Una squadra di mostri
Qualche anno più tardi, nel ciclo dei nove scudetti durante il quale qualche illustre collega affermava polemicamente che la Juve avrebbe dovuto disputare un "campionato a parte", Daniele prova più volte a spiegare quanto siano onorevoli quei secondi posti alle spalle dei bianconeri, quanto sia labile ma profondo il confine tra chi ci prova con orgoglio e chi invece riesce a vincere un anno dopo l'altro: nel 2017, per esempio, afferma che "se non avessimo avuto la Juventus davanti, una squadra di mostri, questa Roma sarebbe stata ricordata a lungo. Purtroppo davanti abbiamo una squadra leggendaria che sta facendo la storia del calcio, ma questo si capirà meglio con gli anni".
La Juve sfiorata
Il tentativo della Juventus di portarlo a Torino da giovanissimo in cambio di Davids, la stima per gli amici rivali Buffon e Chiellini, il rapporto speciale con Lippi, le tante critiche alla confusione che regna su regolamenti e decisioni arbitrali in questi anni, tanto da trovare una nota positiva nell'incredibile caso Bastoni-Kalulu: "meno male che è accaduto in Inter-Juventus. Almeno in questo modo l'hanno visto in tutto il mondo…". Tante frasi non scontate, che hanno portato agli applausi di oggi e allo striscione apparso allo Stadium già nel giorno del suo addio al calcio giocato: "Ciao De Rossi, prima uomo, poi calciatore". È il saluto di un popolo cui è mancato un po' troppo spesso il rispetto da parte dei rivali a Daniele De Rossi, romano di Ostia, romanista nell'anima, che non ha mai rinnegato neanche una briciola del suo amore ma ha preferito, per tutta la sua carriera, non seguire il conformismo che fa da contorno al nostro calcio. Per questo, anche per questo, ben vengano gli striscioni, ben vengano gli applausi.
