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Fair Play Finanziario, Milan sotto esame Uefa ma c'è fiducia
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Fair Play Finanziario, Milan sotto esame Uefa ma c'è fiducia

È durata tre ore a Nyon l'udienza in cui la delegazione rossonera ha chiesto un inedito "Voluntary Agreement" per derogare ai vincoli attuali ed evitare sanzioni: la risposta entro Nataletwitta

giovedì 9 novembre 2017

MILANO - Attesa del verdetto ma moderata fiducia in casa Milan, con la dirigenza rossonera che spera di strappare all'Uefa quel "Voluntary Agreement" che metterebbe il club al riparo da sanzioni. È difficile però andare oltre impressioni e sensazioni dopo l'udienza di circa tre ore andata in scena a Nyon, in Svizzera, fra la delegazione del 'Diavolo' guidata dall'ad Marco Fassone e il 'Financial Body', presieduto dall'ex primo ministro belga Yves Leterme. Al termine delsummit la commissione si è riservata di prendere una decisione che potrebbe arrivare a giorni, certamente entro Natale. In caso di giudizio positivo, sarebbe un inedito: nessun club infatti ha mai percorso la strada di questo patto che deroga al Fair Play Finanziario per i conti in profondo rosso dell'ultimo triennio a fronte di un business plan quadriennale di rientro.

SECONDO TENTATIVO - Il Milan ha tentato in primavera, dopo il closing, ma il 9 giugno ha ritirato una iniziale richiesta di "Voluntary Agreement" presentandone allo stesso tempo una nuova, come consentito dal regolamento del fair play finanziario in caso di cambio di proprietà. Evidentemente i dati forniti all'epoca non erano sufficienti. Questa volta nel dossier di 150 pagine inviato una settimana fa alla federazione europea e ripercorso durante l'udienza pomeridiana da Fassone, il business plan fino al 2021 è basato su ipotesi più prudenti, con otto diversi scenari di ricavi previsti dal Milan. Sarebbero stati illustrati nel dettaglio la catena di comando, gli asset del club e tutte le attività, incluse quelle in Cina (sono previsti ricavi per 30-40 milioni di euro nel 2018 e almeno due volte e mezza superiori a fine piano), e soprattutto per quest'ultimo aspetto con Fassone c'erano l'executive director, David Han Li, e l'ad della neonata "Milan China", Marcus Kan. Alla fine, la delegazione rossonera (inclusi la Cfo Valentina Montanari e l'avvocato Leandro Cantamessa) ha lasciato Nyon appunto con moderata fiducia, anche per via del clima di trasparenza e del livello di approfondimento con cui si è svolto il confronto, definito molto intenso, con i sette commissari. Anche per il carattere inedito del caso, è difficile fare previsioni.

GLI SCENARI POSSIBILI - Sono tre gli epiloghi possibili: l'accettazione del "Voluntary Agreement"; la bocciatura del piano e quindi l'avvio dell'iter per il "Settlement Agreement", che si concluderebbe con un ventaglio di possibili sanzioni, come successo a Inter e Roma con 20 e 30 milioni di euro; infine la concessione del "Voluntary Agreement", vincolata a una serie di 'covenant', clausole sul mancato raggiungimento degli obiettivi finanziari prospettati, che scattando farebbero finire il Milan direttamente sul binario del "Settlement Agreement" con sanzioni più pesanti. A quanto pare, quest'ultima soluzione non farebbe disperare i dirigenti del Milan, convinti di poter rispettare i vincoli.

 

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