Comolli, i dati per prevenire il mal d’Arabia: il neo ad Juve cambia linea

L’idea è di non puntare più su profili del campionato saudita: gli ultimi report dell’algoritmo lo hanno spinto ad accantonare altre piste come Brozovic e Kessie. Costosi e impegnati in una lega che dà poche garanzie dal punto di vista fisico

TORINO - C’è chi dice che abbia chiuso il laptop con un sorriso amaro, come chi si accorge di aver inseguito un’illusione. O forse, più semplicemente, come chi sa che il proprio algoritmo l’ha appena salvato da un abbaglio di proporzioni cosmiche. Perché alla fine si torna sempre lì: ai freddi responsi digitali della bussola che da quattro mesi guida passo dopo passo ogni ragionamento del neo ad della Juventus. Così, dopo un’estate trascorsa a inseguire diversi profili “scappati” in Arabia Saudita - chi per incamminarsi sulla via del tramonto, chi semplicemente per vedersi corrisposte cifre fuori da ogni logica - Damien Comolli sembra intenzionato a cambiare strategia. Niente più emiri del pallone, in favore di interpreti in grado di offrire più garanzie sul piano tattico e fisico. Anche perché l’intensità della Saudi League rimane tuttora incomparabile con quella della Serie A. Senza dimenticare gli aspetti prettamente economici: la maggior parte dei tesserati sauditi è ormai avvezza a ingaggi monstre. Basti pensare a Franck Kessie, tra i tanti obiettivi estivi della Juventus, che all’Al Ahli percepisce 14 milioni a stagione.

Brozovic e Milinkovic Savic

Cifra che al netto di un inevitabile ridimensionamento a cui l’ivoriano si sarebbe prestato pur di tornare in Italia, non si sarebbe mai adeguata agli standard del nostro campionato. Per non parlare di Marcelo Brozovic - recentemente accostato ai bianconeri - e Sergej Milinkovic Savic, fresco di rinnovo con l’Al Hilal di Simone Inzaghi. Un cambio di rotta che comunque lascia qualche perplessità, alla luce delle energie - e del tempo - dissipate nel corso dell’estate per sondare queste vecchie conoscenze del nostro campionato. Se a questo aggiungiamo gli impatti negativi degli ultimi acquisti, è inevitabile che tra tifosi e addetti ai lavori incominci a stagnare un pessimismo palpabile sulle modalità di lavoro del neo ad bianconero. Sì, perché i dati valgono fino a un certo punto quando si tratta di valutare l’appetibilità di un determinato giocatore. E se è vero che per alcuni club di Mlb - gli Oakland Athletics su tutti, forti dell’abilità del celebre general manager Billy Beane - il “Moneyball” si è rivelata una strategia operativa vincente, non si può ancora dire lo stesso per le realtà calcistiche...

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