TORINO - Nell’immobilismo del mercato bianconero alla voce “bomber”, giace quantomeno una certezza consolatoria, più preziosa - forse - dell’ipotetico arrivo di un centravanti pescato dalla cesta degli esuberi. Una terza o quarta scelta, ingaggiata nelle ultime ore di trattative - tanto per - come rincalzo temporaneo da dare in pasto alle frange più esigenti dell’immaginario juventino. Spalletti, del resto, aveva chiesto un profilo con determinate caratteristiche: un attaccante di spessore europeo, un realizzatore strutturato a livello fisico e abile nel legare il gioco con la squadra. Altrimenti, meglio lasciar perdere. Identikit difficilmente conciliabile con le risorse economiche destinate dalla dirigenza bianconera per questa finestra di mercato.
La discutibile formula Openda
La Juve ci ha provato fino all’ultimo per Kolo Muani. Ma quando ha incassato il no definitivo del Tottenham - deciso a trattenere il francese in prestito, in virtù dei tanti infortuni che hanno afflitto il reparto offensivo - non è incappata nello stesso errore commesso pochi mesi fa, quando si è lasciata guidare dalla frenesia tesserando in extremis Openda con un formula discutibilissima: prestito oneroso di 3 milioni con obbligo condizionato (che scatterà sicuramente al termine della stagione) a 42 milioni. Ha scelto la via della cautela, così da garantirsi un mercato estivo senza compromessi, in cui potrebbe proprio essere il belga a farsi da parte per finanziare il colpo top in attacco.
