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Calciopoli, la dura verità di don Fabio 
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Calciopoli, la dura verità di don Fabio 

«Se non ci avessero fermato con Calciopoli quella squadra era destinata ad aprire un ciclo a livello internazionale»twitta

mercoledì 30 novembre 2016

di Guido Vaciago

TORINO - Fabio Capello lo sapeva bene, se non altro perché quella squadra, lui, l’allenava. La squadra che si era vista crollare in mondo addosso in meno di un’estate, riuscendo comunque ad avere sei giocatori nella nazionale campione del mondo a Berlino. Fabio Capello lo sapeva benissimo e lo dice: «Se non ci avessero fermato con Calciopoli quella squadra era destinata ad aprire un ciclo anche a livello internazionale». Con i “se” non si fa la storia, ma con i punti si fanno le classifiche e quella squadra ne conquistò 86 il primo anno e 91 il secondo: un dominio sportivo spaventoso di una squadra che era stata costruita come un dream team, con il meglio in ogni ruolo e in panchina uno dei tecnici più vincenti di sempre. Si può pensare quello che si vuole di Calciopoli, ma non si può riconoscere come quella Juventus fosse una delle squadre più forti della storia del calcio italiano e come sia difficile confutare le parole di Capello a proposito delle potenzialità inespresse per colpa di Calciopoli. Eppure continua a fare scandalo il fatto che la Juventus si fregi di quei due scudetti revocati nel suo conteggio “sul campo”. Come se la corazzata di Capello non avesse meritato quei titoli non vinti, ma stravinti.

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Tags: calciopoliJuventusCapello

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