Il ricordo del 1996
Con la Steaua Bucarest, si legge dalle pagelle, fa «recuperi impossibili». Cioè?
«Sinceramente? Li ho trascinati! Nella prima fase, il percorso è stato netto, salto i Rangers e poi la trasferta di Bucarest: impressionante. L’aereo non partiva e siamo arrivati a ridosso della partita per il ghiaccio. Era pure la prima di Lombardo dopo un grave infortunio: bel battesimo...».
Poi le due con il Real Madrid. Gioca la prima, salta la seconda.
«Avevo la febbre! Una sensazione bruttissima vedere i miei compagni dalla tv. Ma la partita con il Real ci ha fatto capire le nostre qualità. Lippi ci disse: “Ragazzi, magari loro sono anche più forti di noi e su dieci partite ne vincono nove. Ma una la vinciamo noi ed è quella di stasera”».
La finale: che partita è stata?
«In una foto si vede un’entrata di Vierchowod incredibile: io sono sotto di lui, dietro di me salta Davids, che già lì capisce cosa sia la Juventus. E infatti, quel rigore sbagliato...».
L’avete poi preso in giro, Davids?
«Ovviamente. Lo facevamo per farlo sentire a suo agio e lo riempivamo di complimenti. Comunque, quella partita, meritavamo di chiuderla prima».
L’ha visto, il rigore di Jugovic?
«Si era presentato sul dischetto con quel suo ghigno: chissà che cavolo si rideva. Io ero a metà campo. C’è una foto che mi ritrae con Luca Vialli: non se la sentiva di guardare il rigore e quindi volgeva lo sguardo dalla parte opposta, finché non ci siamo resi conto di essere diventati campioni d’Europa. Siamo caduti in un abbraccio, insieme. Quel momento resterà per sempre nel mio cuore».
