Vlahovic shock: decisione presa, sarà operato! Tornerà in primavera: quali e quante partite salterà

I controlli hanno confermato i sospetti: DV9 verso lo stop di 4 mesi per una lesione di alto grado della giunzione muscolo-tendinea dell’adduttore lungo di sinistra

TORINO - Lo spavento non solo si è fatto realtà: l’ha proprio stravolta. Dusan Vlahovic rimarrà ai box fino alla prossima primavera. Non solo: dovrà essere pure operato. Una decisione presa già ieri, quando i risultati della risonanza sono diventati ufficiali. E allora, davanti alla «lesione di alto grado della giunzione muscolo - tendinea dell’adduttore lungo di sinistra», l’unico cruccio rimasto riguarda l’organizzazione del recupero, in modo da capire anche meglio i tempi del rientro. Il serbo rischia di restare ai margini per quattro mesi, se tutto andrà per il meglio potrà accelerare e farcela in tre, ma con qualche settimana aggiuntiva. Insomma: Spalletti non potrà contare su di lui per la riscossione punti, e tutto questo senza considerare il percorso, il dolore, più banalmente come andrà il post operatorio. La condizione da ritrovare. Ecco, siamo solo all’inizio di quella che sarà una montagna da scalare. E da farlo senza forzare la mano, né anticipare la sveglia fissata sul ritorno: il rischio è che un ko tiri l’altro, e che lo faccia in un momento ancor più delicato della stagione, che comunque DV9 salterà per buona parte.

Il periodo di stop

Saranno più o meno venti, le partite in cui risulterà assente. E ce n’è qualcuna da mani tra i capelli, a partire dallo scontro di domenica del Maradona, contro il Napoli, arrivando alla sfida esterna di San Siro, contro l’Inter. Nel mezzo ancora gli azzurri di Conte, la Champions e le sue gare più decisive, cioè Benfica e Pafos, con un occhio rivolto persino agli eventuali playoff. Ognuna senza il nove, ognuna senza quello che per Lucio è stato un fortissimo punto di riferimento, coi discorsi di contratto rinchiusi in un cassetto e neanche la possibilità di giocare su quei punti interrogativi. Almeno dal suo arrivo, Spalletti era riuscito a renderlo indiscutibilmente titolare, e questo aveva dato fiducia e responsabilità all’attaccante. Tanta. Forse troppa. Da giorni, infatti, Dusan lamentava fastidi muscolari, pur gestiti.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

Primi problemi in Nazionale

Erano nati con la Nazionale, ma eredità degli sforzi bianconeri. Già a Firenze aveva in fondo stretto i denti e sembrava averli messi alle spalle, poi a Bodo una smorfia di dolore durante il riscaldamento aveva messo staff tecnico e medico in allerta, a tal punto da considerarlo a rischio per il match contro il Cagliari. Il parere di Vlahovic? Lo si può immaginare. Come si può immaginare la difficoltà del momento, il dispiacere che ricalca le lacrime di sabato e si unisce allo sguardo della realizzazione all’uscita dal JMedical (dove si è ugualmente concesso ai tifosi), dopo meno di un’ora di controlli per la versione definitiva di quel che si è sospettato domenica e che al lunedì si è fatto più semplicemente un problema da affrontare. Inutile, invece, tornare su ciò che è stato, sulle possibilità di poter fare diversamente.

Vlahovic, la Juve e il nodo contratto

L’unico progetto diventa quello relativo al recupero, che metterà presto in standby tutto il resto. E non è poco. Perché parte dal nodo contratto, con l’appuntamento fissato per fine stagione con i vertici juventini, però ora chissà con quali carte da giocare. Del resto, ogni cosa è rimessa in discussione, a parte una: senza Dusan, sarà responsabilità corale prendere l’eredità, ma più di ogni altro è chiamato a rispondere il duo di attacco che avrebbe dovuto sostituirlo sin dall’inizio. Saranno giorni di verdetti, inevitabilmente. E saranno pure di chiarimenti: ci sarà una Juventus senza Vlahovic, anche se sembra difficile solamente immaginarla. 

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TORINO - Lo spavento non solo si è fatto realtà: l’ha proprio stravolta. Dusan Vlahovic rimarrà ai box fino alla prossima primavera. Non solo: dovrà essere pure operato. Una decisione presa già ieri, quando i risultati della risonanza sono diventati ufficiali. E allora, davanti alla «lesione di alto grado della giunzione muscolo - tendinea dell’adduttore lungo di sinistra», l’unico cruccio rimasto riguarda l’organizzazione del recupero, in modo da capire anche meglio i tempi del rientro. Il serbo rischia di restare ai margini per quattro mesi, se tutto andrà per il meglio potrà accelerare e farcela in tre, ma con qualche settimana aggiuntiva. Insomma: Spalletti non potrà contare su di lui per la riscossione punti, e tutto questo senza considerare il percorso, il dolore, più banalmente come andrà il post operatorio. La condizione da ritrovare. Ecco, siamo solo all’inizio di quella che sarà una montagna da scalare. E da farlo senza forzare la mano, né anticipare la sveglia fissata sul ritorno: il rischio è che un ko tiri l’altro, e che lo faccia in un momento ancor più delicato della stagione, che comunque DV9 salterà per buona parte.

Il periodo di stop

Saranno più o meno venti, le partite in cui risulterà assente. E ce n’è qualcuna da mani tra i capelli, a partire dallo scontro di domenica del Maradona, contro il Napoli, arrivando alla sfida esterna di San Siro, contro l’Inter. Nel mezzo ancora gli azzurri di Conte, la Champions e le sue gare più decisive, cioè Benfica e Pafos, con un occhio rivolto persino agli eventuali playoff. Ognuna senza il nove, ognuna senza quello che per Lucio è stato un fortissimo punto di riferimento, coi discorsi di contratto rinchiusi in un cassetto e neanche la possibilità di giocare su quei punti interrogativi. Almeno dal suo arrivo, Spalletti era riuscito a renderlo indiscutibilmente titolare, e questo aveva dato fiducia e responsabilità all’attaccante. Tanta. Forse troppa. Da giorni, infatti, Dusan lamentava fastidi muscolari, pur gestiti.

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