Il progetto cessione sfumato, più di due milioni a gol: dentro l’addio di Vlahovic alla Juve

Tra gli acquisti più costosi nella storia del club, DV9 con i bianconeri ha vinto solo una Coppa Italia e non è riuscito a incidere come avrebbe voluto

C’è chi sostiene che dirsi addio non abbia, alla fine, poi tutta questa importanza: ciò che davvero conta è il tempo passato assieme. Ed è proprio su questa considerazione che scricchiolano terribilmente i quattro anni e mezzo che Dusan Vlahovic ha trascorso con il numero 9 della Juventus sulle spalle. Un peso che, alla fine dei conti, si è rivelato troppo greve dal punto di vista emotivo e tecnico: due aspetti che, combinati, gli hanno impedito di confermarsi all’altezza delle attese di ciò che aveva fatto intravvedere nella Fiorentina e (soprattutto) delle cifre che ha mobilitato tra acquisto e ingaggio.

Vlahovic, quell'adrenalina Juve

Eh sì, perché il suo arrivo rappresentò una straordinaria botta di adrenalina per il mondo bianconero. Uno dei dirigenti che faceva parte di quella gestione racconta spesso che l’acquisto di Dusan, nel gennaio del 2022, cambiò il clima all’interno della Continassa: da plumbeo che era diventato dopo il repentino addio di Cristiano Ronaldo, una vera e propria fuga, divenne di nuovo frizzante e dopo quel clamoroso colpo di mercato che rappresentò una iniezione di orgoglio e di potenza: la Juve era tornata dominante.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

L'operazione e i bonus

E il senso di quell’operazione ideata da Maurizio Arrivabene era, tutto sommato, legata anche a questo aspetto oltre che a quello tecnico. Con la prospettiva, però, di poter poi rivendere il centravanti prima che i conti ne risentissero in maniera troppo pesante anche in relazione all’onerosissimo contratto che il club bianconero propose a Vlahovic per convincerlo a lasciare la Fiorentina. Che, a sua volta, si fece una ragione del “tradimento” (figurarsi se un’operazione di questo tipo non avrebbe scatenato rigurgiti dialettici) grazie a una sostanziosa remunerazione della cessione: la Juventus versò alla Fiorentina 70 milioni di euro, pagabili in tre esercizi, a cui si aggiunsero 11,6 milioni tra contributo di solidarietà e oneri accessori, oltre a ulteriori 10 milioni di bonus.

Totale di 91,6 milioni di euro per il cartellino. Una enormità che ha reso il centravanti serbo uno degli acquisti più onerosi nella storia della Juventus. A completare, anzi, ad aggravare questo salasso economico hanno contribuito l’ingaggio e i suoi meccanismi moltiplicatori. Eh sì, perché Vlahovic è partito da un compenso netto di 7 milioni di euro a stagione, destinato a crescere progressivamente grazie a una struttura contrattuale che, osservato oggi, appare perfino masochistico.

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Incapacità di gestire tensioni

Il 30 giugno 2025 è scattato il primo bonus fedeltà che ha portato l’ingaggio a 10,5 milioni netti. Il 30 giugno 2026, infine, ecco il secondo incremento che ha alzato la quota a quota 12 milioni. Circa 90 milioni totali, tra lordo e netto, che hanno portato la cifra dell’investimento a 180 milioni. Il progetto di Arrivabene e degli altri dirigenti, lo ricordiamo, era quello di cedere Vlahovic a fronte dell’incremento delle sue performance. Un progetto legittimo, ma ardito già dal punto di vista economico e, soprattutto, che non teneva conto delle insidie e delle variabili che si porta dietro il calcio. Come, per esempio, gli acciacchi fisici (nello specifico una pubalgia) che hanno fin da subito minato le performance di Dusan.

Ma, soprattutto, la sua difficoltà a calarsi mentalmente in una realtà come quella della Juventus in cui pesano più i gol sbagliati (quello contro l’Inter a San Siro durante la gestione Allegri il più significativo, ma anche il palo nei playoff di Champions a Eindhoven con Motta) di quelli segnati (quello nella finale di Coppa Italia contro l’Atalanta nel 2024 il punto più alto), con l’evidente incapacità di gestire tensioni e stress a fronte di una grinta malintesa che ha sì suggestionato i tifosi, ma che alla fine ha mostrato la realtà di una inadeguatezza caratteriale e, in definitiva, pure tecnica.

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I numeri: ogni gol 2,6 mlioni

I numeri non lo hanno premiato: 168 presenze complessive, 16 assist e 68 gol totali. A voler essere pignoli, ogni gol è costato 2,6 milioni di euro, una roba fuori dal normale. Pignoli e pure venali, direte voi, ma non è che Dusan si sia (legittimamente, per carità) san francescanizzato ora che il suo contratto andava in scadenza pur di aumentare le possibilità di rinnovo con la Juve. Anzi, durante i rari e malmostosi incontri dei mesi scorsi è risuonata in maniera stonata quella frase (“ma credete davvero che io possa guadagnare meno di David?”) che tra l’altro ha riportato in superficie le indiscrezioni di rapporti non proprio idilliaci nello spogliatoio.

Dusan, chissà, pensava di avere la fila di pretendenti, invece fino a ora si è mosso solo il Besiktas, non esattamente l’alta nobiltà europea. E alla Juve sembrano davvero decisi a chiudere i cancelli della Continassa: «Personalmente non ho parlato con Dusan Vlahovic – ha premesso l’ad bianconero, Giovanni Carnevali, per poi affondare - Nel calcio certe possibilità non ci sono oggi e domani possono riaprirsi. È sicuramente un giocatore importante, ma allo stato attuale non rientra nei nostri pensieri». Già, perché più che l’addio pesa il tempo passato insieme...

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C’è chi sostiene che dirsi addio non abbia, alla fine, poi tutta questa importanza: ciò che davvero conta è il tempo passato assieme. Ed è proprio su questa considerazione che scricchiolano terribilmente i quattro anni e mezzo che Dusan Vlahovic ha trascorso con il numero 9 della Juventus sulle spalle. Un peso che, alla fine dei conti, si è rivelato troppo greve dal punto di vista emotivo e tecnico: due aspetti che, combinati, gli hanno impedito di confermarsi all’altezza delle attese di ciò che aveva fatto intravvedere nella Fiorentina e (soprattutto) delle cifre che ha mobilitato tra acquisto e ingaggio.

Vlahovic, quell'adrenalina Juve

Eh sì, perché il suo arrivo rappresentò una straordinaria botta di adrenalina per il mondo bianconero. Uno dei dirigenti che faceva parte di quella gestione racconta spesso che l’acquisto di Dusan, nel gennaio del 2022, cambiò il clima all’interno della Continassa: da plumbeo che era diventato dopo il repentino addio di Cristiano Ronaldo, una vera e propria fuga, divenne di nuovo frizzante e dopo quel clamoroso colpo di mercato che rappresentò una iniezione di orgoglio e di potenza: la Juve era tornata dominante.

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