TORINO - Per alcuni potrà pure fare male all’orgoglio, ma è indubbio che tra i contorni dell’affare Suzuki si celino effetti benefici. Non solo per i conti, s’intende, dal momento che la Juve si assicurerebbe tra i pali - anche solo per una stagione - la migliore delle alternative possibili. Se non altro, quella che più di tutte godrebbe del placet di Luciano Spalletti, alla luce delle tante piste sfumate nel giro dell’ultimo mese e mezzo. Da Alisson a Svilar, passando per il Dibu Martinez, Carnesecchi e Maignan: profili, al momento, inavvicinabili per una Juve costretta a fare mercato con l’ausilio della calcolatrice. Non c’è spazio - allora - per la retorica quando ti ritrovi a ristrutturare da zero una rosa a mani nude, dovendo fare i conti con le macerie progettuali delle precedenti gestioni. Ben venga, dunque, un bagno di realtà, tanto cinico quanto intelligente, all’insegna del pragmatismo. Materia reintrodotta senza mezzi termini dal neo apparato dirigenziale bianconero.

Juve-Suzuki, il piano con il PSG prende forma
L’idea è la stessa che vi raccontiamo da giorni: quella di attendere l’affondo del Psg su Suzuki per poi prelevarlo in prestito secco dai parigini, dal momento che questi - stando a quanto trapela dalla Francia - non sarebbero disposti a garantirgli fin da subito la titolarità. Non a caso è stato lo stesso ds Campos - appurato il disinteresse nei confronti di Chevalier - a proporre ai bianconeri tale scenario. Il tutto a margine dei confronti per il ritorno in bianconero di Kolo Muani.
La Juve non ha storto il naso. Anzi: si è detta disposta ad approfondire i discorsi, a patto - però - che il prestito non comporti alcun costo al di fuori dell’ingaggio del giapponese.
