La prima sveglia felice, quella che si accoglie impazientemente, senza fastidio, come un bambino a Natale, la Juventus l’ha già avuta. Quella che Luciano Spalletti aveva raccontato il giorno della sua presentazione in bianconero: «Un giorno ci si sveglia e si scopre di essere di livello superiore». E un passo in avanti la Juve lo ha decisamente fatto, arrivando a tagliare il primo traguardo intermedio. Quello che certifica che la squadra è diventata gruppo: che le responsabilità sono condivise e il loro peso diventa più leggero se distribuito sulle spalle di ognuno. E le gioie sono collettive, perché ogni conquista, anche individuale, diventa più bella se festeggiata insieme ai compagni con i quali quotidianamente si suda e si lavora. Si riparte da quell’abbraccio di Reggio Emilia che è come l’incipit di un nuovo capitolo, quello che porta ad una nuova sveglia. Quella che segnala un nuovo livello raggiunto: una squadra continua, che macina vittorie in serie ed è in grado di lanciare un messaggio a tutto il campionato. Un continuo viavai tra la dimensione onirica e la realtà, un’alternanza che però poggia su qualcosa di concreto come il terreno di gioco.
Riecco Kelly, a destra Kalulu e Bremer...
Quello dell’Allianz Stadium che ospiterà la partita contro la Cremonese di lunedì sera, quello della Continassa sopra al quale il tecnico di Certaldo sperimenta e cerca le soluzioni migliori. Una di queste è stato il passaggio al 4-2-3-1, più lento di quanto si potesse immaginare al momento del suo arrivo, ma inesorabile e, alla fine, anche la scelta sul tempismo ha pagato. Adesso, però, non si torna più indietro e, al netto di una situazione fluida che cambia continuamente forma all’interno della partita, la Juventus continua così, con la linea a quattro che si dispiega davanti Di Gregorio. Per la sfida di lunedì sera, Spalletti recupera Lloyd Kelly che ieri è tornato ad allenarsi integralmente con il gruppo e di conseguenza si candida ad una maglia da titolare, se non dovesse farcela attenzione ancora a Koopmeiners. Lì dietro, Spalletti ha costruito le sue certezze e quelle della squadra, appoggiando le fondamenta su colonne solidissime. A destra Kalulu, sempre in campo e arrivato oggi a 2.340 minuti stagionali; lo stesso Kelly è quarto in questa speciale classifica (1.980’) e a sinistra Cambiaso, quinto con 1.935’. A completare il reparto Gleison Bremer (781’), più indietro nel minutaggio a causa del lungo stop per infortunio, ma non certo meno centrale nel progetto. Il piano originale studiato per il brasiliano avrebbe previsto un po’ di riposo, ma in assenza di Gatti - destinato a rientrare comunque all’inizio della prossima settimana - e Rugani i margini si riducono e la coperta si riscopre ancora una volta corta.
Risalendo il campo diventa sempre più difficile perdersi in mezzo alla nebbia e a illuminare il percorso sono ancora le certezze seminate dall’allenatore. La coppia di centrocampo formata da Locatelli e Thuram è il paradosso della quadratura del cerchio. L’italiano mette in campo la necessaria spigolosità che serve in fase di interdizione, il francese ha quella sgroppata tonda che permette alla Juve di alzare il baricentro. Servirebbe più precisione negli ultimi metri, un altro traguardo intermedio da ricercare nelle prossime settimane, sempre per quella storia dello svegliarsi ad un livello superiore. Infine, è davanti che invece vengono rimescolate le carte.
Non parliamo certo di Kenan Yildiz, secondo solo a Kalulu per minutaggio (2.061’), e insostituibile della Juve, anche se l’obiettivo sarebbe quello di assegnargli un vice proveniente dal mercato. La linea di trequartisti, in vista della Cremonese, può completarsi al centro con Miretti, alla ricerca di continuità e del definitivo salto di qualità, quello che trasforma i condizionali in imperativi. A destra uno dei punti interrogativi: Conceiçao non è ancora rientrato in gruppo e c’è la coda per prendere il suo posto. Zhegrova o McKennie, è questo uno dei dubbi ancora da sciogliere, con lo statunitense in vantaggio. Per finire, c’è lo slot da prima punta da occupare. In questo caso, l’assist può arrivare dall’entusiasmo che Jonathan David si trascina da Reggio Emilia, in attesa che anche Openda possa imboccare lo stesso sentiero.
Risalendo il campo diventa sempre più difficile perdersi in mezzo alla nebbia e a illuminare il percorso sono ancora le certezze seminate dall’allenatore. La coppia di centrocampo formata da Locatelli e Thuram è il paradosso della quadratura del cerchio. L’italiano mette in campo la necessaria spigolosità che serve in fase di interdizione, il francese ha quella sgroppata tonda che permette alla Juve di alzare il baricentro. Servirebbe più precisione negli ultimi metri, un altro traguardo intermedio da ricercare nelle prossime settimane, sempre per quella storia dello svegliarsi ad un livello superiore. Infine, è davanti che invece vengono rimescolate le carte.
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