La Juve di oggi e del futuro
Ha citato l’infortunio: aveva ricevuto migliaia di lettere che le auguravano pronta guarigione.
«Sì, e infatti dissi: “Ditemi cos’ho davvero!” (ride, ndr). In quell’occasione l’Avvocato Agnelli mi venne a trovare in ospedale alle 7 del mattino, mettendo tutti in agitazione: mi raccontò delle sue fratture. Poco dopo una delegazione della squadra: mi portarono una protesi di gamba firmata da tutti. Che bastardi...».
Vive a Torino, ama Napoli.
«Ormai sono 32 anni. Due città e due socie tà che mi hanno dato davvero tanto. Quando posso torno a Napoli, dove ho i miei affetti. So che sono due tifoserie avversarie, però sono felice di quel che sono riuscito a dare a entrambe. Pur vivendo a Torino da anni, sono napoletano e orgoglioso di esserlo».
Cosa vuol dire essere un giocatore della Juventus?
«Una grande responsabilità. Questa società ha una storia importantissima, fatta di grandi successi, di enormi calciatori. I miei compagni sono stati fondamentali per farmi capire il peso della maglia».
Ora, questo lavoro di consapevolezza, lo sta facendo Spalletti?
«Non c’è dubbio che possa farlo, ma ma servono anche giocatori di spessore. Per me ha tutte le caratteristiche per infondere nella testa dei ragazzi questa mentalità. Per me è importante che ci sia un gruppo solido, però. Non per tornare al ‘96, ma noi avevamo la possibilità di disporre di tanti giocatori italiani. Forti. Veramente forti. Per me fa ancora la differenza: ti dà una conoscenza del campionato, delle pressioni e delle tensioni. Penso a Zidane: ha iniziato con grosse difficoltà, poi è emerso ed è stato quel giocatore stratosferico che ricordiamo. Il merito è stato soprattutto del gruppo».
Uno come Bernardo Silva aiuterebbe?
«Grandissimo giocatore. Però penso a Modric, De Bruyne: tutti fenomeni. E mi chiedo: ma com’è che alla loro età fanno ancora così tanto la differenza? Ben vengano, ma non a un’età così avanzata. Intanto i nostri giovani forti, come Calafiori e Tonali, se ne vanno all’estero».
Rinconfermerebbe Vlahovic?
«Mi sembra una questione prettamente economica e i soldi, ecco, non è che debba metterli io. Credo non sia sostenibile, considerata la situazione attuale. Le direi di sì, ma a condizioni diverse».
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