
L'Heysel è entrato alla Camera dei Deputati perché è nella casa della democrazia che si deve badare alla memoria e alla sua manutenzione. E tenere ben oliata la memoria della tragedia di Bruxelles, quando morirono 39 tifosi prima della finale di Coppa dei Campioni, il 29 maggio 1985, ha risvolti civili, morali, ma anche molto pratici perché, ancora oggi, quelle 39 vittime sono un monito forte di come stupidità e superficialità nell'organizzare un qualsiasi evento possano costare vite umane, ma anche di come la violenza, anche quella verbale, sia da estirpare dal tifo per restituire allo sport una cornice consona e che ne faccia risaltare i reali valori. "Si deve ricordare, perché nel ricordo c'è la speranza che cose di questo tipo non accadano più. Il calcio è uno sport e deve essere un divertimento, una giornata che poteva essere di festa si è trasformata in una giornata di tragedia e sofferenza. Del calcio devono rimanere solo le emozioni da trasmettere ai figli", l'introduzione della tavola rotonda è proprio del presidente della Camera, Lorenzo Fontana, tifoso di calcio (Verona) e frequentatore di stadi, cosa che rende il suo intervento incisivo e sentito. "Quando ho visto il documentario non ho dormito bene. Io porto mia figlia allo stadio. Sapere che a Bruxelles sono morti anche dei bambini è terrificante".
Proposta di legge per istituire una giornata della memoria
L'evento è un'occasione per ricostruire i fatti in modo reale, con la voce di chi c'era, come Sergio Brio che, per l'ennesima volta (ma non è mai abbastanza) spiega come quella partita si doveva giocare per ragioni di ordine pubblico, altrimenti i morti sarebbero stati dieci volte tanto, che i giocatori conoscevano una versione molto edulcorata dei fatti e solo a tarda notte hanno conosciuto la verità. Ma è anche l'occasione di fare il punto sulla legge proposta da Fabrizio Comba per istituire una giornata della memoria dedicata all'Heysel che venga accompagnata da attività a tutto tondo per continuare a fare informazione, a ricordare e migliorare la cultura. La legge dovrebbe essere approvata in pochissimo tempo e riceve il plauso da parte del presidente della Juventus, Gianluca Ferrero (che ha ricordato le tante e sempre più vive attività del club per tenere viva la memoria dell'Heysel) e Andrea Lorentini, presidente dell'Associazione delle vittime. Siamo un Paese dove si fanno troppe leggi e le leggi vengono usate come strumento un po' troppo universale. C'è chi potrebbe dire che forse non era necessaria una legge per non scordarci dell'Heysel, delle sue vittime e soprattutto dei suoi insegnamenti. Ma qualsiasi gesto possa aiutare a ricordare è giusto e va perseguito. Il nocciolo della questione sarà il seguito della legge, come verranno sviluppate le attività. E per questo, Emilio Targia, dà a tutti l'appuntamento fra un anno (e Fontana lo coglie con entusiasmo) per fare un punto, per capire se il semino gettato nella mattinata di ieri a Roma nella Sala del Refettorio, abbia iniziato a germogliare.
La differenza tra il tifo buono e quello cattivo
È d'altronde proprio Targia l'anima dell'evento: giornalista e scrittore, corona con l'evento alla Camera un anno di intensa attività con il suo libro "Una notte all'Heysel", il suo podcast e il suo spettacolo teatrale he ha portato un po' ovunque, rievocando ricordi, spolverano la memoria. Anche il presidente dello Juventus club Parlamento, Marco Osnato (in sala c'è anche il fondatore Maurizio Paniz), riflette sul concetto di memoria: "Quella vicenda per troppi anni è stata dimenticata o riassunta in modo sommario, distorcendo il senso dei fatti. Non si ricordavano le vittime o la tragica disorganizzazione belga, ma il fatto che la Juve non avrebbe dovuto giocare e che quella era un coppa insanguinata. Ecco perché è giusto ristabilire la verità e ricordare nel modo giusto". Ricordare, dunque, è il verbo della giornata. Perché ricordare l'Heysel, parlarne, capire veramente cos'è successo, quarant'anni fa, in uno stadio europeo segna la differenza tra il tifo buono e quello cattivo. Perché esiste un tifo sano, fatto di emozioni e passione, che ha bisogno di luoghi sicuri, di rispetto reciproco e di cultura sportiva per crescere. Ed esiste un tifo cattivo che si nutre di ignoranza e nell'ignoranza prolifera.
