TORINO - Strategia, cultura, ambiente: non sono parole gettate lì per caso, non sono nemmeno situazioni così lontane dalla quotidianità. Almeno in casa Juve, dove ogni giorno che passa Damien Comolli si lascia conoscere un po’ di più. E dove in molti si sono anche stupiti di un modus operandi oggettivamente molto diverso rispetto a quello a cui tutti erano abituati. Ossia: un unico corpo, ma aree ben separate. Da quella sportiva a quella commerciale, passando per le figure ibride, come quella della comunicazione, la commistione era ridotta al necessario, a eventuali incroci da raccontare. E invece no, non è così. Non più. Tra i primi desideri espressi dal nuovo amministratore delegato c’era il concreto riunirsi sotto una sola bandiera, naturalmente bianconera. Non di rado, infatti, si ricevono alcune email in cui il Ceo utilizza successi interni (non necessariamente sportivi) per rivolgersi all’intera area Juventus, dai calciatori ai dipendenti, passando per chi collabora.
Comolli, il "meno intelligente"
Li setta come esempi. Li evidenzia per fare squadra. E proprio dalla squadra, il direttore prova a trovare riferimenti concreti per la conduzione quotidiana del club: loda il lavoro di alcuni giocatori (magari di chi gioca meno), prova a spronarne altri, lascia spazio a chi deve occuparlo e - soprattutto - ascolta. Ascolta tantissimo. Del resto, quando ha raccontato di volersi sentire il «meno intelligente nella stanza», ha raccontato una sacrosanta ambizione. Il gruppo di lavoro è affiatato perché il confronto è quotidiano. E non ci sono fazioni perché alla base prova a dare chiarezza in ogni mossa, spiegazioni a ogni decisione. «Passo il 30% del mio tempo pensando alla cultura del club, perché penso che non si raggiungano risultati senza una cultura», aveva raccontato recentemente all’ Hudl Performance Insights 2025. Salvo poi svelare un paio di retroscena interessanti, ma soprattutto indicativi: «Ho chiesto a Matuidi e Trezeguet, tra gli altri, quale sia il dna della Juve. Tutti rispondono nello stesso modo: “Vincere”. La cultura è qualcosa di diverso, è costruita dal basso verso l’alto».
