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Armero: "Sognavo di aiutare Zuniga, ho rischiato di ammazzarmi"

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Oltre all'arresto e al caso "alcol test", l'ex Milan, Napoli e Udinese racconta il suo problema con il sonnambulismo: "Mi sembra davvero di vivere come nella realtà"

Armero:
mercoledì 20 maggio 2020

TORINO - Ha indossato le maglie di Udinese, Napoli e Milan, Pablo Armero. Che oltre all'esperienza in Serie A, ha girato un po' tutta l'America, dagli Stati Uniti al fino al Brasile, proprio lì dove è nato e cresciuto il suo idolo Roberto Carlo. L'esterno lo ha raccontato a Marca: "Il mio più grande idolo era Roberto Carlos e in Brasile mi hanno chiamato il Roberto Carlos nero. Per me è stato un privilegio. Sono stato fortunato a giocare nel campionato brasiliano e questo mi ha aperto le porte del calcio europeo. Fortunatamente all'Udinese ho avuto la fortuna di aver avuto un'ottima stagione. Sono stato in grado di adattarmi rapidamente e questo mi ha permesso di condividere il campo con i grandi giocatori di Serie A di quel tempo". 

Armero e la Colombia

Grazie a queste prestazioni, anche la Colombia lo ha fatto diventare un suo punto di forza: "È stato un orgoglio far parte della nazionale, è una grande soddisfazione. Il professor Pékerman e il suo staff tecnico avevano molto da fare. Ci ha aiutato a riunirci e a credere che fossimo tutti importanti. Se eri in una grande squadra o in una piccola, al mister non importava. Dobbiamo ringraziarlo per quello che ha fatto. Andare a due Mondiali non è una cosa facile e Pékerman l'ha fatto. Insieme a Zuñiga abbiamo fatto un ottimo processo, le persone si sono abituate a noi. È stato molto bello".

Stati Uniti, l'arresto

Nel 2016 è stato arrestato negli Stati Uniti per una presunta violenza in famiglia, da cui poi è stato scagionato dopo le dichiarazioni della moglie, che ha smentito di aver subito aggressione fisica. Armero però si era dovuto comunque presentare davanti al giudice: "Grazie a Dio, la mia famiglia e tutte le persone che mi conoscono sanno che tipo di persona io sia. Tutto alla fine è tornato alla normalità, perché tutto quello che è stato detto su di me non corrispondeva a realtà. Ma questa è la vita, bisogna pensare positivo. Sono un uomo di fede e tutti sanno che non sono come mi hanno provato a dipengere".

Il caso dell'alcool-test

C'è modo di parlare anche del test alcolemico in Colombia: "Non capisco perché dovessero registrarmi visto che era un normale controllo. E l'uomo mi ha parlato provocandomi. Gli ho detto di farmi il test e non me l'hanno fatto, poi però hanno detto che me ne sono andato. Perché farlo in questo modo, un poliziotto ha tutto il diritto di fermarmi e farmi un controllo, non c'è nulla di scandaloso. Dico solo che non ci sarebbero dovute essere così tante persone a registrarmi. Quando mi fermarono sulla strada per Pance, quella era una strada a senso unico, così gli dissi di fare il test più tardi, alla stazione di polizia. Non l'ho ignorato, l'ho fatto solo per evitare incidenti. Non mi sono schiantato e non ho investito nessuno, quindi non capisco perché abbiano dovuto registrarmi. Sono sempre stato disposto a collaborare, ma ho visto l'intenzione che il test venisse pubblicato in video ed essere così visto ovunque, e questo non mi ha dato fiducia".

Il sonnambulismo

Arriva poi il momento del suo racconto sul sonnambulismo: "Sono un sonnambulo. Ho dei sogni molto reali. Una volta mi sono alzato e ho visto una persona entrare dalla finestra. Ho sentito quella persona entrare e prendere il portafoglio di Camilo Zúñiga, quindi ho iniziato a urlare. Mentre sono uscito, ho visto che la persona stava per saltare dal balcone e sono andato dietro di lui. Se non fosse stato per il fatto che dormo nudo e che era inverno, mi sarei ammazzato".

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