Punto fermo dell'Ungheria
Non sarebbe questo, Toth, che punta a diventare un contorno di livello alla portata principale. E che sarebbe in fondo un nome che avrebbe il raro pregio di mettere d’accordo un po’ tutti: l’area scouting, per quant’è seguito; l’area tecnica, per le doti dimostrate; la parte fondamentalmente più economica e perciò attenta ai conti, per i costi che avrebbe, dal cartellino all’ingaggio eventualmente richiesto. Un’opportunità, sì. Che potrebbe essere colta con l’aiuto di un torinese doc come Marco Rossi, commissario tecnico dell’Ungheria: da quando l’ha chiamato a marzo, per il playout di ritorno contro la Turchia (quando ha conosciuto e affrontato Yildiz), non ne ha fatto davvero più a meno. Prima con una serie di spezzoni, poi lanciandolo titolare, come lo è stato inoltre nell’ultima gara con l’Irlanda, lo scorso 16 novembre. Settantacinque minuti in campo, tutti di livello. Nel suo destro sono riposte di fatto le speranze di una Nazionale che vive tanto di passato e spera altrettanto nel futuro. Oltre a capitan Szoboszlai e Kerkez del Liverpool, Alex è il primo nome. Quello che brilla di più.
