Milan-Juve e gli avversari Ibra e Allegri
Su Ibrahimovic in vista di Milan-Juve: "È il mio miglior nemico perché siamo stati compagni di squadra e ci siamo incontrati tante volte in partite che non potevano non essere importanti. L'ho sempre considerato un fuoriclasse e non ha vinto palloni d'oro soltanto perché ha avuto la sfortuna di vivere la sua carriera in mezzo a Messi e Ronaldo che sono due extraterrestri. Ma chi ci ha giocato insieme sa quanto è forte e quanto è in grado di poter fare la differenza. Nemico perché ha giocato sempre nelle squadre dove la rivalità era maggiore. Per me è sempre stato un banco di prova come difensore per alzare il mio livello di gioco. Il migliore è perché abbiamo un buon rapporto di stima reciproca. Sono contento sia nel mondo del calcio". Su Allegri: "La stagione del Milan è quella che mi aspettavo. Sono sempre stato convinto che il Milan è una squadra dove Max poteva trovare subito la quadratura e raggiungere la Champions League. Sin da inizio stagione ho sempre visto l'Inter come grande favorita per lo scudetto. Il Napoli che lo scorso anno ha vinto ha dovuto affrontare la Champions League e ti porta via tante energie. La rosa dell'Inter era quella più strutturata con l'incognita dell'allenatore, ma Chivu si è dimostrato all'altezza. Il Milan ha fatto un buon campionato facendo sognare per un certo periodo di poter star dietro all'Inter, ma personalmente ho sempre creduto in quel che ha detto Max. In questo momento c'è la griglia di partenza di inizio stagione, punto più o punto meno è così con l'eccezione del Como che ha fatto qualcosa di straordinario".
Il calcio italiano e i giovani
Sul calcio italiano e i giovani: "Credo che ogni squadra debba trovare un mix e la storia degli ultimi campionati italiani ha detto che ci vuole un po' più di esperienza. Questa squadra piano piano ci sta arrivando per naturale evoluzione dell'età e oggi sono in grado di reggere meglio quel che due anni fa non riuscivano. Fa parte della vita, la cosa più difficile è che non hai un tempo infinito. I progetti a lungo termine non esistono, ma in mezzo devi avere una serie di obiettivi altrimenti nel calcio non arrivi". Sull'Italia: "In quell'Europeo c'era il giusto mix. Io avevo quasi 38 anni e ora a quest'età far giocare le persone in Nazionale diventi un folle. Quando siamo stati eliminati dai Mondiali nel 2018 avevo 34 anni e pensavo di aver chiuso il mio ciclo azzurro, ma se non do l'addio alla Nazionale è grazie a poche persone. La prima cosa che mi ha detto Mancini è stata: 'Non ti prometto niente ma finché stai così io ti convoco e con me giochi'. Si percepiva un'atmosfera straordinaria per l'Europeo che poi abbiamo vinto. C'era qualcosa di speciale e non è un caso che abbiamo ancora il record di partite consecutive senza sconfitta". Sull'importanza dei blocchi in Nazionale: "Sono importanti nel senso che non hai tempo di lavorare per allenarti e quindi sapere dove sono i tuoi compagni senza dover pensare. L'aiuto che ti dà la Nazionale è che magari con qualcuno non ci giochi tutti i giorni ma ci giochi da tre, quattro, cinque anni in azzurro e li conosci a memoria. Io una cosa che trovo manchi sempre di più nel calcio moderno è il parlare, non c'è più comunicazione e si è persa l'importanza della parola in campo. Purtroppo è quasi scomparso".
