TORINO - Lo spavento non solo si è fatto realtà: l’ha proprio stravolta. Dusan Vlahovic rimarrà ai box fino alla prossima primavera. Non solo: dovrà essere pure operato. Una decisione presa già ieri, quando i risultati della risonanza sono diventati ufficiali. E allora, davanti alla «lesione di alto grado della giunzione muscolo - tendinea dell’adduttore lungo di sinistra», l’unico cruccio rimasto riguarda l’organizzazione del recupero, in modo da capire anche meglio i tempi del rientro. Il serbo rischia di restare ai margini per quattro mesi, se tutto andrà per il meglio potrà accelerare e farcela in tre, ma con qualche settimana aggiuntiva. Insomma: Spalletti non potrà contare su di lui per la riscossione punti, e tutto questo senza considerare il percorso, il dolore, più banalmente come andrà il post operatorio. La condizione da ritrovare. Ecco, siamo solo all’inizio di quella che sarà una montagna da scalare. E da farlo senza forzare la mano, né anticipare la sveglia fissata sul ritorno: il rischio è che un ko tiri l’altro, e che lo faccia in un momento ancor più delicato della stagione, che comunque DV9 salterà per buona parte.
Il periodo di stop
Saranno più o meno venti, le partite in cui risulterà assente. E ce n’è qualcuna da mani tra i capelli, a partire dallo scontro di domenica del Maradona, contro il Napoli, arrivando alla sfida esterna di San Siro, contro l’Inter. Nel mezzo ancora gli azzurri di Conte, la Champions e le sue gare più decisive, cioè Benfica e Pafos, con un occhio rivolto persino agli eventuali playoff. Ognuna senza il nove, ognuna senza quello che per Lucio è stato un fortissimo punto di riferimento, coi discorsi di contratto rinchiusi in un cassetto e neanche la possibilità di giocare su quei punti interrogativi. Almeno dal suo arrivo, Spalletti era riuscito a renderlo indiscutibilmente titolare, e questo aveva dato fiducia e responsabilità all’attaccante. Tanta. Forse troppa. Da giorni, infatti, Dusan lamentava fastidi muscolari, pur gestiti.
