Comolli, il "meno intelligente" ascolta la Juve: email, domande e cosa c'è dietro il nuovo Chiellini

Il dirigente francese non si ferma solamente alle questioni di campo ma va oltre: "Ho parlato con Matuidi e Trezeguet per capire, la risposta è sempre la stessa"

TORINO - Strategia, cultura, ambiente: non sono parole gettate lì per caso, non sono nemmeno situazioni così lontane dalla quotidianità. Almeno in casa Juve, dove ogni giorno che passa Damien Comolli si lascia conoscere un po’ di più. E dove in molti si sono anche stupiti di un modus operandi oggettivamente molto diverso rispetto a quello a cui tutti erano abituati. Ossia: un unico corpo, ma aree ben separate. Da quella sportiva a quella commerciale, passando per le figure ibride, come quella della comunicazione, la commistione era ridotta al necessario, a eventuali incroci da raccontare. E invece no, non è così. Non più. Tra i primi desideri espressi dal nuovo amministratore delegato c’era il concreto riunirsi sotto una sola bandiera, naturalmente bianconera. Non di rado, infatti, si ricevono alcune email in cui il Ceo utilizza successi interni (non necessariamente sportivi) per rivolgersi all’intera area Juventus, dai calciatori ai dipendenti, passando per chi collabora.

Comolli, il "meno intelligente"

Li setta come esempi. Li evidenzia per fare squadra. E proprio dalla squadra, il direttore prova a trovare riferimenti concreti per la conduzione quotidiana del club: loda il lavoro di alcuni giocatori (magari di chi gioca meno), prova a spronarne altri, lascia spazio a chi deve occuparlo e - soprattutto - ascolta. Ascolta tantissimo. Del resto, quando ha raccontato di volersi sentire il «meno intelligente nella stanza», ha raccontato una sacrosanta ambizione. Il gruppo di lavoro è affiatato perché il confronto è quotidiano. E non ci sono fazioni perché alla base prova a dare chiarezza in ogni mossa, spiegazioni a ogni decisione. «Passo il 30% del mio tempo pensando alla cultura del club, perché penso che non si raggiungano risultati senza una cultura», aveva raccontato recentemente all’ Hudl Performance Insights 2025. Salvo poi svelare un paio di retroscena interessanti, ma soprattutto indicativi: «Ho chiesto a Matuidi e Trezeguet, tra gli altri, quale sia il dna della Juve. Tutti rispondono nello stesso modo: “Vincere”. La cultura è qualcosa di diverso, è costruita dal basso verso l’alto».

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

Juve, la cultura e i valori

Ecco, esattamente come aveva fatto al Tolosa, Comolli ha passato - e sta passando - in rassegna gli uomini e le donne della Juventus per capire realmente il significato del club, a cosa ambire, quale possa essere più pragmaticamente il vezzo da correggere, il vizio da evitare. Il problema da risolvere. L’ad ha perciò utilizzato parole che denotano l’obiettivo finale: «Ho detto a tutti “voi decidete chi siamo, io posso dare qualche linea di indirizzo, ma la cultura si decide dal basso”. La cultura sono i valori del club». Un club dove il lavoro svolto bene non solo viene visto, ma anche evidenziato, reso modello.

Chiellini, Comolli e il pargone

Non a caso, tra le prime scelte ufficiali c’è stato pure il cambio di ruolo per Chiellini, la cui “promozione” è stata sì decisa dall’alto, ma con una missione creata ad hoc, secondo le idee del dirigente francese. A capo della strategia non poteva non esserci un simbolo della società, in campo e fuori. E a Giorgio, Comolli si è affidato nei primi giorni e in quelli più difficili, di cui - si racconta - quasi tutte le ore sono state di domande e curiosità. Curiosità che oggi non è venuta meno: l’obiettivo è smantellare l’aria di negatività attorno alla Continassa, un po’ come accadde a Tolosa, dove il dirigente approdò dopo una retrocessione. Il paragone sembra forzato, però la condizione è praticamente la stessa: tira aria di fallimento, serve allora ripartire dalle basi. Uniti.

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TORINO - Strategia, cultura, ambiente: non sono parole gettate lì per caso, non sono nemmeno situazioni così lontane dalla quotidianità. Almeno in casa Juve, dove ogni giorno che passa Damien Comolli si lascia conoscere un po’ di più. E dove in molti si sono anche stupiti di un modus operandi oggettivamente molto diverso rispetto a quello a cui tutti erano abituati. Ossia: un unico corpo, ma aree ben separate. Da quella sportiva a quella commerciale, passando per le figure ibride, come quella della comunicazione, la commistione era ridotta al necessario, a eventuali incroci da raccontare. E invece no, non è così. Non più. Tra i primi desideri espressi dal nuovo amministratore delegato c’era il concreto riunirsi sotto una sola bandiera, naturalmente bianconera. Non di rado, infatti, si ricevono alcune email in cui il Ceo utilizza successi interni (non necessariamente sportivi) per rivolgersi all’intera area Juventus, dai calciatori ai dipendenti, passando per chi collabora.

Comolli, il "meno intelligente"

Li setta come esempi. Li evidenzia per fare squadra. E proprio dalla squadra, il direttore prova a trovare riferimenti concreti per la conduzione quotidiana del club: loda il lavoro di alcuni giocatori (magari di chi gioca meno), prova a spronarne altri, lascia spazio a chi deve occuparlo e - soprattutto - ascolta. Ascolta tantissimo. Del resto, quando ha raccontato di volersi sentire il «meno intelligente nella stanza», ha raccontato una sacrosanta ambizione. Il gruppo di lavoro è affiatato perché il confronto è quotidiano. E non ci sono fazioni perché alla base prova a dare chiarezza in ogni mossa, spiegazioni a ogni decisione. «Passo il 30% del mio tempo pensando alla cultura del club, perché penso che non si raggiungano risultati senza una cultura», aveva raccontato recentemente all’ Hudl Performance Insights 2025. Salvo poi svelare un paio di retroscena interessanti, ma soprattutto indicativi: «Ho chiesto a Matuidi e Trezeguet, tra gli altri, quale sia il dna della Juve. Tutti rispondono nello stesso modo: “Vincere”. La cultura è qualcosa di diverso, è costruita dal basso verso l’alto».

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