Shevchenko: “Allegri ti piace o non ti piace, Gattuso onesto. Sinner? L’ho sentito al telefono”

L’ex fuoriclasse del Milan oggi è il numero uno della federcalcio ucraina: “Facciamo di tutto perché i bambini non smettano di giocare malgrado la guerra”

Andriy Shevchenko, come sono andate le Finals del World Legends Padel Tour a Miami? "Benissimo: belle e competitive come sempre. Ottima organizzazione, gruppo di lavoro incredibile, atmosfera fantastica. Non si viene a fare vacanza: bisogna darci dentro, il livello è equilibrato, ogni partita è tosta".

Dai gol agli smash: come, quando e perché? "Gioco a padel da quasi due anni. Sono attratto da tutto quello che è sport, mi piace avere la possibilità di competere e magari partecipare a qualche torneo quando riesco a trovare un po’ di tempo, perché non ne ho molto. Se ti mantieni in forma e fai un po’ di preparazione, il padel non è faticosissimo, anche se alla fine ti stanchi. È uno sport piacevole. Vedo che in Italia sta avendo molto successo, tanti miei ex compagni hanno aperto circoli".

Proprio Miami domenica è stata la sede dei negoziati fra Stati Uniti e Ucraina: dopo quasi 4 anni di guerra, vede qualche spiraglio? "Per me è importante che si trovi un accordo adeguato per l’Ucraina dopo anni di sofferenze atroci. Siamo tutti preoccupati di questo: che venga raggiunta un’intesa giusta per l’Ucraina".

Shevchenko e l'Ucraina ai Mondiali

Lei è il presidente della Federcalcio: cosa significherebbe andare al Mondiale? "Gli obiettivi sono due. Il primo è sportivo: qualificarsi e partecipare con una squadra competitiva. Manchiamo da 20 anni, dal 2006 in Germania. E questo dice quanto sia complicato arrivarci, voi ne sapete qualcosa. In Europa tutti sono diventati più forti. Poi c’è l’altro obiettivo. Rappresentare un Paese in guerra al Mondiale avrebbe un valore enorme per la gente che vive in Ucraina: faremmo vedere a tutti che anche in questa drammatica situazione siamo in grado di realizzare qualcosa d’importante nello sport e ricorderemmo a tutti che la guerra non è finita. Poi, certo, speriamo che nel frattempo finisca. Perché ciò accada, però, è necessario che tutti i paesi lavorino, perché è un conflitto che ormai ha coinvolto il mondo intero".

Ai playoff Svezia e poi eventualmente Polonia o Albania: si può fare? "Tutto si può fare: dipende da come ci arriviamo. Noi abbiamo dimostrato di essere competitivi, ma la Svezia è una squadra forte anche se nelle qualificazioni non è andata bene, ha giocatori di valore. E di qui a due mesi, le dinamiche e le situazioni possono cambiare. Sappiamo come funziona: oggi vai forte, domani per qualche motivo perdi un po’ di forma e.... Pesano tante variabili: quanti infortuni hai, quanti giocatori riesci a recuperare, in che condizioni li ritrovi. Noi nelle qualificazioni abbiamo avuto tanti indisponibili, la squadra non è mai stata al 100%".

Le difficoltà di fare sport in Ucraina oggi

L’Ucraina ha una tradizione di talenti sportivi, anche precoci: cosa si riesce a costruire oggi? "Abbiamo un piano chiaro di cosa vogliamo fare, attraverso l’organizzazione e un gruppo di persone estremamente concentrate in questo lavoro. Affrontiamo difficoltà gigantesche. Intanto, si tratta di giocare sempre fuori casa. Dal punto di vista sportivo si complica tutto: un allenatore ha molto meno tempo da spendere con la squadra, i trasferimenti diventano più pesanti prima delle partite per i calciatori. Ma anche a livello economico è dura per una federazione come la nostra: durante la guerra abbiamo perso sponsor, perché le risorse vanno destinate altrove. Ogni trasferta per giocare in... casa è un costo extra. Poi si aggiunge la questione della capienza degli stadi: se affrontassimo la Francia nel nostro stadio Olimpico, lo riempiremmo con 80 mila spettatori. Invece ci tocca giocare in impianti da 30-40 mila al massimo: gli incassi diminuiscono del 50% almeno. Questo incide su programmi e investimenti, anche se l’obiettivo è non ridurre le trasferte. Anzi, stiamo cercando di fare ancora di più per mandare le nostre Under 14, 15, 17 all’estero. Mentre in Ucraina abbiamo organizzato un nuovo torneo nell’ambito del programma Grassroots dell’Uefa: alle finali, a Kiev, hanno partecipato 15-16 mila bambini, io ho invitato allo stadio gli altri ex Palloni d’Oro ucraini Blochin e Belanov e abbiamo fatto una festa per loro. Sono tutte cose che aiutano a motivare i più piccoli. Ci concentriamo sui settori giovanili per coinvolgere il maggior numero possibile di ragazzi. Abbiamo firmato accordi con diverse federazioni, tra cui quella italiana: formiamo gruppi da 30-40 persone e mandiamo i bambini più colpiti dalla guerra ai Summer Camp nei vari paesi. Troviamo amicizia, sostegno, solidarietà, ospitalità: tutto molto bello. Nel frattempo, stiamo anche cercando di mandare all’estero i nostri giovani allenatori perché studino, facciano esperienza e crescano: per esempio, da qualche anno abbiamo un accordo col Manchester City e adesso stiamo parlando con altri club. Abbiamo fatto cose enormi pure nel sociale. Stiamo curando un progetto, partito due anni fa, che riguarda gli amputati: si è cominciato con due squadre, ora ce ne sono più di 20 in un campionato in cui sono coinvolti mille giocatori. Io come presidente vado personalmente a fare fund raising, raccolta fondi: cerchiamo sponsor e aiuti perché in Ucraina gli amputati sono oltre 150 mila".

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"Lo sport come forma di terapia"

Lo sport come forma di resistenza, di sopravvivenza o cos’altro? "Lo sport come forma di terapia, perché quando vivi in zone di guerra cadi facilmente nella depressione. Lo sport ti aiuta a pensare ad altro, ad avere un po’ di tempo per te. Noi ci concentriamo soprattutto sui bambini: io capisco perfettamente l’importanza dello sport nella loro vita".

Nell’Italia in crisi di talenti e vocazioni ora va di moda evocare il calcio di strada: in Ucraina giocare per strada può essere mortale. "Infatti stiamo lavorando a fondo anche sui 'safety protocols' per proteggere i bambini. Dobbiamo stare molto attenti a dove giocano, a che ora giocano. E fare in modo che appena suonano le sirene dell’allarme trovino in fretta un rifugio sicuro. Tra droni e missili, ci sono sempre pericoli. Non si contano i casi. Per esempio due anni fa un missile è esploso in un campo sportivo: c’erano solo tre bambini, però sono stati feriti gravemente. Uno di loro adesso ha la protesi perché ha dovuto subire un’amputazione, gli altri sono stati operati. Abbiamo fatto di tutto per aiutare loro e le loro famiglie ed è stato bello averli allo stadio il 16 novembre per la partita decisiva contro l’Islanda che ci ha permesso di andare ai playoff. Ma questo, appunto, è un esempio fra tanti".

 

 

Shevchenko sul Milan, Leao e Modric

Passando ad argomenti più leggeri: le piace questo Milan? "Mi piace l’entusiasmo dentro il Milan. I giocatori hanno sposato le idee e l’organizzazione che Max ha portato. Io non ho mai lavorato con lui, però lo conosco e lo apprezzo molto. Allegri ha una carriera incredibile, ma un tipo di gioco che ti piace o non ti piace: dopodiché è stato bravo a trascinare tutto il gruppo dalla propria parte e con lui i risultati arrivano. La squadra è costruita bene per il suo tipo di calcio. Ci sono giocatori forti e d’esperienza come Modric, Rabiot, Maignan, Leao, Pulisic… L’entusiasmo è il segnale che la squadra c’è. Non possiamo dire che sia la favorita per lo scudetto, è troppo presto, però il Milan è lì e il momento è molto buono. E il fatto di non avere impegni europei aggiunge un vantaggio in termini di preparazione e di energia".

Leao avrebbe trovato posto nel suo Milan? "Sì. Non so se da titolare, ma uno spazio l’avrebbe sicuramente avuto perché è un attaccante con caratteristiche uniche». Vero o falso 9? «Leao non è proprio un centravanti, è un giocatore di fascia. Ma se tieni il blocco un po’ più basso, in modo da sfruttarne le caratteristiche migliori e liberarne la corsa, Rafa ha le qualità per farlo, e bene: quando ha spazio davanti, in velocità brucia tutto. Altra cosa è quando gli spazi non ci sono. Adesso Max lo sta provando lì, vediamo come va. In questo momento i risultati sono positivi: Leao sta segnando e imparando un nuovo ruolo. Ma non sarà sempre facile: da centravanti bisogna saper colpire in ogni situazione".

Milan implacabile negli scontri diretti, poi scivoloni e scivolate con Cremonese, Pisa, Parma… Ci vorrebbe un passe-partout alla Shevchenko. "O alla Pippo Inzaghi, o alla Hernan Crespo. Quando devi attaccare tu e davanti giocare nel 'fango', in spazi intasati, servono centravanti veri. A cui basta un secondo per bruciare gli avversari sul tempo. Forse sì, per essere completo il Milan avrebbe bisogno di un attaccante così. Ma questo è un campionato senza padroni, aperto e bello, tra l’altro con squadre sorprendenti come il Como. Ho visto un po’ dei loro highlights: stanno facendo davvero un’ottima stagione".

Modric ha rinnovato la tradizione dei Palloni d’Oro a Milanello: ha qualcosa del “suo” Pirlo? "Modric non ha bisogno di essere paragonato a nessuno: è un fuoriclasse arrivato al Milan con una voglia incredibile. Ha ancora tanto da dare ed è bello vedere un campione come lui impegnarsi in quel modo".

 

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Shevchenko su Gattuso, Ancelotti e... Sinner

Gattuso ct dell’Italia: si è preso una bella rogna. "Mi è piaciuto quando ha detto: se mi qualifico al Mondiale, sarà meraviglioso; se non mi qualifico, vado fuori dall’Italia e non torno per un bel po’. Rino è stato molto onesto: sa a cosa va incontro. Ed è stato coraggioso ad accettare la sfida: sa che non c’è lavoro più importante di questo, soprattutto se guidi una Nazionale grande come l’Italia. Le aspettative sono alte, quando giochi un Mondiale o un Europeo non c’è pressione paragonabile".

L’Italia ai Mondiali non va da 11 anni: visto da fuori, cosa non funziona? "Sono cicli. L’Italia sarà sempre un Paese ricco di talenti, non solo nel calcio. Questo è un momento particolare, ma magari fra poco il leader uscirà fuori anche se adesso non lo vediamo. Voi siete il Calcio: avete regalato al mondo grandi campioni, grandi allenatori, grandi partite".

Ancelotti ct del Brasile. Uno tra gli allenatori più vincenti nella Nazionale più vincente: matrimonio perfetto? "Stimo tanto Carlo, gli auguro un grande Mondiale. Sì, sarebbe bello trovarsi lì a fare una grande festa tutti insieme… Però c’è da lavorare, e parecchio: nella vita e nello sport bisogna meritarsi tutto, non c’è niente con lo sconto".

Abbatteranno San Siro. "Giusto costruire un nuovo stadio, se il nuovo stadio rispetterà il passato e porterà dentro di sé la storia di San Siro: non dovrà essere qualcosa di completamente diverso".

A proposito di racchette e Finals: segue Sinner, peraltro tifoso milanista? "Certo che lo seguo! Ci siamo anche parlati al telefono: è grande, è qualcosa di veramente speciale. Ed è ancora più speciale per voi italiani. Nel tennis non avete mai avuto uno così: godetevelo".

 

 

 

 

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Andriy Shevchenko, come sono andate le Finals del World Legends Padel Tour a Miami? "Benissimo: belle e competitive come sempre. Ottima organizzazione, gruppo di lavoro incredibile, atmosfera fantastica. Non si viene a fare vacanza: bisogna darci dentro, il livello è equilibrato, ogni partita è tosta".

Dai gol agli smash: come, quando e perché? "Gioco a padel da quasi due anni. Sono attratto da tutto quello che è sport, mi piace avere la possibilità di competere e magari partecipare a qualche torneo quando riesco a trovare un po’ di tempo, perché non ne ho molto. Se ti mantieni in forma e fai un po’ di preparazione, il padel non è faticosissimo, anche se alla fine ti stanchi. È uno sport piacevole. Vedo che in Italia sta avendo molto successo, tanti miei ex compagni hanno aperto circoli".

Proprio Miami domenica è stata la sede dei negoziati fra Stati Uniti e Ucraina: dopo quasi 4 anni di guerra, vede qualche spiraglio? "Per me è importante che si trovi un accordo adeguato per l’Ucraina dopo anni di sofferenze atroci. Siamo tutti preoccupati di questo: che venga raggiunta un’intesa giusta per l’Ucraina".

Shevchenko e l'Ucraina ai Mondiali

Lei è il presidente della Federcalcio: cosa significherebbe andare al Mondiale? "Gli obiettivi sono due. Il primo è sportivo: qualificarsi e partecipare con una squadra competitiva. Manchiamo da 20 anni, dal 2006 in Germania. E questo dice quanto sia complicato arrivarci, voi ne sapete qualcosa. In Europa tutti sono diventati più forti. Poi c’è l’altro obiettivo. Rappresentare un Paese in guerra al Mondiale avrebbe un valore enorme per la gente che vive in Ucraina: faremmo vedere a tutti che anche in questa drammatica situazione siamo in grado di realizzare qualcosa d’importante nello sport e ricorderemmo a tutti che la guerra non è finita. Poi, certo, speriamo che nel frattempo finisca. Perché ciò accada, però, è necessario che tutti i paesi lavorino, perché è un conflitto che ormai ha coinvolto il mondo intero".

Ai playoff Svezia e poi eventualmente Polonia o Albania: si può fare? "Tutto si può fare: dipende da come ci arriviamo. Noi abbiamo dimostrato di essere competitivi, ma la Svezia è una squadra forte anche se nelle qualificazioni non è andata bene, ha giocatori di valore. E di qui a due mesi, le dinamiche e le situazioni possono cambiare. Sappiamo come funziona: oggi vai forte, domani per qualche motivo perdi un po’ di forma e.... Pesano tante variabili: quanti infortuni hai, quanti giocatori riesci a recuperare, in che condizioni li ritrovi. Noi nelle qualificazioni abbiamo avuto tanti indisponibili, la squadra non è mai stata al 100%".

Le difficoltà di fare sport in Ucraina oggi

L’Ucraina ha una tradizione di talenti sportivi, anche precoci: cosa si riesce a costruire oggi? "Abbiamo un piano chiaro di cosa vogliamo fare, attraverso l’organizzazione e un gruppo di persone estremamente concentrate in questo lavoro. Affrontiamo difficoltà gigantesche. Intanto, si tratta di giocare sempre fuori casa. Dal punto di vista sportivo si complica tutto: un allenatore ha molto meno tempo da spendere con la squadra, i trasferimenti diventano più pesanti prima delle partite per i calciatori. Ma anche a livello economico è dura per una federazione come la nostra: durante la guerra abbiamo perso sponsor, perché le risorse vanno destinate altrove. Ogni trasferta per giocare in... casa è un costo extra. Poi si aggiunge la questione della capienza degli stadi: se affrontassimo la Francia nel nostro stadio Olimpico, lo riempiremmo con 80 mila spettatori. Invece ci tocca giocare in impianti da 30-40 mila al massimo: gli incassi diminuiscono del 50% almeno. Questo incide su programmi e investimenti, anche se l’obiettivo è non ridurre le trasferte. Anzi, stiamo cercando di fare ancora di più per mandare le nostre Under 14, 15, 17 all’estero. Mentre in Ucraina abbiamo organizzato un nuovo torneo nell’ambito del programma Grassroots dell’Uefa: alle finali, a Kiev, hanno partecipato 15-16 mila bambini, io ho invitato allo stadio gli altri ex Palloni d’Oro ucraini Blochin e Belanov e abbiamo fatto una festa per loro. Sono tutte cose che aiutano a motivare i più piccoli. Ci concentriamo sui settori giovanili per coinvolgere il maggior numero possibile di ragazzi. Abbiamo firmato accordi con diverse federazioni, tra cui quella italiana: formiamo gruppi da 30-40 persone e mandiamo i bambini più colpiti dalla guerra ai Summer Camp nei vari paesi. Troviamo amicizia, sostegno, solidarietà, ospitalità: tutto molto bello. Nel frattempo, stiamo anche cercando di mandare all’estero i nostri giovani allenatori perché studino, facciano esperienza e crescano: per esempio, da qualche anno abbiamo un accordo col Manchester City e adesso stiamo parlando con altri club. Abbiamo fatto cose enormi pure nel sociale. Stiamo curando un progetto, partito due anni fa, che riguarda gli amputati: si è cominciato con due squadre, ora ce ne sono più di 20 in un campionato in cui sono coinvolti mille giocatori. Io come presidente vado personalmente a fare fund raising, raccolta fondi: cerchiamo sponsor e aiuti perché in Ucraina gli amputati sono oltre 150 mila".

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Milan
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Shevchenko: “Allegri ti piace o non ti piace, Gattuso onesto. Sinner? L’ho sentito al telefono”
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