Pagina 2 | Chi gioca e chi no nel nuovo 4-3-2-1 di Spalletti: la Juve cambia per metà e prepara l'albero di Natale

Adesso si fa (più) sul serio. Nel senso: da ora in poi, la Juventus deve necessariamente abbracciare la rivoluzione. La chiede il tecnico, l’ha indicata la società, spunta a gran voce da qualsiasi agone, soprattutto di quelli social. Perciò, al lavoro. E al lavoro verso qualcosa di diverso, che non sia sterile, come ha dimostrato di essere la Juve. Pure l’ultima. Pure quella di Spalletti. Che domani ritrova la squadra pressoché al completo, e che inizierà la settimana in direzione Firenze con una missione più importante - e impattante - di tante altre. Cioè: riportare la difesa a quattro, ma senza stravolgere. Rendendo allora la transizione più dolce possibile. Una soluzione? Sarebbe il 4-3-2-1. L’albero di Natale, a un mesetto dalle festività. In fondo, proprio a Natale, Spalletti vorrebbe arrivarci con un’idea di Juve molto più chiara. Una che somigli ai piani iniziali, quelli ideati ad avventura abbracciata, quelli a cui ambisce in questo momento. Il punto è come gestire il passaggio, la delicatezza dello stesso, evitare di andare a mettere dubbi e incertezze in una squadra già sconquassata in passato dagli stessi tentativi di fare e rifare.

I cambi in difesa

Un passo alla volta, pertanto. Il primo sarà quello di riorganizzare la retroguardia, dove Luciano vede subito possibile un cambio sui quarti. Cambiaso l’ha detto e gliel’ha pure ribadito: si vede a destra, più che a sinistra. E Lucio ha apprezzato, ne ha condiviso persino l’intraprendenza: lavorando sull’out opposto - dove aveva giocato soprattutto nella sua Nazionale -, ha più facilità nell’andare dentro al campo, mettersi a supporto del centrocampo e migliorare così il giropalla. A sinistra, Spalletti aspetta invece Cabal: gli piace, ha gamba, sa sovrapporsi con continuità e ha il passo che serve oltre alle necessarie doti difensive. L’alternativa? Sarebbe Kelly, a proposito di continuità: perché il lavoro richiesto non sarebbe affatto differente rispetto a quello da braccetto, dove già con Koopmeiners riadattato ha chiesto personalità nell’andare ad aggredire, oltre a una conduzione più dinamica quando si ha la palla. In mezzo, aspettando il ritorno di Bremer (nel mirino c’è sempre Napoli-Juventus del 7 dicembre), Kalulu gli dà più garanzie di tutti. C’è quindi Gatti. E c’è infine Rugani. Certo, un altro elemento, magari un profilo di alto rilievo, non dispiacerebbe al tecnico, che intanto deve risolvere il rebus dei rebus: quello relativo al vertice basso del centrocampo, ossia il regista...

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McKennie jolly, Locatelli usato sicuro ma...

Miretti e Adzic sono le grandi tentazioni. L’usato sicuro sarebbe Locatelli, ma in quel ruolo cerca guizzo e idee. Una regia pura. E allora, ecco che rientra pure Koopmeiners tra i papabili, mentre Thuram servirà da incontrista e da uomo d’inserimento, elementi che Lucio sa di poter riscontrare ancor di più in McKennie. L’americano sarà determinante nel cambio tattico, e come nessuno sa occupare i mezzi spazi che per l’allenatore saranno determinanti. Com’è determinante la voglia di cambiare. Seppur di farlo poco, o il meno possibile, nelle dinamiche offensive: due dietro la punta, comunque Vlahovic. Conceiçao no, non sarà messo da parte. Né Yildiz perderà la sua comfort zone. Mentre Openda spera di recuperare tempo e terreno perduti.

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