Un passo alla volta, poi la Juventus - quella vera, o almeno quella di Spalletti - arriverà. È ciò che si augura il tecnico di Certaldo, è la missione che ha intrapreso sin dall'inizio della sua avventura a Torino, dove prima di fare è costretto un po' a disfare. Non a decostruire, però: Lucio è partito dalle basi di Tudor per non irrompere, semmai per modificare, ampliare. Far sentire, a prescindere, i suoi a suo agio. Ci sono però tre elementi che deve giocoforza cambiare, per certi versi rifondare. Il primo: la Juve deve tornare a prendere pochi gol, altrimenti i risultati fanno fatica ad arrivare se allargati alla sterilità offensiva; il secondo: la costruzione bassa, cioè il giropalla, la qualità della manovra e già denunciata dal tercnico.
Juve, il must Spallettiano
Infine: i piazzati. Perché i bianconeri prendono così tante volte gol e quasi mai ne fanno? Ah, saperlo. A prescindere, e sin dai primi esercizi, Spalletti ha provato a testare la qualità del gruppo dal punto di vista prettamente tecnico, immaginando situazioni che in partita puntualmente si verificano. E allora: scambi stretti, fraseggi, l'insistenza sulla qualità dei passaggi, che è una delle prime avvisaglie (negative) riscontrata da Luciano nei giorni di debutto alla Continassa. Tant'è che a più di qualche giocatore, ecco, ha fatto notare quanto la superficialità nelle giocate abbia spesso rovinato alcune azioni potenzialmente decisive. Ripartire dalle basi è stato insomma il must spallettiano. E ripartire dal talento è stato poi il passo necessariamente successivo.
