Una frase di Spalletti colpisce più delle altre, a due giorni dalla sconfitta contro l'Inter. È questa: «Abbiamo dei difensori che sanno fare il loro lavoro, cioè quello di difendere. Il problema è che quando abbiamo la palla dobbiamo fare meglio nella costruzione perché abbiamo la necessità di impostarla meglio di come abbiamo fatto in questa partita». Serve altro? Servirebbe Lucumi, in realtà, l'uomo ormai individuato dalla dirigenza bianconera per sopperire alla mancanza lamentata dal tecnico. Poi però anche un po' di coraggio, qualche scelta più forte, soluzioni pure estemporanee per uscire dal pantano delle preoccupazioni come della pressione avversaria. Per questo motivo, già nelle prossime sedute di Perth, è plausibile che Spalletti possa tornare a cucire il vestito più comodo, partendo così da una difesa a quattro. Gli è piaciuta di più, la Juventus del secondo tempo. Gli sono piaciuti i movimenti di Celik, quel lavoro a fisarmonica ad accompagnare l'azione, in più le distanze e gli spazi: ritrovati in un attimo. E per fortuna, perché almeno Lucio ha così una traccia da cui ricominciare, una trama per la tela, l’opportunità di tornare sui suoi passi e per questo motivo l'occasione di farne qualcuno in più in avanti.
La missione di Spalletti
Non che sia una questione di numeri - Spalletti non li ama -, però domani con il Palermo per questo motivo si potrebbe rivedere il 4-2-3-1, almeno in partenza, con il terzino turco miglior attore non protagonista: a lui il ruolo di ago della bilancia, dunque una maglia da titolare e la missione di diventare fondamentale nelle due fasi. In realtà, nella fantasia dell'allenatore juventino, c'è pure una duplice missione: la prima riguarda appunto ridare certezze alla sua squadra, riportando il gruppo a lavorare su situazioni tattiche conosciute e magari da lì sviluppare nuovi scenari di gioco; la seconda è consegnare maggiore concretezza pure alla linea difensiva, cercando di aumentare il filtro del centrocampo, chiedendo uno sforzo fisico (adesso che ne hanno un po’ di più) agli esterni offensivi. In fondo, Conceicao ha dimostrato di essere già in palla, a prescindere dal gol; Yildiz non potrà forzare, ma deve mettere minuti e dovranno sembrare ai livelli di una partita; può poi sfruttare il genio di Alajbegovic, la sana anarchia di McKennie che in realtà è il vero punto d'equilibrio. Ecco, sì, lo si intuisce anche da qui: prendere quanto di buono fatto vedere nel finale della scorsa stagione e iniziare a metterlo nel motore di questa Juve, che ha avuto un ritmo solido in tutta la preseason, ma anche un passaggio a vuoto solamente con l'Inter ed esclusivamente nel primo tempo.
