© www.imagephotoagency.itMILANO - Euforia e depressione, entusiasmo e instabilità. Il 2015 del Milan, a livello societario, è stato come il tragitto delle montagne russe. Un su e giù di situazioni che, alla fine, non hanno prodotto i risultati sperati. Due le tematiche portanti di questo anno solare che va a concludersi: la cessione del 48% delle azioni del club a Bee Taechaubol e il progetto riguardare lo stadio di proprietà. Due faldoni della stessa enciclopedia, due aspetti che si sono anche intrecciati tra di loro, ma che non hanno trovato gli sbocchi che in via Aldo Rossi si sarebbero aspettati. Se poi ci si aggiungono i problemi della gestione sportiva, con una squadra che non ha reso per quelle che erano le aspettative, allora il quadro è tanto completo quanto pieno di imperfezioni che il nuovo anno dovrà cercare di lavare via, anche se non sarà per nulla semplice con gli imprevisti e i colpi di scena sempre dietro l'angolo.
Si chiude? Il dubbio è legittimo ed avvalorato dai fatti: quando si arriverà alla conclusione della trattativa per la cessione del 48% del Milan e Bee Taechaubol? I continui rinvii dell'accordo finale hanno creato aspettative e ansie nel mondo milanista, che vive tra la speranza che il broker riporti floridità economica alle casse rossonero e il pessimismo di una contrattazione che ha molti lati oscuri. «In ogni caso avremo contribuito a riportare il Milan a spendere sul mercato» si era lasciato scappare qualcuno dall'entourage asiatico di Bee, ma la gente rossonera aveva ripreso gusto a sentire parlare di certe cifre per gli acquisti. Bee sta continuando a lavorare, ha svolto anche negli ultimi giorni dei viaggi strategici importanti, ma saranno le prime settimane del 2016 a dirci come andrà a finire, anche perché le carte sul tavolo sono sempre pronte ad essere cambiate, soprattutto perché chi investe 480 milioni, nel giro di poco tempo, vorrà avere il controllo sul club, magari dopo la quotazione in borsa. Ma prima si deve arrivare al deal, del quale non si hanno notizie concrete se non la volontà delle parti di arrivarci il prima possibile.
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