juve non si dice di no. Noi seguiamo prima Luciano e poi le squadre che allena», ammette Pomponi. La Rimessa è diventato un punto di riferimento per il paese. C'è un aneddoto che spiega anche la generosità di Spalletti. Qualche anno fa era previsto l'arrivo di Luca Zingaretti. Ma il teatro che avrebbe dovuto ospitare l'evento non aveva abbastanza posti per accoglierlo. Così Luciano ha messo a disposizione la Rimessa. Senza chiedere un solo centesimo.

Montaione è sempre casa

In paese, appena lo si nomina, le persone cambiano espressione. Luigi Sambri, Sauro Veracini e Martino Monni, storici amici della famiglia, gli augurano il meglio: «Con lui e con Marcello per noi è sempre stato impossibile pagare. Dobbiamo litigare persino per un caffè». I ritrovi alla Rimessa sono spesso una festa. Lì hanno cantato Bennato e Masini. L'estate scorsa l'ospite d'onore era Gigi Buffon, che ha legato tantissimo con Spalletti in Nazionale. Le ricorrenze coinvolgono da vicino ovviamente l'amata moglie Tamara e i figli Samuele, Federico e Matilde. E anche la cagnetta Diana. Abitano a Milano, ma Montaione è sempre casa. Lì c'è tutta la vita della famiglia, ma anche i ricordi e i progetti. La Rimessa, infatti, è diventata un'azienda: struttura ricettiva, sì, ma spiccano anche vigneti e uliveti. Il più coinvolto nelle dinamiche del micro mondo di Montaione è Andrea Antro. Un dipendente che è diventato parte degli Spalletti. Sintetizza così l'attenzione di Luciano per le persone: «Se gli parlo di qualcosa che mi riguarda da vicino o di un problema in famiglia, mi ascolta. E magari a distanza di giorni si ricorda di un avvenimento che mi riguarda. È capace di chiamarmi anche alla vigilia di una partita importante pur di mostrarmi un reale interesse: Lucio è sempre sveglio. Sempre attento, sul pezzo». Musica per le orecchie della Juve.

 

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A Certaldo ha spodestato addirittura Boccaccio...

Luciano Spalletti è universalmente riconosciuto come il tecnico di Certaldo. Sebbene a Certaldo abbia trascorso complessivamente poco tempo: qualche anno legato all'infanzia e nulla più. Amava giocare, dopo la scuola, su un piccolo campo che negli anni '60 era gestito dal prete del paese. Oggi è diventato un parcheggio: segno dei tempi che cambiano. Certaldo, però, vive con grande orgoglio e trasporto il percorso di Luciano. Lo conferma il sindaco Giovanni Campatelli: «Una volta sono andato a Roma, poco dopo la gestione Spalletti. Quando mi chiedevano di dove fossi, mi rispondevano tutti: "Ah, ma è il paese del mister". Certaldo, però, prima di Spalletti era universalmente riconosciuta come la patria di Giovanni Boccaccio, non uno qualunque. Questo fa capire quanto sia riuscito ad entrare nell'immaginario collettivo, anche per la persona che ha dimostrato di essere, non solo per l'aspetto professionale e i suoi successi». Nel 2023 il Comune gli ha consegnato il premio più importante: la "Cipolla d'oro", un onore per chi lo riceve a quelle latitudini. Luciano, quando passa da Certaldo, passa spessissimo alla pizzeria Maroni. Da sempre un porto sicuro per Spalletti in paese. Montaione è casa, a Certaldo ci è nato.

Poi c'è Montespertoli

E poi c'è Montespertoli, il paese dove ha la residenza. Il tecnico della Juve ha ancora un'abitazione, al confine con Castelfiorentino, e un terreno lì: comprò casa dopo la promozione in Serie A con l'Empoli. Alessio Mugnaini, il primo cittadino, racconta: «Fa sempre tanto per noi. Recentemente ha donato alcuni computer alla scuola Don Milani e anche altre apparecchiature fondamentali per le attività didattiche quotidiane. Gli piace stare accanto ai ragazzi e ai bambini, è un esempio positivo per tutti. Per i giovani è una fonte d'ispirazione e siamo fieri faccia parte della nostra comunità». Quando si va a votare, Spalletti passa ovviamente da Montespertoli. Mugnaini ricorda l'affetto ricevuto dal mister: «È capitato che venisse poco dopo le partite giocate, qualcuno amava fargli delle battute, anche scherzose. Si è sempre prestato al gioco, senza mai mostrare una sorta di atteggiamento di superiorità. Ovviamente, quando si va a votare, notiamo una presenza massiccia della stampa locale: Spalletti attira l'attenzione, è normale». Tra i suoi luoghi preferiti c'è la pasticceria Fiorentina Caterina: quando arriva è sempre una festa.

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«A Torino mi aspetto un altro capolavoro»

Per tutti, in Toscana e non solo, è l'architetto delle promozioni. Per Luciano Spalletti è stato un modello. Paolo Indiani non è soltanto nato a Certaldo. Ci è cresciuto, ha vissuto profondamente la realtà di paese, l'ha rappresentata persino di più del collega. Indiani, che non ha nemmeno una panchina tra Serie A e B, è diventato un simbolo del calcio di provincia. Per lui 11 salti di categoria. A Certaldo è un eroe come Spalletti lo è per Empoli: portò la squadra del paese che ha dato i natali a Luciano dalla Promozione alla Serie D. Ma non solo: trascina la Rondinella (in campo un giovanissimo Andrea Barzagli) tra i professionisti. Poi Poggibonsi, Massese (due promozioni fino alla C1), e ancora Pontedera (dalla C2 alla C1 prima dell’unificazione della Lega Pro). Negli anni più recenti, il primo posto con il San Donato Tavarnelle nel 2021-22, la promozione con l’Arezzo nel 2022-23 e infine l’impresa con il Livorno, tutte in Serie D. Ora ci prova col Grosseto. In Toscana è di sicuro un'istituzione, ma Indiani non ci pensa. Anzi, è felicissimo quando parla di Spalletti: «Lui a Certaldo ci è nato, poi è andato a Empoli. Da ragazzo non lo conoscevo assolutamente, l'ho conosciuto quando è diventato allenatore. Ci sentiamo al telefono a volte, anche 2-3 giorni prima del passaggio alla Juve. Si merita tutto. La sua dedizione al lavoro l'ha portato a raggiungere risultati enormi: giù il cappello».

Applaude Spalletti alla Juve e Barzagli...

Indiani non prova alcuna invidia nei confronti di Luciano. E pensare che Spalletti lo studiò: «Quando ero al Poggibonsi, lui era libero. Venne a vedere alcuni allenamenti». Perché Indiani non è riuscito a costruirsi una carriera simile a Spalletti? Prova a spiegarlo lui stesso: «Penso di aver avuto quel che meritavo: ho fatto per una vita un mestiere che amo e voglio arrivare fino a 75 anni. Ma non sono stato fortunato: mi chiamò Gaucci a Perugia nel 2005, ma andò tutto male. A Crotone persi i playoff immeritatamente. Certi episodi che mi potevano cambiare la vita non sono girati bene. E poi, ma non mi riferisco affatto a Luciano, non ho mai avuto un agente: nel calcio contano certi legami». Spalletti alla Juve è una scelta che Indiani applaude: «Non ci doveva pensare due volte: può fare un altro capolavoro dei suoi». Molto legato a Leonardo Semplici («l'ho avuto per 10 anni da giocatore, lo portavo dappertutto)», altro toscano diventato allenatore ad altissimi livelli, Indiani non ha una spiegazione sul numero così alto di allenatori della zona tra Serie A e B: «Forse siamo più arguti degli altri, perché anche i toscani non sono tutti uguali. Allegri, per esempio, è diverso da Spalletti: è livornese, hanno altre caratteristiche». 71 anni, il mago delle promozioni trova gusto così dopo una vita nel calcio: «Amo migliorare i giocatori: penso ad Andrea Bacciardi, che ho portato con me a Grosseto. A Livorno su dieci tiri da fuori area non ne indovinava mezzo, era stato scartato dalle giovanili dell'Empoli. Nel tempo è cresciuto tantissimo: è un 2006 di livello alto». Sarebbe stato troppo facile appuntarsi la medaglia Andrea Barzagli, svezzato alla Rondinella. Ma Indiani è così, straordinariamente legato a Serie C e D, le categorie che l'hanno reso grande tra i piccoli.

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A Certaldo ha spodestato addirittura Boccaccio...

Luciano Spalletti è universalmente riconosciuto come il tecnico di Certaldo. Sebbene a Certaldo abbia trascorso complessivamente poco tempo: qualche anno legato all'infanzia e nulla più. Amava giocare, dopo la scuola, su un piccolo campo che negli anni '60 era gestito dal prete del paese. Oggi è diventato un parcheggio: segno dei tempi che cambiano. Certaldo, però, vive con grande orgoglio e trasporto il percorso di Luciano. Lo conferma il sindaco Giovanni Campatelli: «Una volta sono andato a Roma, poco dopo la gestione Spalletti. Quando mi chiedevano di dove fossi, mi rispondevano tutti: "Ah, ma è il paese del mister". Certaldo, però, prima di Spalletti era universalmente riconosciuta come la patria di Giovanni Boccaccio, non uno qualunque. Questo fa capire quanto sia riuscito ad entrare nell'immaginario collettivo, anche per la persona che ha dimostrato di essere, non solo per l'aspetto professionale e i suoi successi». Nel 2023 il Comune gli ha consegnato il premio più importante: la "Cipolla d'oro", un onore per chi lo riceve a quelle latitudini. Luciano, quando passa da Certaldo, passa spessissimo alla pizzeria Maroni. Da sempre un porto sicuro per Spalletti in paese. Montaione è casa, a Certaldo ci è nato.

Poi c'è Montespertoli

E poi c'è Montespertoli, il paese dove ha la residenza. Il tecnico della Juve ha ancora un'abitazione, al confine con Castelfiorentino, e un terreno lì: comprò casa dopo la promozione in Serie A con l'Empoli. Alessio Mugnaini, il primo cittadino, racconta: «Fa sempre tanto per noi. Recentemente ha donato alcuni computer alla scuola Don Milani e anche altre apparecchiature fondamentali per le attività didattiche quotidiane. Gli piace stare accanto ai ragazzi e ai bambini, è un esempio positivo per tutti. Per i giovani è una fonte d'ispirazione e siamo fieri faccia parte della nostra comunità». Quando si va a votare, Spalletti passa ovviamente da Montespertoli. Mugnaini ricorda l'affetto ricevuto dal mister: «È capitato che venisse poco dopo le partite giocate, qualcuno amava fargli delle battute, anche scherzose. Si è sempre prestato al gioco, senza mai mostrare una sorta di atteggiamento di superiorità. Ovviamente, quando si va a votare, notiamo una presenza massiccia della stampa locale: Spalletti attira l'attenzione, è normale». Tra i suoi luoghi preferiti c'è la pasticceria Fiorentina Caterina: quando arriva è sempre una festa.

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