Spalletti, alla Juve tre punti da rifondare: su cosa ha spinto con tutti

Il tecnico di Certaldo è pronto a ripartire e il messaggio è chiaro: dalla superficialità agli alfieri del centrocampo c'è un passo necessario da fare

Un passo alla volta, poi la Juventus - quella vera, o almeno quella di Spalletti - arriverà. È ciò che si augura il tecnico di Certaldo, è la missione che ha intrapreso sin dall'inizio della sua avventura a Torino, dove prima di fare è costretto un po' a disfare. Non a decostruire, però: Lucio è partito dalle basi di Tudor per non irrompere, semmai per modificare, ampliare. Far sentire, a prescindere, i suoi a suo agio. Ci sono però tre elementi che deve giocoforza cambiare, per certi versi rifondare. Il primo: la Juve deve tornare a prendere pochi gol, altrimenti i risultati fanno fatica ad arrivare se allargati alla sterilità offensiva; il secondo: la costruzione bassa, cioè il giropalla, la qualità della manovra e già denunciata dal tercnico.

Juve, il must Spallettiano

Infine: i piazzati. Perché i bianconeri prendono così tante volte gol e quasi mai ne fanno? Ah, saperlo. A prescindere, e sin dai primi esercizi, Spalletti ha provato a testare la qualità del gruppo dal punto di vista prettamente tecnico, immaginando situazioni che in partita puntualmente si verificano. E allora: scambi stretti, fraseggi, l'insistenza sulla qualità dei passaggi, che è una delle prime avvisaglie (negative) riscontrata da Luciano nei giorni di debutto alla Continassa. Tant'è che a più di qualche giocatore, ecco, ha fatto notare quanto la superficialità nelle giocate abbia spesso rovinato alcune azioni potenzialmente decisive. Ripartire dalle basi è stato insomma il must spallettiano. E ripartire dal talento è stato poi il passo necessariamente successivo.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

Spalletti e i discorsi alla Juve

Non a caso, Spalletti è partito dai discorsi individuali: ha parlato a Locatelli, si è spiegato con Thuram, ha puntato molto su McKennie. Saranno i tre alfieri del suo centrocampo, aspettando di comprendere meglio le intenzioni su Koopmeiners e soprattutto un eventuale regalo dal mercato. E poi? Poi ci sarà da mostrare personalità. E la personalità è quella che fa la differenza anche sui piazzati, per il mister. Bremer aiuterà, ma da Gatti a Thuram, passando per i tempi puliti di Kalulu, è difficile spiegarsi un approccio così molle sugli angoli.

Che sia nell'intento di difendersi, che sia in quello di portare a casa qualche gol realizzato. Insomma: margine per migliorare ce n'è, è anzi più di quanto aveva previsto lo stesso Spalletti. Che ha ereditato una Juve frammentata e da mettere insieme, un pezzo alla volta. Partendo da questi tre punti. Partendo da chi c'è.

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Un passo alla volta, poi la Juventus - quella vera, o almeno quella di Spalletti - arriverà. È ciò che si augura il tecnico di Certaldo, è la missione che ha intrapreso sin dall'inizio della sua avventura a Torino, dove prima di fare è costretto un po' a disfare. Non a decostruire, però: Lucio è partito dalle basi di Tudor per non irrompere, semmai per modificare, ampliare. Far sentire, a prescindere, i suoi a suo agio. Ci sono però tre elementi che deve giocoforza cambiare, per certi versi rifondare. Il primo: la Juve deve tornare a prendere pochi gol, altrimenti i risultati fanno fatica ad arrivare se allargati alla sterilità offensiva; il secondo: la costruzione bassa, cioè il giropalla, la qualità della manovra e già denunciata dal tercnico.

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Infine: i piazzati. Perché i bianconeri prendono così tante volte gol e quasi mai ne fanno? Ah, saperlo. A prescindere, e sin dai primi esercizi, Spalletti ha provato a testare la qualità del gruppo dal punto di vista prettamente tecnico, immaginando situazioni che in partita puntualmente si verificano. E allora: scambi stretti, fraseggi, l'insistenza sulla qualità dei passaggi, che è una delle prime avvisaglie (negative) riscontrata da Luciano nei giorni di debutto alla Continassa. Tant'è che a più di qualche giocatore, ecco, ha fatto notare quanto la superficialità nelle giocate abbia spesso rovinato alcune azioni potenzialmente decisive. Ripartire dalle basi è stato insomma il must spallettiano. E ripartire dal talento è stato poi il passo necessariamente successivo.

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