"Io di calcio sono solo un tifoso della Juventus, mi occupo di altre cose. Quindi la premessa doverosa è che parlo da tifoso, non da esperto". E tifoso lo è davvero, Camillo Venesio, amministratore delegato della Banca del Piemonte e vicepresidente dell’Associazione Bancaria Italiana. Tifoso che ama e soffre dal 1965. Quello che omette, nella premessa che reitera infinitamente nella chiacchierata, è che della Juventus è stato anche consigliere d’amministrazione dal 2006 al 2015, ovvero dalla tempesta al trionfo, partecipando a momenti e decisioni. Oggi è spesso allo stadio, sempre davanti alla tv, comunque vicino a quell’amore adolescenziale.
Venesio, la Juve e quel periodo complicato
Buongiorno Venesio, a che punto è la Juve? Mi spiego: con la prospettiva di chi ha vissuto da vicino i momenti felici e quelli difficili, la fase critica che dura quasi quattro anni sta finendo o tifare Juve è ancora una questione di pazienza e sacrificio? "Per me il momento duro sta finendo. La Juve, parlo di quella che va in campo, che poi è quella che conta, sta tornando a essere Juve. Lo dico da tifoso".
Però, lei ha vissuto un periodo così complicato e dentro la Juve. "La mia esperienza da consigliere è iniziata nel 2006 ed è durata fino al 2015. Sono entrato nel momento della retrocessione e Calciopoli che aveva spazzato via tutto. Fu un momento durissimo. Io mi occupavo delle cose finanziarie e gestionali, ma non posso dimenticare quella partita a Rimini, quando iniziavamo la B, peraltro con 9 punti di penalità. In quel Rimini giocava Matri, che poi è stato uno degli uomini della rinascita. Ma in quel momento c’erano gli sponsor che abbandonavano la Juve e difficoltà ovunque. Ma la proprietà, che all’epoca fece un aumento di capitale di 100 milioni, non è mai mancata. Poi siamo tornati in A e abbiamo fatto un terzo e un secondo posto, nutrendo l’illusione di essere tornati quelli di prima, ma poi arrivarono i due settimi posti che ci riportarono indietro".
