La svolta dopo l’Olimpico non si poteva evitare. A prescindere dalla classifica e dai risultati dei primi mesi di stagione: è tutto ancora raddrizzabile, del resto, altrimenti non avrebbe avuto alcun senso cambiare rotta. La Juve di Igor Tudor era giunta al capolinea. Encefalogramma piatto contro la Lazio. Un’involuzione molto preoccupante, che la società ha interpretato come un segnale da cogliere al volo. Non c’era più vita in quella squadra. Non era solo una questione di rapporti coi giocatori e di uscite fuori campo da parte di Tudor: Damien Comolli ha capito che la Juve aveva imboccato un vicolo cieco. E tra le prime cose ha pensato al mercato estivo: cinque giocatori presi a titolo definitivo (Lois Openda è formalmente un prestito, ma è come se fosse già bianconero) e una resa minima da parte di tutti. Nessuno escluso: Joao Mario bocciato in men che non si dica, Francisco Conceiçao discontinuo, Edon Zhegrova lontanissimo dalla migliore condizione (a Tudor si può imputare davvero poco: il kosovaro, prima di firmare per la Juve, è stato fermo quasi un anno per la pubalgia) e poi i casi di Jonathan David e Lois Openda.

Il valore patrimoniale
Involuti, impauriti, impiegati senza una logica. Guardando il valore patrimoniale che rischiava di essere depauperato clamorosamente la Juve è arrivata a Luciano Spalletti. Ma non solo. I ragionamenti di Comolli in primis hanno coinvolto da vicino anche giocatori già presenti in rosa: il calo lento e inesorabile di elementi come Cambiaso, Gatti, Koopmeiners e Thuram, per esempio, non è passato in secondo piano. L’esempio più lampante dello scarto di valore tra ottobre 2024 e lo stesso mese di quest’anno è proprio legato a Cambiaso. A gennaio ci ha provato concretamente il Manchester City. La Juve lo valutava 70 milioni. Un’enormità, certo, ma allora le prestazioni rafforzavano le convinzioni. Lo spauracchio di un crollo delle quotazioni dei giocatori, per qualsiasi società, rappresenta un problema persino più grande del piazzamento in classifica. Talvolta superiore anche all’ipotesi di non accedere alla Champions League della stagione successiva. Quando Comolli ha spulciato sul suo enorme database, alla voce Spalletti, ha trovato pane per i propri denti su questo argomento.
