«A Torino mi aspetto un altro capolavoro»
Per tutti, in Toscana e non solo, è l'architetto delle promozioni. Per Luciano Spalletti è stato un modello. Paolo Indiani non è soltanto nato a Certaldo. Ci è cresciuto, ha vissuto profondamente la realtà di paese, l'ha rappresentata persino di più del collega. Indiani, che non ha nemmeno una panchina tra Serie A e B, è diventato un simbolo del calcio di provincia. Per lui 11 salti di categoria. A Certaldo è un eroe come Spalletti lo è per Empoli: portò la squadra del paese che ha dato i natali a Luciano dalla Promozione alla Serie D. Ma non solo: trascina la Rondinella (in campo un giovanissimo Andrea Barzagli) tra i professionisti. Poi Poggibonsi, Massese (due promozioni fino alla C1), e ancora Pontedera (dalla C2 alla C1 prima dell’unificazione della Lega Pro). Negli anni più recenti, il primo posto con il San Donato Tavarnelle nel 2021-22, la promozione con l’Arezzo nel 2022-23 e infine l’impresa con il Livorno, tutte in Serie D. Ora ci prova col Grosseto. In Toscana è di sicuro un'istituzione, ma Indiani non ci pensa. Anzi, è felicissimo quando parla di Spalletti: «Lui a Certaldo ci è nato, poi è andato a Empoli. Da ragazzo non lo conoscevo assolutamente, l'ho conosciuto quando è diventato allenatore. Ci sentiamo al telefono a volte, anche 2-3 giorni prima del passaggio alla Juve. Si merita tutto. La sua dedizione al lavoro l'ha portato a raggiungere risultati enormi: giù il cappello».
Applaude Spalletti alla Juve e Barzagli...
Indiani non prova alcuna invidia nei confronti di Luciano. E pensare che Spalletti lo studiò: «Quando ero al Poggibonsi, lui era libero. Venne a vedere alcuni allenamenti». Perché Indiani non è riuscito a costruirsi una carriera simile a Spalletti? Prova a spiegarlo lui stesso: «Penso di aver avuto quel che meritavo: ho fatto per una vita un mestiere che amo e voglio arrivare fino a 75 anni. Ma non sono stato fortunato: mi chiamò Gaucci a Perugia nel 2005, ma andò tutto male. A Crotone persi i playoff immeritatamente. Certi episodi che mi potevano cambiare la vita non sono girati bene. E poi, ma non mi riferisco affatto a Luciano, non ho mai avuto un agente: nel calcio contano certi legami». Spalletti alla Juve è una scelta che Indiani applaude: «Non ci doveva pensare due volte: può fare un altro capolavoro dei suoi». Molto legato a Leonardo Semplici («l'ho avuto per 10 anni da giocatore, lo portavo dappertutto)», altro toscano diventato allenatore ad altissimi livelli, Indiani non ha una spiegazione sul numero così alto di allenatori della zona tra Serie A e B: «Forse siamo più arguti degli altri, perché anche i toscani non sono tutti uguali. Allegri, per esempio, è diverso da Spalletti: è livornese, hanno altre caratteristiche». 71 anni, il mago delle promozioni trova gusto così dopo una vita nel calcio: «Amo migliorare i giocatori: penso ad Andrea Bacciardi, che ho portato con me a Grosseto. A Livorno su dieci tiri da fuori area non ne indovinava mezzo, era stato scartato dalle giovanili dell'Empoli. Nel tempo è cresciuto tantissimo: è un 2006 di livello alto». Sarebbe stato troppo facile appuntarsi la medaglia Andrea Barzagli, svezzato alla Rondinella. Ma Indiani è così, straordinariamente legato a Serie C e D, le categorie che l'hanno reso grande tra i piccoli.
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