Comolli-Ottolini, no alla Juve testarda: l'esempio lampante che spiega i muri per Icardi e Kolo

Spalletti dovrà puntare su David e Openda, in attesa del ritorno di Vlahovic dopo il grave infortunio: dentro il mancato acquisto della punta

Il rammarico, per un colpo che avrebbe potuto davvero cambiare faccia al mercato invernale della Juventus, va di pari passo con la rassicurante consapevolezza che più di così - forse - si sarebbe potuto fare ben poco. Ottolini e Comolli hanno scandagliato il mercato della punta con il righello in mano: margine di manovra ridotto, formule obbligate, soltanto prestiti con diritto per profili su cui i club proprietari hanno alzato muri incompatibili con le disponibilità bianconere. Così, tra esplorazioni, flirt e dietrofront, il risultato è un nulla di fatto che non sorprende chi conosce il perimetro stretto entro cui si è mossa la dirigenza. L’esempio più lampante - forse - coincide proprio con il primo dei “no” incassati dalla Juventus: quello di En-Nesyri.

En-Nesyri e Mateta, cosa è successo

I bianconeri, dopo giorni e giorni di trattative - con Ottolini che ha scelto di incontrare personalmente in Turchia i dirigenti del Fenerbahce - avevano trovato la quadra per un prestito oneroso (5 milioni) con diritto di riscatto a 20. Sembrava tutto fatto, prima che fosse lo stesso giocatore a mettersi di traverso e a rifiutare il trasferimento in virtù della formula stessa dell’affare: 6 mesi di prestito senza la minima certezza di un futuro a Torino al termine della stagione. Da lì, la virata su profili inseguiti fino agli ultimi giri di orologio del mercato, a cominciare da Mateta, scaricato a sorpresa dal Milan - disposto fino a ieri mattina a comprarlo a titolo definitivo versando 35 milioni nelle casse del Crystal Palace - per il responso negativo delle visite mediche.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

Kolo Muani, il muro Frank

La Juve ha provato a rintavolare la trattativa con il club inglese proprio lì dove si era arenata una decina di giorni fa: prestito con diritto di riscatto, che sarebbe diventato obbligo al verificarsi di determinate condizioni. Niente da fare: il Crystal, pur avendo preso Strand Larsen per la cifra record di 43 milioni di sterline, ha scelto di trattenere l’attaccante francese a Londra. Stesso esito per l'altro connazionale a lungo inseguito dai bianconeri, nonché preferito di Spalletti: Randal Kolo Muani. Alla fine, al netto del desiderio del ragazzo di riabbracciare i compagni bianconeri, i tentativi di giornata della Juventus non hanno portato al risultato sperato. Il tecnico degli Spurs, Thomas Frank, si è espresso direttamente con la proprietà per far sì che Kolo restasse in Premier, dal momento che il mercato non sembrava offrire piste alternative allettanti.

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Juve, com'è andata con Icardi

Meglio, dunque, non correre il rischio di trovarsi senza punte, alla luce dei recenti infortuni di Kudus e Richarlison. Diversi, invece, gli sviluppi sul fronte Icardi, accantonato nella notte di domenica di fronte alle richieste del Galatasaray. La Juve ha incassato con compostezza, senza intestardirsi nel consultare la lista delle seconde e terze linee, in cui figuravano Beto, Demirovic e Ilenikhena. Niente attaccante, si andrà avanti così. Spalletti non demorde e, ora che David ha ripreso a segnare, può permettersi comunque di guardare avanti con speranza. Il presente chiede equilibrio, il futuro promette ambizione: per i colpi d’artificio, del resto, ci sarà un’estate intera…

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Il rammarico, per un colpo che avrebbe potuto davvero cambiare faccia al mercato invernale della Juventus, va di pari passo con la rassicurante consapevolezza che più di così - forse - si sarebbe potuto fare ben poco. Ottolini e Comolli hanno scandagliato il mercato della punta con il righello in mano: margine di manovra ridotto, formule obbligate, soltanto prestiti con diritto per profili su cui i club proprietari hanno alzato muri incompatibili con le disponibilità bianconere. Così, tra esplorazioni, flirt e dietrofront, il risultato è un nulla di fatto che non sorprende chi conosce il perimetro stretto entro cui si è mossa la dirigenza. L’esempio più lampante - forse - coincide proprio con il primo dei “no” incassati dalla Juventus: quello di En-Nesyri.

En-Nesyri e Mateta, cosa è successo

I bianconeri, dopo giorni e giorni di trattative - con Ottolini che ha scelto di incontrare personalmente in Turchia i dirigenti del Fenerbahce - avevano trovato la quadra per un prestito oneroso (5 milioni) con diritto di riscatto a 20. Sembrava tutto fatto, prima che fosse lo stesso giocatore a mettersi di traverso e a rifiutare il trasferimento in virtù della formula stessa dell’affare: 6 mesi di prestito senza la minima certezza di un futuro a Torino al termine della stagione. Da lì, la virata su profili inseguiti fino agli ultimi giri di orologio del mercato, a cominciare da Mateta, scaricato a sorpresa dal Milan - disposto fino a ieri mattina a comprarlo a titolo definitivo versando 35 milioni nelle casse del Crystal Palace - per il responso negativo delle visite mediche.

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