Caro Orsato, il pestone a Yildiz tutto ok?
C’è chi si sente derubato (e si fa sentire), chi ha bullizzato l’arbitro, chi reclama per un fallo di mano in area, chi per una manata sul muso all’inizio di un’azione che ha portato al gol. Niente male per una sola giornata, la prima di campionato che segna un cambiamento di filosofia arbitrale. O così ci hanno copiosamente spiegato. E poi c’è uno che si è rotto il piede e salterà i prossimi tre mesi del suddetto campionato. Per chi non lo sapesse si chiama Kenan Yildiz e l’arbitro Ayroldi, domenica scorsa, non ha neanche fischiato il fallo per quel pestone o se preferite “step on foot” che, tanto, dirlo in inglese non fa meno male. Ora, nel calcio ci si infortuna spesso e, giustamente, il regolamento non prevede sempre una corrispondenza tra la gravità dell’infortunio e il provvedimento disciplinare in campo ma, in questo caso, c’è un giocatore che, nell’effettuare un pressing particolarmente aggressivo e maldestro, ha rotto il quinto metatarso all’avversario.
Juve, se gli arbitri non tutelano i campioni...
Proprio sicuri che vada bene così? Tutto ok? O il fatto che nessuno abbia protestato nel dopo partita o fatto casino in qualche trasmissione televisiva fa passare tutto in archivio alla voce: non è successo niente? Perché la Juve perde un giocatore fondamentale per un lungo periodo e il campionato italiano, già malconcio di suo, perde un protagonista importante. E per tutto questo zero fallo, zero ammonizione, zero tutto: avanti, circolare, non c’è niente da vedere.
È una scelta condivisibile e intelligente, quella del nuovo designatore Orsato che ha promosso una linea più internazionale degli arbitraggi italiani, chiedendo di lasciare giocare il più possibile, non spezzare il gioco in continuazione e tollerare quella ruvidità agonistica che nelle coppe europee viene sempre concessa. Tuttavia, il caso Yildiz è indicativo di un certo modo di giocare duro che in area viene sanzionato, a centrocampo no. Ora, capisco che la polemica per un rigore fa molto più rumore di un ossicino del piede che si frattura, ma se gli arbitri non tutelano i campioni, quelli che fanno vendere i biglietti allo stadio e gli abbonamenti alla tv, il giochino - che in Italia è già traballante - rischia di rompersi.
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