Bremer, il mentore che non ti aspetti: "Mi diceva sempre...". Poi l'incubo: "Lì mi sono preoccupato"

Il difensore della Juve si racconta, parla della sua esperienza in Italia e del Mondiale col Brasile: "Ancelotti non guarda solo il campo"

Bremer si è raccontato a tutto tondo a ESPN Brasile, ripercorrendo le tappe più importanti della sua carriera e soffermandosi soprattutto sulla crescita avuta in Italia. Il difensore della Juventus ha ricordato gli insegnamenti ricevuti da Mazzarri ai tempi del Torino e i preziosi consigli di Bonucci e Chiellini, spiegando come la scuola italiana lo abbia trasformato in un centrale più completo e consapevole. Nel corso dell’intervista ha parlato anche dei difficili infortuni affrontati negli ultimi anni, del percorso verso il Mondiale con il Brasile e delle sue sensazioni in vista del derby contro il Torino. Non sono mancati, infine, gli elogi ad Ancelotti e alcune parole sul ritorno di Neymar in Nazionale.

Bremer, la lezione dell'Italia e i consigli di Mazzarri

"In questi quattro anni sono successe tante cose, non solo in campo ma anche fuori. Ho avuto l'infortunio, che mi ha insegnato molto. Sento di avere una corazza, di essere più forte, esperto. Ho già vissuto tante situazioni e spero di aiutare il gruppo e la squadra a raggiungere il nostro obiettivo, non solo in campo ma anche con il mio atteggiamento, con le parole, incoraggiando gli altri. Il nostro obiettivo è andare lì per vincere" - così Bremer ha iniziato l'intervista. Il difensore della Juve ha spiegato poi come la Serie A lo abbia fatto crescere: "Quando sono arrivato in Italia ho capito che la concezione del difensore era completamente diversa rispetto al Brasile. In Brasile si guarda molto al difensore tecnico, che magari dribbla, fa goal. In Italia impari davvero a difendere. Per me è stata una scuola incredibile, sia al Torino che alla Juventus. Ho avuto allenatori italiani, come Mazzarri, che mi hanno insegnato tantissimo. Mi diceva: 'Devi sistemare meglio il corpo, in area devi marcare, non guardare solo il pallone, perché l'attaccante ti va alle spalle e segna'. Sono stati questi piccoli dettagli a formarmi".

La scuola italiana e i dialoghi con Bonucci

Poi ha proseguito: "Sono arrivato a 21 anni, molto giovane, ed è lì che ho costruito la mentalità e la solidità del difensore che sono oggi. L'Italia è famosa per la tattica. Basta pensare a Maldini, Cannavaro, Chiellini, Bonucci. La scuola italiana per un difensore è qualcosa di importantissimo. Ti insegna tantissimo e io ho avuto la fortuna di apprendere molto, con Bonucci parlavamo molto, mi dava sempre consigli. Lui faceva parte di quella che per me è stata la miglior difesa italiana: Chiellini, Bonucci, Barzagli e Buffon. Hanno raggiunto finali di Champions, vinto tantissimo insieme. Cerco solo di assorbire tutto quello che possono insegnarmi. Anche Chiellini, pur senza averci giocato insieme, quando gli scrivo mi aiuta sempre".

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

Il derby di Torino e la vicinanza alla Juve

Bremer ha poi parlato anche del derby della Mole tra il Torino e la Juve, cha avrebbe potuto giocare da ex, ma il difensore è squalificato: "Sarà una gara difficile. Ho giocato nel Torino e so cosa significa un derby per loro, soprattutto all'ultima giornata. Però sono fiducioso. Ho fiducia nella squadra e spero che faremo una grande partita per conquistare la vittoria. Io sarò lì con la squadra, a tifare e sostenere tutti. La nostra parte dobbiamo farla: vincere la partita".

I brutti infortuni e il percorso verso il Mondiale

Il difensore della Juve ha parlato anche di brutti momenti: "Ho sempre avuto in mente l'idea di tornare in Nazionale. Quello che non mi aspettavo era un secondo infortunio. Questo mi ha preoccupato molto, perché di solito chi si rompe il legamento crociato sta fuori per molto tempo e, al rientro, di solito soffre molto di problemi muscolari. Questa era la mia principale preoccupazione fino ad allora. Ecco perché mi sono allenato così duramente. Oltre all'ottima struttura che ho nel club, ho anche ingaggiato un preparatore atletico che mi seguisse a casa. Ho fatto tutto pensando di arrivare in forma per i Mondiali e le convocazioni. Poi è arrivato l'infortunio al menisco, un altro intervento chirurgico, ed è lì che ho iniziato a preoccuparmi. In quel momento ti passano per la testa mille pensieri, ma ho capito che quello che dovevo fare era lavorare. Quindi mi sono concentrato sui dettagli: dormire bene, mangiare bene, prendermi cura del mio corpo. E oggi ne sto raccogliendo i frutti".

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L'elogio ad Ancelotti 

A proposito del Mondiale, non potevano mancare due parole anche per il ct Ancelotti: "La sua carriera parla da sola. Ovunque sia andato ha vinto tutto. Gli manca solo la Coppa del Mondo. Credo che noi abbiamo la possibilità di vincerla. È un allenatore straordinario, di primissimo livello. Nonostante sia arrivato in corsa, ha saputo adattarsi ai giocatori e creare un rapporto con noi. Nell'ultima convocazione veniva, si sedeva con noi, parlava. Questo è molto importante per creare feeling tra giocatore e allenatore. È uno dei suoi punti di forza. Ci sono altre Nazionali più avanti dal punto di vista del lavoro insieme, ma il Mondiale è una competizione che allo stesso tempo è lunga e brevissima. Passa in fretta, basta un episodio per cambiare tutto. Dobbiamo restare concentrati al massimo, perché è un mese che verrà ricordato per tutta la vita".

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La convocazione di Neymar

In Brasile da diversi giorni la città è in festa per la convocazione di Neymar, anche se sono da monitorare le sue condizioni fisiche: "Siamo felici. È un giocatore che ha segnato un'epoca. Da anni gioca ad altissimo livello. Ha avuto lo stesso infortunio che ho avuto io, quindi ha avuto difficoltà nel rientro, ma fa parte del percorso. È un fuoriclasse mondiale per tutto quello che ha vinto. Può dare tantissimo, non solo in campo ma anche fuori. È una persona molto amata nel gruppo. Con Diniz abbiamo già vissuto momenti insieme e tutti gli vogliono bene. Ancelotti guarda non solo il campo, ma anche la persona. Questo è uno dei suoi grandi punti di forza".

Poi ha concluso con una panoramica sul Mondiale"Passa velocissimo. Basta guardare l'Argentina nell'ultima Coppa: ha perso la prima partita e ha dovuto reagire immediatamente. Una partita può decidere se passi primo, secondo o addirittura se vieni eliminato. Serve massima concentrazione. Il Marocco è arrivato in semifinale nell'ultimo Mondiale. È una squadra da tenere d'occhio. La Scozia ha giocatori che conosco bene: McTominay, Ferguson, Robertson. Non esistono più squadre facili come in passato. Qualsiasi Nazionale può sorprenderti. Le favorite? Francia, che ha già un ciclo consolidato. Argentina, campione in carica. Inghilterra. Spagna".

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Bremer si è raccontato a tutto tondo a ESPN Brasile, ripercorrendo le tappe più importanti della sua carriera e soffermandosi soprattutto sulla crescita avuta in Italia. Il difensore della Juventus ha ricordato gli insegnamenti ricevuti da Mazzarri ai tempi del Torino e i preziosi consigli di Bonucci e Chiellini, spiegando come la scuola italiana lo abbia trasformato in un centrale più completo e consapevole. Nel corso dell’intervista ha parlato anche dei difficili infortuni affrontati negli ultimi anni, del percorso verso il Mondiale con il Brasile e delle sue sensazioni in vista del derby contro il Torino. Non sono mancati, infine, gli elogi ad Ancelotti e alcune parole sul ritorno di Neymar in Nazionale.

Bremer, la lezione dell'Italia e i consigli di Mazzarri

"In questi quattro anni sono successe tante cose, non solo in campo ma anche fuori. Ho avuto l'infortunio, che mi ha insegnato molto. Sento di avere una corazza, di essere più forte, esperto. Ho già vissuto tante situazioni e spero di aiutare il gruppo e la squadra a raggiungere il nostro obiettivo, non solo in campo ma anche con il mio atteggiamento, con le parole, incoraggiando gli altri. Il nostro obiettivo è andare lì per vincere" - così Bremer ha iniziato l'intervista. Il difensore della Juve ha spiegato poi come la Serie A lo abbia fatto crescere: "Quando sono arrivato in Italia ho capito che la concezione del difensore era completamente diversa rispetto al Brasile. In Brasile si guarda molto al difensore tecnico, che magari dribbla, fa goal. In Italia impari davvero a difendere. Per me è stata una scuola incredibile, sia al Torino che alla Juventus. Ho avuto allenatori italiani, come Mazzarri, che mi hanno insegnato tantissimo. Mi diceva: 'Devi sistemare meglio il corpo, in area devi marcare, non guardare solo il pallone, perché l'attaccante ti va alle spalle e segna'. Sono stati questi piccoli dettagli a formarmi".

La scuola italiana e i dialoghi con Bonucci

Poi ha proseguito: "Sono arrivato a 21 anni, molto giovane, ed è lì che ho costruito la mentalità e la solidità del difensore che sono oggi. L'Italia è famosa per la tattica. Basta pensare a Maldini, Cannavaro, Chiellini, Bonucci. La scuola italiana per un difensore è qualcosa di importantissimo. Ti insegna tantissimo e io ho avuto la fortuna di apprendere molto, con Bonucci parlavamo molto, mi dava sempre consigli. Lui faceva parte di quella che per me è stata la miglior difesa italiana: Chiellini, Bonucci, Barzagli e Buffon. Hanno raggiunto finali di Champions, vinto tantissimo insieme. Cerco solo di assorbire tutto quello che possono insegnarmi. Anche Chiellini, pur senza averci giocato insieme, quando gli scrivo mi aiuta sempre".

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Bremer, il mentore che non ti aspetti: "Mi diceva sempre...". Poi l'incubo: "Lì mi sono preoccupato"
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