Modric, il futuro è al Milan: l'incontro con Tare è stato decisivo, ecco cosa filtra 

Sono ore calde per decidere il futuro del centrocampista croato, che nei giorni scorsi ha approfondito la questione con il ds rossonero

Un’apericena nel cuore di Milano per coccolare e sentire ancor più stretto il legame coi rossoneri. Non è passato inosservato il rendez-vous di giovedì sera tra Igli Tare e Luka Modric. Il feeling tra i due è fortissimo e spesso trascorrono del tempo insieme. Chiacchierate di calcio e di vita che hanno reso ancor più speciale il rapporto nato sotto la buona stella dell’accordo di inizio giugno a Zagabria, quando il fuoriclasse ex Real aveva scelto il Milan per la last dance della carriera. Un’avventura che sta procedendo in maniera talmente brillante che nessuno si ricorda che Luka viaggia per i 41 anni (da compiere a settembre). Motivo per cui tutti nel mondo rossonero (dai compagni ai dirigenti) sono in pressing sul metronomo, affinché decida di prendere per mano il Diavolo anche nella prossima stagione. In quello che sarà l’anno del grande ritorno in Champions dei rossoneri.

I dettgali del possibile rinnovo

Nessuno meglio di chi l’ha vinta ben 6 volte in carriera per fare da alfiere della squadra milanista in Europa. Pronto un annuale da 4,5 milioni più bonus, anche se i soldi sono l’ultimo aspetto nella questione. Luka deve soltanto decidere se proseguire la sua carriera dopo il Mondiale, ma filtra ottimismo. Con la benedizione anche di Allegri: «Modric è un esempio per tutti. Vedere un uomo di 40 anni, con questa passione e amore per quello che fa, è incredibile. Crea entusiasmo e positività. Futuro? Non ho parlato con lui di questo, lo fanno la società e il direttore, dipenderà da Luka».

Cardinale: "Non sono il nuovo Berlusconi"

Intanto il Financial Times ha rilanciato le dichiarazioni (rilasciate 15 giorni fa) del patron rossonero Gerry Cardinale sul futuro del club: «Negli ultimi 3 anni in Italia ho affrontato qualcosa che non avevo mai visto. Non riesco nemmeno a prendere parola senza che mi chiedano: la squadra è davvero tua o di Elliott? È assurdo e frustrante. Vorrei che mi venisse riconosciuta fiducia. Tutti mi vedono come il nuovo Berlusconi e si aspettano che spenda senza limiti. Sto costruendo uno stadio e voglio che sia un prodotto italiano. Banche italiane che lo finanziano, aziende italiane che competono per i naming rights, commercio e hospitality italiani intorno. Negli Usa potrei farlo ad occhi chiusi. Qui non è il mio ecosistema: ci sono barriere linguistiche, politiche e culturali. Mi piacerebbe arrivare al punto in cui potrò andare a Roma, sedermi con Meloni o con chiunque altro e dire: guardate, costruiamo un piano per rilanciare la Serie A. Facciamo della Serie A una delle più grandi esportazioni dell’Italia».
 
 

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