Carnevali: "Frattesi e la Juve, vi spiego. Locatelli venduto all'Arsenal! Muharemovic magari..."

L'intervista esclusiva all'ad del Sassuolo sui temi più caldi del momento, calciomercato e non solo: "Volevo Chiellini, lo dissi proprio a Tuttosport"

TORINO - Giovanni Carnevali, sì, ha passato un bel Natale. Col pareggio di Bologna e pure con un posto al sole in classifica: il Sassuolo naviga in acque tranquille. C’è spazio per un bel sorriso distensivo di fine anno: «Ho preso tre chili: troppe cene in pochi giorni. Devo stare attento a Grosso, rischio che mi pesi (ride, ndr)». C’è solo l’orizzonte neroverde nei suoi pensieri. E pure qualche bel ricordo, legato ai pupilli di ieri, di oggi e persino di domani.

"Sassuolo, un bel 9"

Carnevali, chiudiamo insieme il 2025. Che voto dà al suo Sassuolo? «Un bel 9. Per il percorso in Serie B, che è stato fantastico, ma anche per il buonissimo ritorno nella massima serie. Abbiamo cambiato tanti giocatori, ci sono tanti nuovi, ma siamo messi bene: siamo molto soddisfatti, in misura maggiore rispetto alla classifica e ai punti».

Ad un gruppo di ragazzi giovanissimi avete aggiunto un veterano come Matic. Come le è venuta quest’intuizione? «Matic è il campione più forte che abbiamo mai avuto, lo volevamo già prima che andasse alla Roma. Ci abbiamo messo un’ora a mettere tutto nero su bianco. Grosso, quando gliel’abbiamo proposto, ci ha detto: “Magari”. Conoscevamo il suo spessore tecnico e umano».

L’anno trascorso in Serie B è stato salutare per il vostro progetto? Dopo 11 anni consecutivi di Serie A, l’impressione è che ormai lavoraste col pilota automatico... «Eravamo finiti in una bolla. Non avevamo una squadra da retrocessione, ma dentro quella bolla non riuscivamo a venirne fuori, nemmeno con la scelta di Ballardini. Ma dal giorno in cui siamo finiti in B siamo usciti da quella bolla: abbiamo scelto Grosso e poi i giocatori da trattenere, senza doverci ridimensionare. Abbiamo riscoperto il calcio del territorio, non so se ci abbia fatto bene o male».

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

"Frattesi può giocare ovunuque"

A proposito di allenatore: quanto è bravo Grosso in una scala da 1 a De Zerbi? «Grosso è un allenatore da grande squadra, ha personalità simile a De Zerbi. Entrambi vogliono fare qualcosa di diverso nel calcio e stimolano anche le società a crescere».

Ha già in mente un momento ideale per lasciarlo andare? «Dipende anche dalle chiamate che arriveranno per Grosso, noi cerchiamo di valorizzare le persone da sempre. Nessuno mi ha ancora chiesto di lui, ma a chi lo dovesse fare direi che è da grande club. Senza mentire».

Si è chiesto perché si parli così poco di Grosso? «Lui tra gli allenatori giovani è uno dei più bravi in assoluto, ma è un tipo riservato. Non è da pubbliche relazioni: per me è un pregio».

Davide Frattesi e Giacomo Raspadori, due delle cessioni più ricche della storia del Sassuolo, potrebbero cambiare maglia già a gennaio. «Frattesi e Raspadori sono due giocatori che amo, se fossi in un grande club li prenderei sempre. Frattesi è richiesto dalla Juve e può giocare in qualsiasi squadra, anche per le caratteristiche che ha. La Juve lo voleva quando è andato all’Inter, così come il Napoli. L’Inter è stata solo più determinata e ha fatto la differenza la volontà del ragazzo».

E la Roma punta su Raspadori. Completerebbe l’attacco di Gasperini? «Lo prenderei, senza dubbio. Non so solo quanto l’Atletico Madrid sia disposto a lasciarlo andare facilmente. Non penso sia così semplice».

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"Muharemovic, magari la Juve..."

Si è chiesto il perché Frattesi non sia riuscito ad imporsi all’Inter? «All’Inter ci sono tanti campioni, ma penso che Frattesi abbia sempre fatto bene. Se lui gioca, può emergere. Se viene qui al Sassuolo gioca noi lo riprendiamo subito (ride, ndr)».

Del Sassuolo di oggi il nome del momento è Tarik Muharemovic. Ha un prezzo? «Muharemovic non lo dobbiamo vendere per forza. Vogliamo valorizzarlo. Avevo già venduto Locatelli all’Arsenal, ma preferiva la Juventus e abbiamo scelto di accontentarlo rinunciando a qualche soldo in più. Per noi Tarik non ha un prezzo oggi, perché molto dipende da chi ce lo chiede. Ha un grande potenziale, è normale che se arriva un grande club lo ascoltiamo. Poi, però, dobbiamo trovare anche un sostituto».

Chi si è già mosso per lui? «Qualche approccio lo abbiamo già avuto. Non con il Bournemouth, con l’Inter sì, ma non ci sono richieste ufficiali. Pure il Bologna l’altra sera mi ha chiesto di Muharemovic».

Una sua cessione può aiutare la Juve, per via del 50% che incasserebbere sulla rivendita del ragazzo. «Penso al nostro di mercato, non certo agli incastri della Juve. Magari Muharemovic può interessare pure alla Juve stessa, chissà...».

Voi avete notato Muharemovic nella Next Gen bianconera. Quanto aiuta avere una seconda squadra? «La seconda squadra dovrebbe essere quasi obbligatoria. Devono avere utilità per la prima squadra, ma anche per il sistema Italia. Certo, va studiato un modo per non perdere la territorialità del calcio in Italia, perché è l’anima dell’intero movimento. Ma i club devono valorizzare i giovani. Noi ci abbiamo provato due anni fa, ma il Milan ci ha pensato poco prima di noi e non abbiamo avuto spazio».

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"Berardi è tutto"

Ritenterete lo stesso iter per partecipare alla Serie C con un ipotetico Sassuolo B? «Ci riproveremo, purché non si vada troppo per le lunghe. Ma il tema è più ampio: poche realtà in Italia investono sul settore giovanile. In pochi ci credono. Io piuttosto rinuncio a qualcosa per la prima squadra pur di dare più budget al vivaio. E poi le strutture. In Italia, però, manca meritocrazia: club come il nostro andrebbero premiati o incentivati per i giovani che riescono a valorizzare anno dopo anno».

Nei fatti cosa bisogna cambiare per aiutare club simili al vostro? «Anche le nuove normative non ci aiutano: non è possibile che un ragazzo che entra nella scuola calcio a 6 anni poi a 14 se ne possa andare in un altro club senza che chi perde il giocatore non riceva un indennizzo. In alcuni casi sono normative europee. Si fa poco per migliorare il prodotto. Noi dirigenti dobbiamo avere una visione più globale. Non possiamo più pensare al nostro orticello. Senza questo approccio, resterà tutto fermo».

Siamo ormai nel 2026, il Mondiale è alle porte. Ci andremo? «Me lo auguro di cuore, ma non è facile, in Europa il livello si è alzato tanto anche in federazioni “minori”».

L’eventuale mancato approdo al Mondiale ritiene che debba spingere Gravina a fare un passo indietro? «Non penso che Gravina sia il problema del nostro calcio. Per me non è un tema legato ai vertici, ora non ci dobbiamo nemmeno pensare. Ora dobbiamo andare al Mondiale, punto. Abbiamo vinto gli Europei anche grazie ad un giocatore del Sassuolo».

Già, Domenico Berardi. Cosa rappresenta per lei? «Domenico è tutto. È un simbolo, un campione, una bandiera. Dobbiamo solo dirgli grazie. Qui sta bene, proprio come me: sono 13 anni che sono al Sassuolo, ma questa è la mia grande società. Non ho bisogno di una big, qui ho già tutto. Ce lo teniamo stretto, anche in Serie B è stato determinante».

Come ha fatto a trattenerlo nel momento in cui si era deciso ad andare? «La Juve due anni fa ci ha provato, lui ci sarebbe andato. Ma la Juve non diede il valore giusto al giocatore, per cui è stato semplice trattenerlo».

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"Chiellini, lo dissi a Tuttosport..."

A proposito di Juve, ha già avuto modo di conoscere la nuova dirigenza? «No, non ho mai avuto il piacere di conoscere Comolli. Non l’ho visto e nemmeno ci ho parlato al telefono».

Qual è il suo interlocutore alla Juve? «Conosco il presidente Ferrero e ho un bel rapporto con Chiellini. Lui si ricorda sempre che una volta dissi, proprio a Tuttosport, che l’avrei voluto al Sassuolo. Giorgio potrà diventare un grande dirigente, ha tanta voglia di imparare. Per il momento, quando devo confrontarmi con la Juve, parlo con lui».

Tornando al Sassuolo, da quale giocatore si aspetta una crescitra esponenziale? «Le dico Lipani, che è un 2005: è giovane, è fortissimo, immagino un futuro simile a Locatelli. Ora trova meno spazio, ma ha una prospettiva importantissima».

Qual è la squadra che più l’ha sorpresa nel 2025? «Il Napoli. Chi vince ha sempre ragione. Mi sono piaciuti De Laurentiis e Conte».

E i giocatori? «Nico Paz mi ha colpito. E ne aggiungo un altro: McTominay».

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"De Zerbi, mi meraviglia una cosa"

In casa Sassuolo sta esplodendo Muric, il portiere. «Muric non è una rivelazione per noi. Abbiamo pure Koné e Volpato, che ha possibilità notevoli. Abbiamo tanti giovani forti».

Si è mai pentito di aver lasciato andare troppo presto qualche giocatore? «Mai pentito di nessuno, neanche di aver lasciato le ex fidanzate. Ma con Frattesi e Locatelli ancora un po’ con noi avremmo potuto creare una squadra veramente grande».

Con De Zerbi in panchina, magari... «Sono davvero meravigliato del fatto che in Italia nessuno abbia pensato a lui quest’estate. Beato chi lo prenderà, prima o poi».

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TORINO - Giovanni Carnevali, sì, ha passato un bel Natale. Col pareggio di Bologna e pure con un posto al sole in classifica: il Sassuolo naviga in acque tranquille. C’è spazio per un bel sorriso distensivo di fine anno: «Ho preso tre chili: troppe cene in pochi giorni. Devo stare attento a Grosso, rischio che mi pesi (ride, ndr)». C’è solo l’orizzonte neroverde nei suoi pensieri. E pure qualche bel ricordo, legato ai pupilli di ieri, di oggi e persino di domani.

"Sassuolo, un bel 9"

Carnevali, chiudiamo insieme il 2025. Che voto dà al suo Sassuolo? «Un bel 9. Per il percorso in Serie B, che è stato fantastico, ma anche per il buonissimo ritorno nella massima serie. Abbiamo cambiato tanti giocatori, ci sono tanti nuovi, ma siamo messi bene: siamo molto soddisfatti, in misura maggiore rispetto alla classifica e ai punti».

Ad un gruppo di ragazzi giovanissimi avete aggiunto un veterano come Matic. Come le è venuta quest’intuizione? «Matic è il campione più forte che abbiamo mai avuto, lo volevamo già prima che andasse alla Roma. Ci abbiamo messo un’ora a mettere tutto nero su bianco. Grosso, quando gliel’abbiamo proposto, ci ha detto: “Magari”. Conoscevamo il suo spessore tecnico e umano».

L’anno trascorso in Serie B è stato salutare per il vostro progetto? Dopo 11 anni consecutivi di Serie A, l’impressione è che ormai lavoraste col pilota automatico... «Eravamo finiti in una bolla. Non avevamo una squadra da retrocessione, ma dentro quella bolla non riuscivamo a venirne fuori, nemmeno con la scelta di Ballardini. Ma dal giorno in cui siamo finiti in B siamo usciti da quella bolla: abbiamo scelto Grosso e poi i giocatori da trattenere, senza doverci ridimensionare. Abbiamo riscoperto il calcio del territorio, non so se ci abbia fatto bene o male».

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