È un Milan a due teste: Furlani-Tare, stessa causa ma pensieri diversi per accontentare Allegri

I rossoneri procedono con una doppia strategia che porta a sovrapposizioni, come avvenuto anche nelle manovre di mercato

Sembra di essere dentro un loop destinato a ripetersi all’infinito. Finita l’era del monolite Berlusconi-Galliani-Braida, al Milan si alternano periodi in cui convivono diverse anime. Da fine 2013 per un paio d’anni, per esempio, ci fu la contrapposizione fra Barbara Berlusconi, desiderosa di prendere in mano la creatura del padre, e Adriano Galliani. Quindi nei primi anni di gestione Elliott, da una parte la proprietà con le sue idee di gestione economica, dall’altra le ambizioni dei “miti” rossoneri che si sono susseguiti alla guida dell’area tecnica, Leonardo, Boban e Maldini, tutti scornatisi con le linee guida e i paletti dell’ad Gazidis. Per il bene del Milan, soprattutto l’ex capitano e l’ex ad sudafricano trovarono un punto d’incontro che aiutò la squadra a trovare il clima adatto per arrivare - anche un po’ a sorpresa - al traguardo dello scudetto nella stagione ’21-22.

Cardinale, la punta dell'iceberg rossonero

Maldini è stato l’ultimo a resistere, mandato via nel giugno 2023 dopo la prima annata di gestione RedBird. E proprio il fondo di Gerry Cardinale fino a un mese fa ha dovuto guidare il Milan in coabitazione con quello della famiglia Singer, liquidato a fine gennaio grazie al nuovo rifinanziamento da 550 milioni completato con Comvest Credit Partners. Adesso che in cima alla piramide rossonera si può distinguere chiaramente il solo Gerry Cardinale - apparso diverse volte a Milano negli ultimi mesi e atteso anche domenica sera a San Siro per il derby -, non si può però parlare di un’unica visione all’interno del club. Ci sono ancora diverse opinioni, progetti e obiettivi nella dirigenza che si notano soprattutto sul mercato e nella gestione della squadra. Il fine rimane il bene del Milan, il ritorno in Champions e a livelli tali da poter ambire allo scudetto, ma il modo per arrivarci è spesso spiazzante.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Milan

Milan, due facce della stessa medaglia: Furlani e Tare

E' come se a Casa Milan convivessero due anime, una rappresentata dall'amministratore delegato Furlani, che spesso si avvale del parere (e del lavoro) di un agente molto influente nel calcio italiano e internazionale, l'altra dal direttore sportivo Igli Tare, scelto, ricordiamo, inizialmente da Cardinale e Ibrahimovic, ma poi definitivamente portato al Milan da Furlani dopo un casting che aveva visto come prima opzione Paratici. In estate è stato evidente come alcune operazioni siano state portate avanti da Tare, altre da Furlani, magari in ruoli pure simili - un esempio, Jashari e Ricci quando c'era già Modric -; ma pure a gennaio si è ripetuta una scena simile. Tare a fine dicembre ha preso Füllkrug, Furlani a fine gennaio, come noto, ha cercato - con il ds albanese non coinvolto - Mateta, affare poi saltato solo per le condizioni fisiche dell'attaccante francese. E adesso, a sorpresa, ecco spuntare il brasiliano André del Corinthians, operazione confezionata dal solito agente vicino a Furlani. 

Allegri e la scelta di Rabiot

E Allegri? Il tecnico, alla prima stagione di questa sua seconda esperienza in rossonero, ha scelto la via dell'aziendalismo puro, accettando la rosa che gli è stata messa a disposizione anche se l'arrivo di Rabiot a fine agosto è stato tutta farina del suo sacco. Per la prossima stagione Allegri si aspetta un organico da scudetto, dunque non solo elementi come André, 19enne di belle speranze, ma pure altri Modric e Rabiot. Quale anima del club lo accontenterà? 

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Sembra di essere dentro un loop destinato a ripetersi all’infinito. Finita l’era del monolite Berlusconi-Galliani-Braida, al Milan si alternano periodi in cui convivono diverse anime. Da fine 2013 per un paio d’anni, per esempio, ci fu la contrapposizione fra Barbara Berlusconi, desiderosa di prendere in mano la creatura del padre, e Adriano Galliani. Quindi nei primi anni di gestione Elliott, da una parte la proprietà con le sue idee di gestione economica, dall’altra le ambizioni dei “miti” rossoneri che si sono susseguiti alla guida dell’area tecnica, Leonardo, Boban e Maldini, tutti scornatisi con le linee guida e i paletti dell’ad Gazidis. Per il bene del Milan, soprattutto l’ex capitano e l’ex ad sudafricano trovarono un punto d’incontro che aiutò la squadra a trovare il clima adatto per arrivare - anche un po’ a sorpresa - al traguardo dello scudetto nella stagione ’21-22.

Cardinale, la punta dell'iceberg rossonero

Maldini è stato l’ultimo a resistere, mandato via nel giugno 2023 dopo la prima annata di gestione RedBird. E proprio il fondo di Gerry Cardinale fino a un mese fa ha dovuto guidare il Milan in coabitazione con quello della famiglia Singer, liquidato a fine gennaio grazie al nuovo rifinanziamento da 550 milioni completato con Comvest Credit Partners. Adesso che in cima alla piramide rossonera si può distinguere chiaramente il solo Gerry Cardinale - apparso diverse volte a Milano negli ultimi mesi e atteso anche domenica sera a San Siro per il derby -, non si può però parlare di un’unica visione all’interno del club. Ci sono ancora diverse opinioni, progetti e obiettivi nella dirigenza che si notano soprattutto sul mercato e nella gestione della squadra. Il fine rimane il bene del Milan, il ritorno in Champions e a livelli tali da poter ambire allo scudetto, ma il modo per arrivarci è spesso spiazzante.

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