C’è chi sostiene che dirsi addio non abbia, alla fine, poi tutta questa importanza: ciò che davvero conta è il tempo passato assieme. Ed è proprio su questa considerazione che scricchiolano terribilmente i quattro anni e mezzo che Dusan Vlahovic ha trascorso con il numero 9 della Juventus sulle spalle. Un peso che, alla fine dei conti, si è rivelato troppo greve dal punto di vista emotivo e tecnico: due aspetti che, combinati, gli hanno impedito di confermarsi all’altezza delle attese di ciò che aveva fatto intravvedere nella Fiorentina e (soprattutto) delle cifre che ha mobilitato tra acquisto e ingaggio.
Vlahovic, quell'adrenalina Juve
Eh sì, perché il suo arrivo rappresentò una straordinaria botta di adrenalina per il mondo bianconero. Uno dei dirigenti che faceva parte di quella gestione racconta spesso che l’acquisto di Dusan, nel gennaio del 2022, cambiò il clima all’interno della Continassa: da plumbeo che era diventato dopo il repentino addio di Cristiano Ronaldo, una vera e propria fuga, divenne di nuovo frizzante e dopo quel clamoroso colpo di mercato che rappresentò una iniezione di orgoglio e di potenza: la Juve era tornata dominante.
