INVIATO A EMPOLI - A Empoli ogni campionato di Serie A va ricordato e festeggiato. Le partecipazioni sono 17: non poche, per un comune alle porte di Firenze che non ha muscoli sufficientemente forti per fare provincia. Eppure il calcio ha mantenuto intatta la propria bellezza, certamente anacronistica. L’allenamento a porte aperte, per esempio, si fa regolarmente e non una volta ogni tanto per grazia ricevuta: al Castellani in tarda mattinata c’è la squadra di Dionisi che prepara la sfida di sabato contro l’Avellino. A Empoli si vive bene, le pressioni della modernità non riguardano il mondo azzurro. Qui c’è persino una scuola del tifo: è un progetto portato avanti dall’Unione Clubs Azzurri dedicato ai più piccoli e appoggiato dal club della famiglia Corsi. Si va nelle scuole ad insegnare come seguire la squadra, come comportarsi, come vivere il pallone. Qui è partita la scalata di Luciano Spalletti: prima da giocatore, poi da allenatore. In panchina ha raggiunto i risultati sportivi più importanti: la vittoriosa trasferta di Cremona del 15 giugno 1997, in cui venne raggiunta la Serie A, è scolpita nella memoria di Athos Bagnoli e Giuseppe De Vitto, due uomini che custodiscono con cura la storia della società.
"Ci chiedeva consigli sulla formazione"
Athos ripercorre il cammino dell’Empoli, necessariamente intrecciato a quello di Spalletti: «Qui nel Centro Coordinamento Clubs Empoli del Castellani c’è la nostra storia. Ci sono tantissimi giocatori passati di qui: da Domenichini a Baldini, passando per Balli, Grella, Rocchi e Di Natale, fino ad arrivare ai più recenti Vicario, Ricci e Asllani. Luciano per noi è un idolo: ha fatto tantissimo per il club, siamo felici che adesso possa costruirsi una nuova vita calcistica alla Juve dopo la Nazionale». E racconta un episodio classico della sua gestione: «Dietro al Castellani ci sono delle panchine: a fine allenamento si accomodava con noi e ci chiedeva dei consigli sulla formazione (ride, ndr). È sempre stato scherzoso, divertente, ha sposato la filosofia dell’Empoli in tutto e per tutto». Spalletti a Empoli è un’istituzione.
Le parole dell'Assessora Mannucci
Laura Mannucci, Assessora allo Sport del Comune, lo descrive così: «Noi adoriamo Spalletti, l’Italia ci conosce per merito del calcio. Per gli empolesi non sarà mai un avversario. Quando a Empoli si sentono stretti, i giocatori o gli allenatori vanno via: noi siamo generosi, anche come tifo, visto che siamo i più corretti d’Italia». L’Assessora Mannucci, poi, svela un aneddoto: «Quando ero una giovane pattinatrice, la pista era attaccata allo stadio. Ai tempi era scoperta, noi ci allenavamo all’aperto. Lui si affacciava, si avvicinava a noi: è sempre stato un nostro tifoso». Nel 2018 gli è stato consegnato il premio “Albano Ramini” come «personaggio empolese che per meriti sportivi ha contribuito a divulgare l’immagine della Città». La maglia azzurra dell’Empoli è entrata nelle case di tutti gli appassionati di calcio anche grazie a Spalletti, un monumento vivente dalle parti del Castellani.
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