Undici di partenza e giropalla
Le scelte cervellotiche di Thiago Motta e la confusione di Tudor appartengono al passato. Ora c’è una squadra che sempre più spesso si può recitare a memoria: tolto il primo tempo di Bodo, la Juve è diventata riconoscibile nell’undici di partenza e pure nel modulo, al netto di un passaggio alla difesa a quattro destinato a diventare presto realtà. Spalletti con questo gruppo non alza mai la voce, se non in campo durante la partita. Si è spazientito solo dopo il primo tempo col Pafos: ha chiesto una reazione e l’ha ottenuta subito. I decibel aumentati hanno sortito effetto proprio perché sfoderati esclusivamente in caso di necessità. La ragione di stato, in Champions League, lo prevedeva. Infine, ma non per importanza, il costante martellamento sul giro palla. Un tarlo inculcato nella testa dei giocatori sin dal primo giorno. Ci è voluto più di un mese per produrre la prestazione di Bologna: significa che la goccia ha scavato la pietra. Spalletti - molto abile anche nella gestione dei cambi - con questo approccio sta ricostruendo la Juve. L’ha voluta lui, la bicicletta. Pure un po’ sgangherata: ha accettato una rosa fatta da altri e un contratto dai minuti contati, vista la scadenza a giugno. Sì è fidato di se stesso e del suo orgoglio ferito dopo la delusione di Coverciano: ha fatto bene.
