Kolo Muani, Osimhen e il mercato
Sul mercato Spalletti non dà spiragli: "Come ho sempre detto è in mano alla società, è giusto così perché io faccio un ruolo differente. Quello che ci siamo detti precedentemente è quello che pensiamo da sempre. Se ci fosse un modo di aiutare la squadra è quello che ci siamo detti e abbiamo indicato da sempre in comune accordo. Ora si vedrà in queste ultime ore se è possibile fare qualcosa oppure no. Ma questo non inciderà sulla forza che noi andremo a mettere nel lavoro quotidiano. La società sta lavorando in maniera ininterrotta per questa possibilità che abbiamo di andare a tentare di migliorare la nostra rosa e si aspetta". Su Kolo Muani: "Questa fa parte di quanto detto sul mercato. Io son d’accordo con la società e la società è d’accordo con me". E Osimhen: "Ne ho tante su Osimhen. Se parlo di lui mi piace parlare anche di Icardi. Tutti e due, in maniera differente, hanno il numero 9 come gruppo sanguigno. Hanno qualità indubbie, con loro due hai tutti i piani: il piano A, il piano B, il piano C. Con loro hai le soluzioni, devi solo decidere come fare a rientrare in casa: se citofonare o buttare giù la porta (ride ndr), o abbatterla. Osimhen la abbatte, quell’altro in area di rigore come finalizzazione è stato uno dei più forti attaccanti che ho avuto la fortuna di allenare".
L'allenamento invisibile di Spalletti
Sull'allenamento invisibile: "È la definizione corretta perché stanno a casa (ride ndr). Pensano ad avere un pensiero per quello che è il momento del ritorno. Oggi ci dobbiamo preparare alla partita di domani e non è un inserimento al lavoro settimanale che facevamo ma va fatto uno switch mentale. Quando si gioca così tanto bisogna trovare l’equilibrio nel tanto: gioco tanto, mi riposo tanto, mi alleno tanto. Tutto tanto, non un pochino di questo o dell’altro. Poi van fatte suddivisioni nette, e il pensiero deve essere attivo. Non c’è tempo di staccare e pensare in maniera soft, si stacca ma si pensa alla partita di domani. Io devo fare questo, ma non c’è altra soluzione se non farli riposare per quella che è la stanchezza determinata in una gara. Nei tre giorni io la impongo e ritengo sia giusto così. Ci son stato dentro, ho parlato coi giocatori, sono esperienze fatte di anni e anni. Quello che non siamo stati bravi a modificare è che si fa come quando si giocava una volta a settimana, ora bisogna fare diversamente. Si accorcia tutto e si fa così, poi vedremo in futuro se sarà la scelta giusta o sbagliata ma mi fido totalmente dei miei giocatori. Abbiamo a che fare con professionisti super top".