MILANO - Se ieri vi abbiamo raccontato di quelli che sono i periodi di digiuno degli attaccanti dell’attuale rosa del Milan, con le punte che non segnano un gol da almeno 39 giorni, ecco che tale analisi denuncia ulteriormente quello che è il vero problema dei rossoneri. Al Milan serve almeno un grande attaccante puro, vero, uno alla Lewandowski o alla Lautaro Martinez. Il focus è chiarissimo, lampante, non più rinviabile. E le coordinate di ricerca ed individuazione dei profili devono salire anche a livello economico e vanno evitati assolutamente altri casi come quello di Victor Boniface o di Jean-Philippe Mateta, ovvero attaccanti potenzialmente forti ma non sorretti da un’integrità fisica importante. Perché per entrambi sono serviti dei supplementi d’indagine rispetto alle condizioni delle loro ginocchia che, alla fine, hanno detto che le due operazioni non dovevano essere finalizzate.
Il problema del Milan: una punta su cui costruire
La ricerca del sacro Graal dell’attacco è un tema atavico per il Milan, che da oltre un decennio non riesce a inserire una punta sulla quale poter costruire una progettualità a medio-lungo termine. Perché il ritorno di Zlatan Ibrahimovic nel gennaio 2020 e l’ingaggio di Olivier Giroud sei mesi dopo sono stati degli innesti a breve termine, non per le doti tecniche dei due, ma per la loro carta d’identità.
Da Bacca a Kalinic, da André Silva a Higuain (forse l’ultimo grande colpo di un certo spessore, durato sei mesi) passando per i più recenti Morata, Santiago Gimenez e Nkunku, sono tanti gli attaccanti che il club rossonero ha portato a Milanello ma sui quali, obiettivamente, ha fatto molta fatica a fondare qualcosa di solido. E non è un caso che il Milan, nelle partite sporche e nel momento clou della stagione, abbia lasciato giù quei punti che l’hanno portato a scivolare al terzo posto in classifica, superato lunedì sera dal Napoli che ha vinto nonostante l’assenza di Hojlund e Lukaku, due giocatori che il Milan non ha in rosa da anni.
Calciomercato Milan: investimento necessario per un nuovo bomber
L’investimento pesante non è più rimandabile. Nei prossimi mesi sarà necessario capire in primis che tipo di modulo avrà il Milan nella stagione 2026-27, ovvero se sarà 3-5-2 o 4-3-3. Ma in entrambi i casi, sarà fondamentale mettere l’ipotetica numero 9 – quest’anno rimasta vacante – sulle spalle di un attaccante di spessore vero, di uno che sappia risolvere le partite spigolose e che ben si integri con entrambi i sistemi di gioco. Lo sguardo deve essere rivolto alle fasce di prezzo superiori, a quelle a cui si siedono i club che vogliono fare lo step per vincere qualcosa o, quantomeno, competere per poter arrivare a marzo 2027 ad essere in corsa per vincere. Perché se questa stagione doveva essere quella del ritorno obbligatorio in Champions League, quella che inizierà tra meno di tre mesi sarà quella in cui tutto l’ambiente milanista vorrà vedere una squadra più cattiva in fase offensiva e più determinata in zona gol, con almeno un nuovo volto che possa incutere timore alle difese avversarie e che alzi il livello qualitativo della rosa. Allegri ha fatto presente più volte questa necessità tecnico-strutturale, il lavoro della dirigenza dovrà essere volto all’inserimento di questa tessera del puzzle che da troppo tempo – salvo le parentesi Ibra bis e Giroud – non viene trovata, seppur in quattro proprietà, di soldi, ne siano stati spesi.
