Pagina 3 | Spalletti per non svendere la Juve: la missione per cui è stato scelto e i clamorosi precedenti

La svolta dopo l’Olimpico non si poteva evitare. A prescindere dalla classifica e dai risultati dei primi mesi di stagione: è tutto ancora raddrizzabile, del resto, altrimenti non avrebbe avuto alcun senso cambiare rotta. La Juve di Igor Tudor era giunta al capolinea. Encefalogramma piatto contro la Lazio. Un’involuzione molto preoccupante, che la società ha interpretato come un segnale da cogliere al volo. Non c’era più vita in quella squadra. Non era solo una questione di rapporti coi giocatori e di uscite fuori campo da parte di Tudor: Damien Comolli ha capito che la Juve aveva imboccato un vicolo cieco. E tra le prime cose ha pensato al mercato estivo: cinque giocatori presi a titolo definitivo (Lois Openda è formalmente un prestito, ma è come se fosse già bianconero) e una resa minima da parte di tutti. Nessuno escluso: Joao Mario bocciato in men che non si dica, Francisco Conceiçao discontinuo, Edon Zhegrova lontanissimo dalla migliore condizione (a Tudor si può imputare davvero poco: il kosovaro, prima di firmare per la Juve, è stato fermo quasi un anno per la pubalgia) e poi i casi di Jonathan David e Lois Openda.

Il valore patrimoniale

Involuti, impauriti, impiegati senza una logica. Guardando il valore patrimoniale che rischiava di essere depauperato clamorosamente la Juve è arrivata a Luciano Spalletti. Ma non solo. I ragionamenti di Comolli in primis hanno coinvolto da vicino anche giocatori già presenti in rosa: il calo lento e inesorabile di elementi come Cambiaso, Gatti, Koopmeiners e Thuram, per esempio, non è passato in secondo piano. L’esempio più lampante dello scarto di valore tra ottobre 2024 e lo stesso mese di quest’anno è proprio legato a Cambiaso. A gennaio ci ha provato concretamente il Manchester City. La Juve lo valutava 70 milioni. Un’enormità, certo, ma allora le prestazioni rafforzavano le convinzioni. Lo spauracchio di un crollo delle quotazioni dei giocatori, per qualsiasi società, rappresenta un problema persino più grande del piazzamento in classifica. Talvolta superiore anche all’ipotesi di non accedere alla Champions League della stagione successiva. Quando Comolli ha spulciato sul suo enorme database, alla voce Spalletti, ha trovato pane per i propri denti su questo argomento.

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Il modello Lobotka e gli altri

C’è un uomo simbolo nella valorizzazione dei singoli: Stanislav Lobotka. Il Napoli lo prese nel 2020 su richiesta di Rino Gattuso. Ma lo slovacco faticò tantissimo ad ingranare, nonostante lo scopo dell’investimento fosse chiaro a tutti: affidare all’ex Celta Vigo la cabina di regia di una squadra che aveva bisogno di un direttore d’orchestra per decollare. Spalletti ne ha intuito da subito la funzionalità. Oltre a Kvaratskhelia, non esiste giocatore più emblematico di Lobotka nella narrazione del terzo scudetto azzurro. Il dossier, però, contiene esempi di ogni tipo. A partire dagli anni d’oro di Udine: De Sanctis, Jankulovski, Pizarro, Iaquinta e Muntari spiccano su tutti. E poi a Roma: Totti centravanti è un’intuizione che gli ha allungato la carriera. Ma tutti ricordano anche il lavoro svolto con Chivu, De Rossi, Aquilani, Mexes, Perrotta, Mancini e Vucinic. Gente di estrazione diversa, con vissuti differenti, con ruoli agli antipodi. Tutti trasformati da Spalletti, l’inventore della versione devastante di Momo Salah. Della valorizzazione di Rudiger e Brozovic, di Nainggolan e Skriniar, di Osimhen e Rrhamani.

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Oggi solo Yildiz si potrebbe vendere bene

A Lucio hanno chiesto di ripetere questi capolavori coi singoli. Con chi Comolli ha ereditato da Giuntoli e con coloro i quali il nuovo amministratore delegato ha scelto di puntare in estate. Se riuscirà nel capolavoro di rinvigorire il patrimonio tecnico - oggi solo Kenan Yildiz è un elemento potenzialmente in grado di ristrutturare le casse della Juve, ma è considerato l’incedibile per eccellenza - raggiungerà i risultati sportivi che gli garantiranno di non essere solo di passaggio. A Spalletti hanno chiesto di fare Spalletti, niente di più. Non esiste allenatore più abituato di lui a far veleggiare le proprie squadre dentro il perimetro della zona Champions League. E pochi come lui riescono a far lievitare le valutazioni dei singoli. C’è bisogno principalmente di questo. Riuscire in questa missione è stata la prima richiesta della Juve. Il resto, per come ragionano Comolli e i suoi uomini, sarà una naturale conseguenza. Allora non ci sarà neppure bisogno di parlare di futuro, da parte del club, convinto di poter inaugurare un ciclo con Luciano.

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Oggi solo Yildiz si potrebbe vendere bene

A Lucio hanno chiesto di ripetere questi capolavori coi singoli. Con chi Comolli ha ereditato da Giuntoli e con coloro i quali il nuovo amministratore delegato ha scelto di puntare in estate. Se riuscirà nel capolavoro di rinvigorire il patrimonio tecnico - oggi solo Kenan Yildiz è un elemento potenzialmente in grado di ristrutturare le casse della Juve, ma è considerato l’incedibile per eccellenza - raggiungerà i risultati sportivi che gli garantiranno di non essere solo di passaggio. A Spalletti hanno chiesto di fare Spalletti, niente di più. Non esiste allenatore più abituato di lui a far veleggiare le proprie squadre dentro il perimetro della zona Champions League. E pochi come lui riescono a far lievitare le valutazioni dei singoli. C’è bisogno principalmente di questo. Riuscire in questa missione è stata la prima richiesta della Juve. Il resto, per come ragionano Comolli e i suoi uomini, sarà una naturale conseguenza. Allora non ci sarà neppure bisogno di parlare di futuro, da parte del club, convinto di poter inaugurare un ciclo con Luciano.

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