Suzuki al Psg e l'asse Parigi-Torino: la formula per portare alla Juve il preferito di Spalletti

I bianconeri mettono in pausa il resto delle trattative per i portieri: prima vogliono provare ad assicurarsi il giapponese

TORINO - Per alcuni potrà pure fare male all’orgoglio, ma è indubbio che tra i contorni dell’affare Suzuki si celino effetti benefici. Non solo per i conti, s’intende, dal momento che la Juve si assicurerebbe tra i pali - anche solo per una stagione - la migliore delle alternative possibili. Se non altro, quella che più di tutte godrebbe del placet di Luciano Spalletti, alla luce delle tante piste sfumate nel giro dell’ultimo mese e mezzo. Da Alisson a Svilar, passando per il Dibu MartinezCarnesecchi e Maignan: profili, al momento, inavvicinabili per una Juve costretta a fare mercato con l’ausilio della calcolatrice. Non c’è spazio - allora - per la retorica quando ti ritrovi a ristrutturare da zero una rosa a mani nude, dovendo fare i conti con le macerie progettuali delle precedenti gestioni. Ben venga, dunque, un bagno di realtà, tanto cinico quanto intelligente, all’insegna del pragmatismo. Materia reintrodotta senza mezzi termini dal neo apparato dirigenziale bianconero.

Juve-Suzuki, il piano con il PSG prende forma

L’idea è la stessa che vi raccontiamo da giorni: quella di attendere l’affondo del Psg su Suzuki per poi prelevarlo in prestito secco dai parigini, dal momento che questi - stando a quanto trapela dalla Francia - non sarebbero disposti a garantirgli fin da subito la titolarità. Non a caso è stato lo stesso ds Campos - appurato il disinteresse nei confronti di Chevalier - a proporre ai bianconeri tale scenario. Il tutto a margine dei confronti per il ritorno in bianconero di Kolo Muani.


La Juve non ha storto il naso. Anzi: si è detta disposta ad approfondire i discorsi, a patto - però - che il prestito non comporti alcun costo al di fuori dell’ingaggio del giapponese.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

Mercato Juve, le alternative a Suzuki convincono meno

Ed è su questi dettagli, in sostanza, che i due club avranno modo di discutere nei prossimi giorni. Le ragioni? Diverse e riconducibili - appunto - al risicato margine di manovra sul mercato, all’impossibilità di percorrere le piste di cui sopra, oltre a dubbi non trascurabili in merito al rapporto qualità-prezzo delle varie alternative sul mercato. A cominciare da Atubolu, su cui la Juve starebbe frenando, alla luce dell’immobilismo del Friburgo, tutt’altro che disponibile ad abbassare le pretese per il cartellino del tedesco, valutato 15 milioni. Passando poi per Trubin (non si è andati oltre i sondaggi delle scorse settimane) e Vicario.


Quest’ultimo già “prenotato”, in virtù dell’apertura del Tottenham al prestito con diritto di riscatto, ma poco gradito dall’area sportiva che si interroga - comprensibilmente - se possa davvero propiziare un “upgrade” tecnico consistente al parco portieri bianconero.

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Juve, attesa per Suzuki: la trattativa entra nella fase decisiva

Del resto, se la Juve volesse davvero Vicario, relegato da De Zerbi ai margini della rosa - e verrebbe da chiedersi il perché - lo avrebbe già preso da un pezzo... Prima, infatti, il duo Carnevali-Massara vuole assicurarsi di aver esperito ogni tentativo possibile sul fronte Suzuki. Da qui, la scelta di mettere in standby il resto delle trattative. Per la fumata bianca è solo questione di ore, con il Psg che verserà nelle casse del Parma una cifra vicina ai 35 milioni di euro. E se le pari troveranno subito la quadra, non è da escludere che Suzuki possa fare tappa al J-Medical già nel corso della prossima settimana.

Un investimento a tempo, utile per convogliare le risorse in altre zone del campo, e rimandare la maxi spesa per la porta alla prossima sessione estiva. E cioè quando la Juventus - speranzosa di poter contare sui proventi della Champions League - potrà godere di un bilancio sgonfiato dalle tossine e puntare con forza fin da subito sui primissimi slot. Ora la palla passa alle diplomazie di Torino e Parigi. Se l’incastro sull’ingaggio troverà un punto d’incontro rapido, Spalletti avrà il suo portiere e la Juve il tempo necessario per pianificare la vera rivoluzione. Un anno di transizione calcolata, insomma, in attesa che il mercato torni a essere una questione di scelte e non solo di necessità.

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TORINO - Per alcuni potrà pure fare male all’orgoglio, ma è indubbio che tra i contorni dell’affare Suzuki si celino effetti benefici. Non solo per i conti, s’intende, dal momento che la Juve si assicurerebbe tra i pali - anche solo per una stagione - la migliore delle alternative possibili. Se non altro, quella che più di tutte godrebbe del placet di Luciano Spalletti, alla luce delle tante piste sfumate nel giro dell’ultimo mese e mezzo. Da Alisson a Svilar, passando per il Dibu MartinezCarnesecchi e Maignan: profili, al momento, inavvicinabili per una Juve costretta a fare mercato con l’ausilio della calcolatrice. Non c’è spazio - allora - per la retorica quando ti ritrovi a ristrutturare da zero una rosa a mani nude, dovendo fare i conti con le macerie progettuali delle precedenti gestioni. Ben venga, dunque, un bagno di realtà, tanto cinico quanto intelligente, all’insegna del pragmatismo. Materia reintrodotta senza mezzi termini dal neo apparato dirigenziale bianconero.

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L’idea è la stessa che vi raccontiamo da giorni: quella di attendere l’affondo del Psg su Suzuki per poi prelevarlo in prestito secco dai parigini, dal momento che questi - stando a quanto trapela dalla Francia - non sarebbero disposti a garantirgli fin da subito la titolarità. Non a caso è stato lo stesso ds Campos - appurato il disinteresse nei confronti di Chevalier - a proporre ai bianconeri tale scenario. Il tutto a margine dei confronti per il ritorno in bianconero di Kolo Muani.


La Juve non ha storto il naso. Anzi: si è detta disposta ad approfondire i discorsi, a patto - però - che il prestito non comporti alcun costo al di fuori dell’ingaggio del giapponese.

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